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articoli_Il titolo a rischio
     
IL TITOLO A RISCHIO. MAI DIRE CHASE
apparso in G - La rivista del giallo, Febbraio 1997




olti lettori del Giallo Mondadori si sono giustamente risentiti perché le ristampe dei romanzi di Chase (ma non solo di Chase) cambiano continuamente di titolo impedendo così ai collezionisti di distinguere tra opera inedita e opera già edita sotto altro titolo. Ma il guaio va ben oltre questo piccolo "imbroglio" editoriale. Si trattasse solo di questo, si potrebbe accampare a giustificazione il fatto che a distanza di anni un certo titolo può rivelarsi invecchiato e poco efficace, oppure che una nuova, parziale o totale, traduzione, meritava di essere segnalata come qualcosa di diverso rispetto a una normale ristampa. Certo, sarebbe più corretto affiancare al nuovo titolo quello originale tra parentesi, ma ciò non rientra nelle abitudini di nessun editore italiano. Il vero problema è un altro: i titoli d'autore di J.H. Chase rappresentano una precisa mappa attraverso cui il lettore può orientarsi. Cambiarli, significa occultare una precisa "classificazione" che l'autore ha inteso dare alle proprie opere. La stragrande maggioranza dei titoli delle opere di Chase è costituita da modi di dire, frasi obbligate, battute ad effetto e luoghi comuni "da letteratura gialla". Essi rivelano l'intenzione dell'autore di esplorare, e per solito ribaltare con corrosiva ironia, tutti i temi obbligati del genere, quasi a comporre un dizionario delle convenzioni. Solo alcuni di questi titoli sono individuabili per tali nella traduzione italiana: Tiger by the Tail (La tigre per la coda), Safer Dead (Meglio morto che vivo), You Find Him, I'll Fix Him (Trovalo tu, che lo sistemo io), There's Always A Price Tag (Ogni cosa ha il suo prezzo), The Guilty Are Afraid (I colpevoli hanno paura), The World In My Pocket (Il mondo in tasca), Do Me A Favour... Drop Dead (Fammi un piacere, crepa!), You Must Be Kidding (Ma vuoi scherzare?). In altri casi, l'intraducibilità del modo di dire originale, ha consigliato al traduttore un radicale cambio di rotta. Così ad esempio, il bellissimo Goldfish Have No Hiding Place (alla lettera: I pesci rossi non hanno un posto dove nascondersi) è diventato assai misteriosamente L'occhio invisibile. Oppure a scelte facili e consigliabili di fedeltà si sono chissà perché preferite soluzioni lambiccate o di bassa maniera. Così l'efficacissimo Hit and Run (Mordi e fuggi) è stato sostituito con: Una spina nel cervello, e More Deadly Than The Male (Più letale del maschio) con Il mio nome è mitraglia. Infine, in altri casi ancora, un luogo comune "alla Chase" è stato creato appositamente per titolare un romanzo che non lo prevedeva affatto. Così Cade (nome proprio di persona) è diventato il corrivo Chi dice donna...
In quest'ultimo caso, il tradimento è doppio. Chase infatti titola con il nome proprio del protagonista quei gialli che hanno un rilievo del tutto particolare nell'ambito della sua opera, gialli che sfuggono alla tradizione del genere e segnalano un'altra ambizione, quella appunto di raccontare non un "meccanismo" d'azione, ma un carattere, un personaggio. Appartengono a questa categoria i seguenti romanzi: Eve, ritratto di una prostituta, Mallory, uno dei rari personaggi di Chase con un profilo "politico", insieme al già citato Cade e al Trasgressore Timido (The Wary Transgressor), nonché altri gialli molto strani e innovativi, quali quelli del "ciclo delle Miss": Miss Blandish (il primo, grande personaggio che rese celebre Chase), Miss Callaghan e Miss Shumway (esempi unici nella produzione di Chase di signorine da giallo "commedia") e Miss Quon (controcanto orientale di Miss Blandish: niente orchidee per la prima, e per la seconda un fior di loto, diventato chissà come un crisantemo nella traduzione italiana). Un diverso "segnale al lettore" attraverso i titoli è poi quello che stabilisce un qualche parallelismo con la letteratura "alta". A questa categoria appartengono: Blonde's Requiem (irridente omaggio al Requiem per una monaca del suo amatissimo Faulkner), Twelve Chinks And A Woman (cioè Dodici cinesi e una donna, altro brutale riferimento al soggetto di Avere e non avere di Hemingway), The Double Shuffle (allusivo a Double Indemnity di Cain). Era ovvio in questo caso che per il lettore italiano queste allusioni sarebbero stato tutt'altro che trasparenti, ma è quanto meno discutibile che questi titoli siano diventati gli orrendi Femmine al laccio, Piombo e Tritolo e L'Assicurazione è chiamata a pagare.
