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COMMENTI,
CITAZIONI E INTEGRAZIONI ALLA PRIMA LEZIONE
Certi passaggi della tua prima lezione on line mi hanno fatto venire in
mente alcune frasi di Truffaut e Hitchcock. Quando leggo che "La
tecnica è solo uno strumento, un attrezzo da usare e da trasformare
nel corso della creazione. E nessuna tecnica per quanto fondata su precedenti
e sperimentate tradizioni può venire considerata definitiva, né
garantire un risultato automatico. Questo lo pensano solo i funzionari
televisivi ed è per questo che si vedono poi dei programmi desolanti"
mi viene in mente quanto detto da Truffaut: "Adottare uno stile particolare,
fuori delle necessità del soggetto, è il difetto per eccellenza".
Quando leggo che "Con la sua scelta, Welles esprime con grande efficacia
che il centro di una rappresentazione non può essere un Tema, ma
deve essere un Uomo" mi viene in mente una frase di Hitchcock: "Più
riuscito è il cattivo, più riuscito sarà il film".
Infine, quando leggo "Diffidate di chi sostiene che le forme di rappresentazione
ereditate dal passato sono vecchie e come tali da abbandonare.
Si tratta invece di archetipi, di fondamenti della rappresentazione, di
cui uno sceneggiatore deve avere consapevolezza, imparando a svilupparli
e ad adattarli di volta in volta alle proprie esigenze di racconto"
mi vengono in mente due frasi, la prima ancora di Truffaut: "Non
potrei girare esclusivamente sceneggiature originali, perché sono
troppo realista", l'altra nuovamente di Hitchcock: "Se durante
l'attività creativa sentite che state sprofondando nel dubbio e
nell'incertezza, andate subito a rifugiarvi nel vero e in ciò che
è già stato sperimentato". (Marco Sommariva, scrittore.
www.marcosommariva.com
)
Ho letto la prima lezione e sono molto contento di quello che scrivi sui
personaggi. Pochissimi sceneggiatori lo condividono. Io sono sempre stato
convinto che i personaggi facciano le storie e credo che i buoni romanzi
siano tali perché sono un'esplorazione all'interno dei protagonisti.
Un intervistatore chiese a Balzac qual era il perfetto personaggio da
romanzo, lo scrittore rispose: "E' lei, sono io, è uno che
passa per la strada. Ma è un personaggio che va sempre fino al
fondo di se stesso." Questa frase è un po' la mia bibbia.
Mentre leggevo il modello, pensavo a come "I soliti sospetti"
di Bryan Singer sia un film impostato per intero sul "dicono di lui",
che tra l'altro ricorda molto "Rapporto confidenziale", sempre
di Welles, che ricorda sempre "Quarto potere". La leggenda del
cattivo Keyser Soze prende forma grazie ai racconti dei sospetti, è
proprio questo che consente il colpo di scena finale. Anche qui i punti
di vista sono univoci, nessuno aggiunge niente su Soze che resta una macchietta
e tutti raccontano solo qualche aneddoto in più. A mio giudizio
la storia per eccellenza sul "dicono di lui" resta "Il
grande Gatsby" di Fitzgerald. Non so se i tre adattamenti cinematografici,
in particolare quello di Jack Clayton, riprendano lo stesso modello narrativo
della prima parte del romanzo, in cui le opinioni dei personaggi di contorno
contribuiscono a costruire un protagonista indelebile. Il lettore si forma
un'immagine talmente precisa di Jay Gatsby prima di vederlo, che quando
entra in scena, stenta a riconoscerlo. E con questo sistema Fitzgerald
spiazza il lettore. Non so se è già stato detto o scritto
da qualche parte, ma ho sempre pensato che il modo in cui viene introdotto
Bruce Wayne su "Batman" di Tim Burton fosse l'adattamento dell'introduzione
di Jay Gatsby nel romanzo. Anche Wayne viene raccontato dalle opinioni
degli altri e poi gioca a presentarsi allo spettatore senza rivelarsi.
Stessa cosa vale anche per i primissimi minuti del film quando i due criminali
parlano di Batman accrescendone la leggenda con aneddoti irreali. Si continua
poi a parlare dell'uomo pipisterello anche dopo che lo spettatore l'ha
visto, per continuare a renderlo qualcosa di non tangibile, che appartiene
il mito. Questo ultimo sistema è il più comune per creare
attesa riguardo a un personaggio. E più generalmente credo che
il modulo "dicono di lui" risulti sempre efficace quando si
deve infondere in un personaggio un'aura di leggenda. Se Jay Gatsby è
un ottimo esempio di quello che chiami un "modello antico",
cioè archetipo, Keyser Soze e Batman sono il suo adattamento a
contesti e tematiche contemporanee. Keyser è incarnazione del male
assoluto, mentre Batman è addirittura un supereroe, entrambi esempi
di come applicare un modello classico a qualcosa di moderno e farne postmoderno.
