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lettori del Giallo Mondadori si sono giustamente risentiti perché
le ristampe dei romanzi di Chase (ma non solo di Chase) cambiano continuamente
di titolo impedendo così ai collezionisti di distinguere tra
opera inedita e opera già edita sotto altro titolo. Ma il guaio
va ben oltre questo piccolo "imbroglio" editoriale. Si trattasse
solo di questo, si potrebbe accampare a giustificazione il fatto che
a distanza di anni un certo titolo può rivelarsi invecchiato
e poco efficace, oppure che una nuova, parziale o totale, traduzione,
meritava di essere segnalata come qualcosa di diverso rispetto a una
normale ristampa. Certo, sarebbe più corretto affiancare al
nuovo titolo quello originale tra parentesi, ma ciò non rientra
nelle abitudini di nessun editore italiano. Il vero problema è
un altro: i titoli d'autore di J.H. Chase rappresentano una
precisa mappa attraverso cui il lettore può orientarsi. Cambiarli,
significa occultare una precisa "classificazione" che l'autore
ha inteso dare alle proprie opere. La
stragrande maggioranza dei titoli delle opere di Chase è costituita
da modi di dire, frasi obbligate, battute ad effetto e luoghi comuni
"da letteratura gialla". Essi rivelano l'intenzione dell'autore
di esplorare, e per solito ribaltare con corrosiva ironia, tutti i
temi obbligati del genere, quasi a comporre un dizionario delle convenzioni.
Solo alcuni di questi titoli sono individuabili per tali nella traduzione
italiana: Tiger by the Tail (La tigre per la coda), Safer
Dead (Meglio morto che vivo), You Find Him, I'll Fix Him
(Trovalo tu, che lo sistemo io), There's Always A Price Tag
(Ogni cosa ha il suo prezzo), The Guilty Are Afraid (I colpevoli
hanno paura), The World In My Pocket (Il mondo in tasca), Do
Me A Favour... Drop Dead (Fammi un piacere, crepa!), You Must
Be Kidding (Ma vuoi scherzare?). In altri casi, l'intraducibilità
del modo di dire originale, ha consigliato al traduttore un radicale
cambio di rotta. Così ad esempio, il bellissimo Goldfish
Have No Hiding Place (alla lettera: I pesci rossi non hanno
un posto dove nascondersi) è diventato assai misteriosamente
L'occhio invisibile. Oppure a scelte facili e consigliabili di fedeltà
si sono chissà perché preferite soluzioni lambiccate
o di bassa maniera. Così l'efficacissimo Hit and Run
(Mordi e fuggi) è stato sostituito con: Una spina nel cervello,
e More Deadly Than The Male (Più letale del maschio)
con Il mio nome è mitraglia. Infine, in altri casi ancora,
un luogo comune "alla Chase" è stato creato appositamente
per titolare un romanzo che non lo prevedeva affatto. Così
Cade (nome proprio di persona) è diventato il corrivo
Chi dice donna...
In quest'ultimo
caso, il tradimento è doppio. Chase infatti titola con il nome
proprio del protagonista quei gialli che hanno un rilievo del tutto
particolare nell'ambito della sua opera, gialli che sfuggono alla
tradizione del genere e segnalano un'altra ambizione, quella appunto
di raccontare non un "meccanismo" d'azione, ma un carattere,
un personaggio. Appartengono a questa categoria i seguenti romanzi:
Eve, ritratto di una prostituta, Mallory, uno dei rari
personaggi di Chase con un profilo "politico", insieme al
già citato Cade e al Trasgressore Timido (The Wary
Transgressor), nonché altri gialli molto strani e innovativi,
quali quelli del "ciclo delle Miss": Miss Blandish
(il primo, grande personaggio che rese celebre Chase), Miss Callaghan
e Miss Shumway (esempi unici nella produzione di Chase di signorine
da giallo "commedia") e Miss Quon (controcanto orientale
di Miss Blandish: niente orchidee per la prima, e per la seconda un
fior di loto, diventato chissà come un crisantemo nella traduzione
italiana). Un diverso "segnale al lettore" attraverso i
titoli è poi quello che stabilisce un qualche parallelismo
con la letteratura "alta". A questa categoria appartengono:
Blonde's Requiem (irridente omaggio al Requiem per una monaca
del suo amatissimo Faulkner), Twelve Chinks And A Woman (cioè
Dodici cinesi e una donna, altro brutale riferimento al soggetto
di Avere e non avere di Hemingway), The Double Shuffle
(allusivo a Double Indemnity di Cain). Era ovvio in questo
caso che per il lettore italiano queste allusioni sarebbero stato
tutt'altro che trasparenti, ma è quanto meno discutibile che
questi titoli siano diventati gli orrendi Femmine al laccio,
Piombo e Tritolo e L'Assicurazione è chiamata a pagare.