In conclusione, per Chase la scelta dei titoli corrisponde a un programma di scrittura che è in qualche modo un "manifesto" della sua "poetica" o se vogliamo andar giù piatti, a un suo personale ricettario: un ottanta per cento di stereotipi, un dieci per cento di prototipi, e un altro dieci per cento di confronto con archetipi. La mappa dei titoli è dunque tutt'uno con le sue caratteristiche di scrittore. Chase è forse l'unico tra i giallisti ad aver tentato di dar conto di sé attraverso i titoli e di ordinare programmaticamente i propri romanzi, in corso d'opera. Di tutto ciò le traduzioni italiane non lasciano traccia, mentre quelle di Gallimard mostrano molta maggiore attenzione. Quando certi titoli (come ad esempio Cade) non sembravano abbastanza persuasivi per il lettore francese, venivano sostituiti con titoli che si sforzavano comunque di evidenziare il carattere del romanzo, preoccupandosi di non volgarizzarlo e di non tradire l'ispirazione. Cade divenne cosí Chambre Noire (Camera Oscura), titolo che giocava sulla professione del personaggio (un fotografo) e sapeva farne una metafora eccellente di un genere (il nero) e di uno stato d'animo "prigioniero" (la camera).
Ma è ovvio che non si può chiedere un simile scrupolo sui titoli a chi massacrava anche il testo. Il record dell'ignominia è stato raggiunto dalla traduzione mondadoriana dell'incipit di The Wary Transgressor (ossia Patto di morte, disponibile per fortuna in una traduzione più rispettosa da Feltrinelli con il titolo L'inutile prudenza). Chase scriveva, narrando di un gruppo di turisti scaricati da un pullman in piazza Duomo a Milano: "rotolarono giù come patate da un sacco", e il traduttore semplificava così: "i turisti scesero dal pullman". Buonanotte.
A proposito: Buonanotte (Have a nice night) era il bellissimo titolo di un romanzo di Chase, tradotto Un Lungo sonno inquieto. E siamo così giunti all'ultimo caso di delitto editoriale: stimolare il lettore a confondere Chase con un altro. Chandler, nel caso, Woolrich in un altro (Marijuana, traduzione di Figure It out for Yourself, cioè: Sbrigatela da solo). E qui qualcuno ci dovrebbe spiegare come mai quando Chase allude esplicitamente a un altro autore, la cosa viene ignorata, mentre viene rimarcata invece quando Chase non ne ha alcuna intenzione.
Ci si deve stupire se alla fine questo insieme di scorrettezze finisce per sedimentare nei lettori un'immagine del tutto errata dello scrittore? Per molti, troppi lettori e critici italiani, Chase resta infatti un buon artigiano, precursore di uno stile "svelto" e "cinico", ma niente di più. Non c'è altro di originale in lui: troppo appiattito sull'imitazione dei modelli americani che lo hanno preceduto per essere considerato un "maestro", lo si può casomai definire un "manierista". Non è un caso se l'immagine che hanno di Chase i francesi sia del tutto opposta: un Chase raffinatissimo e freddo "sistematizzatore" delle tematiche obbligate del nero, in grado di esplorarle nella loro complessità e di raggrumarle intorno al Soft Centre (per usare il titolo d'un suo romanzo), cioè Il Punto Debole.