(Alessandro Bilotta, sceneggiatore)
Ritengo che l'esempio di "Citizen Kane" (narrare e non narrare)
corrisponda al metodo più stimolante per descrivere un personaggio.
Ricordo "Desperado" di Robert Rodriguez: nella prima scena un
giovanotto (Steve Buscemi) entra in un bar e racconta di un massacro a
cui ha assistito in un altro locale e compiuto da un Killer violento e
implacabile, ovvero Antonio Banderas, protagonista della pellicola. In
questo modo il personaggio viene identificato immediatamente come un soggetto
pericoloso e vendicativo, abilissimo con le armi da fuoco e freddo come
la morte. Dopo i titoli di testa, però, scatta il trucco: il giovanotto
è AMICO del Killer e il racconto serviva ad ingigantire la fama
del soggetto e incutere timore (lo dice lo stesso Banderas: "Hai
esagerato"). Non so se una descrizione simile sia "onesta"
ma, a mio parere, è funzionale: il Killer di Banderas è
DAVVERO implacabile e abilissimo con le pistole, ma non solo...la descrizione
corrisponde al lato più appariscente e violento della sua personalità,
il resto (le sue pulsioni più romantiche e altruistiche) emergeranno
più tardi... ma dato che il tema della vendetta violenta è
al centro della storia introdurre il protagonista mettendo l'accento proprio
sui dettagli più consoni al soggetto non è affatto da disprezzare,
secondo me. (Roberto Gallaurese , studente universitario )
Dopo avere letto la prima lezione del suo corso di sceneggiatura, mi fa
piacere esternarle il mio immenso gradimento per l'impostazione e il contenuto
della sua iniziativa. Ci voleva. Ci voleva davvero. Finalmente un "professionista"
che dice la "verità" ovvero che sono i Personaggi che
fanno le storie e non viceversa e che a volte nel lettore prende piede
molto di più il personaggio che l'autore aveva considerato come
semplice comprimario. In un mondo fumettistico italiano sempre più
avaro di sbocchi e belle iniziative come la sua attendo con ansia la prossima
ispirata lezione e nel frattempo andrò a recuperarmi Citizen Kane.
Mi permetto di suggerirle una piccola cosa: perché non crea una
newsletter per questa sua iniziativa in maniera tale da creare un vero
forum di interessati? Avere degli advisor via mail che ti tengono costantemente
informati è importante per il pubblico di internet visto la "pigrizia"
virtuale che lo contraddistingue. ( Giorgio Messina, Studio Cagliostro,
www.latelanera.com/eon
)
Modello 1. Lingresso ritardato dicono di lui. Esempio.
Ho scelto il film I Bucanieri (the buccaneers) del 1958. Regia di Anthony
Quinn. Con Yul Brinner nei panni del pirata Jean Lafitte e di Charlton
Heston nei panni del generale Jackson. Claire Bloom ne è la protagonista
femminile. Non considero certo questo film un capolavoro del genere avventuroso,
però penso che sia interessante un confronto con La Maledizione
della Prima Luna, citato come esempio, in quanto quasi 50 anni separano
i due film. E poi in analogia con Quarto Potere si parla di un episodio,
molto romanzato, di vita di un personaggio veramente esistito. Infatti
sebbene il film si intitoli I Bucanieri possiamo a buon ragione
considerare unico protagonista Jean Lafitte, storico pirata vissuto a
cavallo fra il settecento e lottocento, (ma voglio sottolineare
che del realismo storico del film non mi sono preoccupato!)
Scene iniziali:
1) i titoli di apertura scorrono lentamente su una inquadratura fissa
delloceano. La musica che accompagna i titoli di inizio ci descrive
nelle sue variazioni i vari momenti del film.
2) Dopo i titoli alcuni testi ci introducono il personaggio. La sua ambiguità
è messa in risalto.
3) Nella prima scena limmagine di Lafitte è filtrata attraverso
la mentalità di quello che potrebbe essere considerato il suo opposto:
il generale Jackson. I due uomini non hanno nulla in comune se non il
senso dellonore e della parola data. Jackson è un militare,
rigido, pratico e semplice. Gli americani si stanno contendendo con gli
inglesi il controllo degli stati del sud attorno alla foce del Mississippi,
nel 1812. Gli americani sono in brutte acque e il bivacco in cui troviamo
Jackson respira unaria di sconfitta. La flotta inglese mira al controllo
dei mari interni. Assicurarsi lappoggio di Laffitte e della sua
flotta potrebbe significare la vittoria sugli inglesi. Ma Jackson è
inamovibile: Trattare con lui? È un pirata! Lo impiccherò!