In conclusione, per Chase la scelta dei titoli corrisponde a un programma
di scrittura che è in qualche modo un "manifesto"
della sua "poetica" o se vogliamo andar giù piatti,
a un suo personale ricettario: un ottanta per cento di stereotipi,
un dieci per cento di prototipi, e un altro dieci per cento di confronto
con archetipi. La mappa dei titoli è dunque tutt'uno con le
sue caratteristiche di scrittore. Chase è forse l'unico tra
i giallisti ad aver tentato di dar conto di sé attraverso i
titoli e di ordinare programmaticamente i propri romanzi, in corso
d'opera. Di tutto ciò le traduzioni italiane non lasciano traccia,
mentre quelle di Gallimard mostrano molta maggiore attenzione. Quando
certi titoli (come ad esempio Cade) non sembravano abbastanza persuasivi
per il lettore francese, venivano sostituiti con titoli che si sforzavano
comunque di evidenziare il carattere del romanzo, preoccupandosi di
non volgarizzarlo e di non tradire l'ispirazione. Cade divenne
cosí Chambre Noire (Camera Oscura), titolo che giocava
sulla professione del personaggio (un fotografo) e sapeva farne una
metafora eccellente di un genere (il nero) e di uno stato d'animo
"prigioniero" (la camera).
Ma è ovvio che non si può chiedere un simile scrupolo
sui titoli a chi massacrava anche il testo. Il
record dell'ignominia è stato raggiunto dalla traduzione mondadoriana
dell'incipit di The Wary Transgressor (ossia Patto di morte,
disponibile per fortuna in una traduzione più rispettosa da
Feltrinelli con il titolo L'inutile prudenza). Chase scriveva,
narrando di un gruppo di turisti scaricati da un pullman in piazza
Duomo a Milano: "rotolarono giù come patate da un sacco",
e il traduttore semplificava così: "i turisti scesero
dal pullman". Buonanotte.
A proposito: Buonanotte (Have a nice night) era il bellissimo
titolo di un romanzo di Chase, tradotto Un Lungo sonno inquieto.
E siamo così giunti all'ultimo caso di delitto editoriale:
stimolare il lettore a confondere Chase con un altro. Chandler, nel
caso, Woolrich in un altro (Marijuana, traduzione di Figure It
out for Yourself, cioè: Sbrigatela da solo). E qui qualcuno
ci dovrebbe spiegare come mai quando Chase allude esplicitamente a
un altro autore, la cosa viene ignorata, mentre viene rimarcata invece
quando Chase non ne ha alcuna intenzione.
Ci si deve stupire se alla fine questo insieme di scorrettezze finisce
per sedimentare nei lettori un'immagine del tutto errata dello scrittore?
Per molti, troppi lettori e critici italiani, Chase resta infatti
un buon artigiano, precursore di uno stile "svelto" e "cinico",
ma niente di più. Non c'è altro di originale in lui:
troppo appiattito sull'imitazione dei modelli americani che lo hanno
preceduto per essere considerato un "maestro", lo si può
casomai definire un "manierista". Non è un caso se
l'immagine che hanno di Chase i francesi sia del tutto opposta: un
Chase raffinatissimo e freddo "sistematizzatore" delle tematiche
obbligate del nero, in grado di esplorarle nella loro complessità
e di raggrumarle intorno al Soft Centre (per usare il titolo d'un
suo romanzo), cioè Il Punto Debole.
Ora:
è sintomatico che nei confronti della "scuola dei duri"
Chase rivendichi un'apparentemente inspiegabile e improbabile "debolezza".