Ora: è sintomatico che nei confronti della "scuola dei duri" Chase rivendichi un'apparentemente inspiegabile e improbabile "debolezza". Per raggiungere questo centro sfuggente e vulnerabile, occorreva rimuovere ciò che prima lo occupava indebitamente: anzitutto la figura del detective, che in Chase non esiste (l'unico che appare nelle sue stone con regolarità, ma sempre in un ruolo molto marginale è il Tom Lepsky di Paradise City, un modesto poliziotto con qualche barlume di buon senso, che non risolve i casi, ma se li trova risolti quasi per caso); ma poi anche la triade Sesso-Violenza-Azione che per Chase erano solo ingredienti (il sesso in particolare gli dava fastidio quando veniva esibito in copertina dai suoi editori inglesi). Nemmeno il tanto decantato senso della suspense può assumere il ruolo centrale, essendo per Chase una pura tecnica narrativa.
Il vero centro è esterno al romanzo, è il suo bersaglio (target), cioè: il lettore, un lettore che Chase immagina come un uomo pigro, dalla vita grigia e monotona, che cerca nel giallo un corroborante emotivo, un coinvolgimento simulato in una vita rischiosa che da uomo civile del dopoguerra ha irrimediabilmente perso. E' il lettore il Punto Debole. I titoli hanno la funzione di attirarlo (ecco perché l'uso del "luogo comune") e la narrazione deve irretirlo offrendogli ciò che egli oscuramente desidera.
L'autoironico precetto stilistico della scuola dei duri era, prima di Chase, il seguente: "quando la storia si blocca, fai entrare in scena un uomo con la pistola in mano". Con Chase, "l'uomo con la pistola in mano" non è più un espediente di maniera, ma la sostanza, perché è in quell'uomo-con-pistola che il lettore-in-pantofole si rispecchia, non altro. E per soddisfare l'uomo-in-pantofole (o addirittura in pattine, come lo rappresentarono Duvivier e Fernandel nella più riuscita tra le tante trasposizioni dei romanzi di Chase sullo schermo) Chase sa che deve farlo soffrire, catapultarlo al centro della vicenda, fargli correre il rischio. Il titolo gli promette: ti darò quello che chiedi... e sarà peggio per te.
Ma ogni tanto, Chase si concede un titolo personalizzato: il nome di un personaggio-protagonista. E ciò significa: stavolta, caro lettore, ti darò quello che voglio io. Stavolta sarò io, scrittore, ad assumermi il rischio. E quale maggior rischio per uno scrittore moderno di intitolare un romanzo con il nome (ignoto al pubblico) del personaggio protagonista?
Ignoto, ripeto, perché un vero nome, per Chase, è nome da "mordi e fuggi", non un nome seriale come Sherlock Holmes, Philip Marlowe, o Maigret. Il nome seriale, infatti, per Chase distrugge il rischio. Quando il lettore sa che il protagonista non può morire, buona parte del suo coinvolgimento se ne va. E quando un personaggio è costretto a replicarsi significa che non ha saputo dare tutto di sé in una volta sola. E quando infine uno scrittore si condanna a ripetersi, significa che la formula l'ha avuta vinta su di lui, e anche che il lettore ha rovesciato il gioco facendo dell'autore il Punto Debole, debole fino al servilismo.
Ma se poi, si dirà, tanta ambizione si rivelasse un naufragio annunziato? Non è certo sufficiente erigere il protagonista a titolo per farne un carattere indimenticabile. Del resto, uno degli scrittori più amati da Chase, cioè Cain, con Mildred (che pure divenne un film da Oscar) squadernò un ambizioso quanto illeggibile polpettone che fece rimpiangere il suo fulminante Il Postino suona sempre due volte. E i Cade, i Mallory, e le Eva di Chase restarono ben lontani dall'esemplarità di Miss Blandish. Ma bisognava provarci lo stesso, perché un trasgressore timido, non è un trasgressore vero. Il vero trasgressore va contro le regole. Tutte: quelle altrui quanto le proprie. Il Rischio vale se stesso. E il Nero, del lieto fine, che sia quello del successo commerciale o quello della nobilitazione accademica, sa fregarsene.
Purtroppo, e questo Chase lo capì in piena attività, rassegnandosi con signorile senso del limite, ma amareggiandosene non poco, il rischio del titolo può diventare un titolo a rischio, se affidato a un editore che antepone criteri generali di collana a quelli specifici e mirati del singolo autore.

Gianfranco Manfredi


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