Commento di un sottoposto: Se Jackson dice che lo impiccherà
è meglio cominciare a fare il cappio. Jackson alla fine sarà
quello che salverà Lafitte dal cappio!
4) Poi ci spostiamo nel territorio dei bucanieri
I bucanieri di
Lafitte vendono in mercati improvvisati i preziosi depredati, ai ricchi
e agli altolocati di New Orleans. Latmosfera del mercato di Lafitte
è allegra, guascona e spensierata. Contrasta visibilmente con quella
precedente del bivacco dei soldati. Cè tutta la simpatia
del regista verso il mondo dei bucanieri. Gli stessi bucanieri non si
sentono dei fuorilegge. E emblematico il commento di Dominique,
fanfarone finto ex-ufficiale napoleonico che striglia un bucaniere che
ha rubato la borsa ad una dama: Quando rubi in mare sei un bucaniere
quando rubi sulla terra sei un ladro! Insomma qui non cè
nessun dubbio: i bucanieri sono visti come ribelli simpatici e romantici
al pari dei compagni della foresta di Robin Hood. Sappiamo poi una cosa
fondamentale. Persino la figlia del governatore di New Orleans è
innamorata di Lafitte!
5) Insomma quando arriva Lafitte sulla scena, nella personalità
magnetica e affascinante di Yul Brinner, spada in pugno per sedare una
rissa, noi incondizionatamente siamo già dalla sua parte! E lo
resteremo per tutto il film anche quando il passato di Lafitte tornerà
a oscurarne il fascino
Da notare:
1) LOceano ci dà dimostrazione della sua straordinaria capacità
di essere sempre diverso. Superficialmente potremmo definire il panorama
noioso, dipende da quanto ci piaccia o no il mare!, ma le variazioni della
luce, che si riflette sullacqua, e il continuo incresparsi della
superficie, ci offrono un mondo che non è mai uguale a se stesso,
che non dà garanzie di solidità come la terra e che è
la patria sterminata di uomini liberi. E il regno dei bucanieri
e di Jean Laffitte. Il mondo in cui il pirata tornerà dopo aver
tentato, per amore, di inserirsi nella società e riscattare il
suo passato criminoso. Loceano e la propria nave è lUNICA
possibile patria di Laffitte. Ho compreso il significato di questo inizio
solo alla fine del film. A mio parere è un po ingannevole
perché mi aspettavo una successione di abbordaggi e battaglie navali,
che occupano invece solo la prima parte della pellicola. La musica invece
non è ingannevole, presagisce tutto quello che vedremo: romantica,
come il personaggio, guerresca, un momento centrale del film descrive
battaglie terrestri e poi malinconica, alla fine Laffitte rinuncerà
al suo sogno di diventare un americano nella società americana
perché sarà sempre considerato un pirata e non potrà
mai liberarsi del suo passato.
2) I testi introduttivi danno un equilibrato contributo alla personalità
di Lafitte come pirata e criminale. Si sottolinea il fatto che il suo
contributo sia stato fondamentale per la libertà dellAmerica.
Il tutto viene poi riassunto da una frase di Byron: uomo di mille crimini
e una virtù.
3) Jackson ci dà la visione di Lafitte che può avere un
militare o un uomo autoritario: è un pirata e lo impiccherò.
Lunica espressione netta e decisa. Ma anche lui cambierà
idea dopo che Lafitte salverà lesercito americano da una
disastrosa sconfitta.
4) Diversa invece la posizione dei personaggi bene di New Orleans. Confortati
dalla promessa di Lafitte di non attaccare navi americane, in tutto il
film traspare la fascinazione del pirata verso il sogno americano con
addirittura una lettura della costituzione da parte dei bucanieri, si
comportano da veri ipocriti. Con il brividino nella schiena a frequentare
un covo di pirati non esitano a ricettare i preziosi depredati
alle navi spagnole e inglesi. Un commento ironico dello stesso Lafitte:
Noi corriamo il rischio voi ne traete il vantaggio.
5) Conclusioni: In conclusione nella presentazione di questo personaggio,
non cè un equilibrio fra condanna e beatificazione. Il regista,
Anthony Quinn dalla vita certamente avventurosa, lo ha in simpatia. A
differenza del commento di Orson Welles che rimanda agli spettatori un
giudizio su Kane, qui il giudizio è favorevole e ci si sforza di
tacere tutte le connotazioni negative. Lafitte arriva addirittura ad impiccare
un altro bucaniere perché ha depredato una nave americana e ucciso
i passeggeri. Più pesante il giudizio sulla società che
prende tutto larraffabile dai bucanieri e non esita a scaricarli
alla resa dei conti.