Per raggiungere questo centro sfuggente e vulnerabile, occorreva rimuovere
ciò che prima lo occupava indebitamente: anzitutto la figura
del detective, che in Chase non esiste (l'unico che appare nelle sue
stone con regolarità, ma sempre in un ruolo molto marginale
è il Tom Lepsky di Paradise City, un modesto
poliziotto con qualche barlume di buon senso, che non risolve i casi,
ma se li trova risolti quasi per caso); ma poi anche la triade Sesso-Violenza-Azione
che per Chase erano solo ingredienti (il sesso in particolare gli
dava fastidio quando veniva esibito in copertina dai suoi editori
inglesi). Nemmeno il tanto decantato senso della suspense può
assumere il ruolo centrale, essendo per Chase una pura tecnica narrativa.
Il vero centro è esterno al romanzo, è il suo bersaglio
(target), cioè: il lettore, un lettore che Chase immagina come
un uomo pigro, dalla vita grigia e monotona, che cerca nel giallo
un corroborante emotivo, un coinvolgimento simulato in una vita rischiosa
che da uomo civile del dopoguerra ha irrimediabilmente perso. E' il
lettore il Punto Debole. I titoli hanno la funzione di attirarlo (ecco
perché l'uso del "luogo comune") e la narrazione
deve irretirlo offrendogli ciò che egli oscuramente desidera.
L'autoironico precetto stilistico della scuola dei duri era, prima
di Chase, il seguente: "quando la storia si blocca, fai entrare
in scena un uomo con la pistola in mano". Con Chase, "l'uomo
con la pistola in mano" non è più un espediente
di maniera, ma la sostanza, perché è in quell'uomo-con-pistola
che il lettore-in-pantofole si rispecchia, non altro. E per soddisfare
l'uomo-in-pantofole (o addirittura in pattine, come lo rappresentarono
Duvivier e Fernandel nella più riuscita tra le tante trasposizioni
dei romanzi di Chase sullo schermo) Chase sa che deve farlo soffrire,
catapultarlo al centro della vicenda, fargli correre il rischio. Il
titolo gli promette: ti darò quello che chiedi... e sarà
peggio per te.
Ma ogni tanto, Chase si concede un titolo personalizzato: il nome
di un personaggio-protagonista. E ciò significa: stavolta,
caro lettore, ti darò quello che voglio io. Stavolta sarò
io, scrittore, ad assumermi il rischio. E quale maggior rischio per
uno scrittore moderno di intitolare un romanzo con il nome (ignoto
al pubblico) del personaggio protagonista?
Ignoto, ripeto, perché un vero nome, per Chase, è nome
da "mordi e fuggi", non un nome seriale come Sherlock Holmes,
Philip Marlowe, o Maigret. Il nome seriale, infatti, per Chase distrugge
il rischio. Quando il lettore sa che il protagonista non può
morire, buona parte del suo coinvolgimento se ne va. E quando un personaggio
è costretto a replicarsi significa che non ha saputo dare tutto
di sé in una volta sola. E quando infine uno scrittore si condanna
a ripetersi, significa che la formula l'ha avuta vinta su di lui,
e anche che il lettore ha rovesciato il gioco facendo dell'autore
il Punto Debole, debole fino al servilismo.
Ma se poi, si dirà, tanta ambizione si rivelasse un naufragio
annunziato? Non è certo sufficiente erigere il protagonista
a titolo per farne un carattere indimenticabile. Del resto, uno degli
scrittori più amati da Chase, cioè Cain, con Mildred
(che pure divenne un film da Oscar) squadernò un ambizioso
quanto illeggibile polpettone che fece rimpiangere il suo fulminante
Il Postino suona sempre due volte. E i Cade, i Mallory, e le Eva di
Chase restarono ben lontani dall'esemplarità di Miss Blandish.
Ma bisognava provarci lo stesso, perché un trasgressore timido,
non è un trasgressore vero. Il vero trasgressore va contro
le regole. Tutte: quelle altrui quanto le proprie. Il Rischio vale
se stesso. E il Nero, del lieto fine, che sia quello del successo
commerciale o quello della nobilitazione accademica, sa fregarsene.
Purtroppo, e questo Chase lo capì in piena attività,
rassegnandosi con signorile senso del limite, ma amareggiandosene
non poco, il rischio del titolo può diventare un titolo a rischio,
se affidato a un editore che antepone criteri generali di collana
a quelli specifici e mirati del singolo autore.
Gianfranco Manfredi
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