( Vittorio Sossi , insegnante supplente di scienze, sossillo@libero.it
)
Come già evidenziato nella prima lezione del corso, il metodo di
presentazione dicono di lui è tipico delle commedie
teatrali, è dunque un metodo ampiamente esplorato nel passato non
prossimo e di sicura efficacia. Ha lindubbio vantaggio di preparare
con accuratezza la scena allingresso del personaggio principale,
introducendone vizi e virtù, o comunque una loro versione, ma presenta
allo stesso tempo il pericolo di concentrare troppo lattenzione
sul protagonista della storia, aumentando le aspettative su di lui e distogliendo,
magari, lattenzione dallo svolgersi dei primi avvenimenti.
Da buon genovese non posso non citare il caso di Gildo Peragallo
ingegnere, commedia del maestro Gilberto Govi (è facilmente
reperibile a basso prezzo in DVD, in una collana presente in molte edicole;
consiglio anzi di acquistare tutti e sei i titoli in programma).
E un caso da manuale. Il personaggio principale (non vè
dubbio su chi sia, il suo nome dà il titolo alla commedia) è
loggetto di unaccesa discussione tra i primi due personaggi
che entrano in scena, due donne, una giovane, da lui favorita, che si
spertica in lodi al suo riguardo, e una seconda, più anziana, che
spende su di lui parole acide, in netto contrasto con quanto detto dallaltra
donna, insinuando oltretutto dubbi sulle intenzioni delluomo (che
si mostrerebbe amico per concupire la giovane). Non è finita. Altri
due personaggi si fanno avanti, la padrona della pensione dove alloggia
lingegnere (affascinata dallanziano uomo) e un nuovo pensionante.
Qui i dubbi sullidentità delluomo, sul suo carattere,
sulla sua provenienze si moltiplicano: uno lo dipinge padre di famiglia,
ciarlatano e squattrinato, laltra scapolo, ricco ed affabile. Chi
è allora questo ingegnere? Ben presto si saprà: un bugiardo
cronico, incapace di raccontare la verità su di sé e su
ciò che lo circonda, sempre in cerca delloccasione giusta
da sfruttare a proprio vantaggio. Le sue bugie, lui le chiama spiritose
invenzioni e anzi si vanta di portare agli altri buon umore ed allegria
quando invece li getta in situazioni impazzanti e di difficile risoluzione.
Ma questo si saprà poi; allinizio della storia, invece, noi
non sappiamo nulla di lui. Chi ha ragione? Chi è davvero questuomo?
Benefattore o ciarlatano? E linizio ha la giusta presa sullo spettatore
Un secondo esempio, tanto per ribadire il concetto: Desperado
di Rodriguez.
Allinizio, Sam Buscemi entra in una squallida posada messicana,
ordina una birra e, per rompere il ghiaccio, si mette a raccontare una
storia. Racconta di uno strano personaggio, di una leggenda a cui gli
altri (pur avendone sentito parlare) non credono fino in fondo. E il colpo
di genio sta nellaccompagnare le parole di Buscemi con sequenze
tratte dal suo racconto, iperboliche, esattamente come la descrizione.
E allora lo spettatore si chiede: chi è il Mariachi? Esiste davvero?
E se sì, è come viene descritto (una sorta di orco, gigantesco,
cattivissimo, spietato) o quella è solo una versione dei fatti?
( NOTA di G.M. Segue un esercizio per una sceneggiatura a fumetti,
per la lettura del quale, rinvio alla sezione esercizi )
( Luca Barbie, studente, lucabarbie@hotmail.com)
Mi permetterò dei consigli sullattenzione del lettore, dello
spettatore, del pubblico
la mia esperienza è legata al palco
dove è fondamentale essere interessante da subito con
il pubblico circostante altrimenti lattenzione scema, il pubblico
si distrae, ecc
Per esperienze teatrale è molto più
interessante un interno famigliare dove la moglie sta cucinando ed il
marito mentre rientra dal lavoro dice: Ciao amore e lei: ciao
tesoro ti ho fatto i cavoletti di Bruxelles alla panna come piacciono
a te.. il marito mentre labbraccia estrae un pugnale e ZAC!
La uccide
commentando: non mi son mai piaciuti! La mamma me
li faceva gratinati!Piuttosto che: Ciao amore e lei:
ciao tesoro ti ho fatto i cavoletti di Bruxelles alla panna come
piacciono a te.. il marito mentre labbraccia: lo sai
che ti adoro
e la bacia
Ovviamente (a parte la tematica
più Dyladoghiana) non è niente di nuovo quello
che ti sto scrivendo però è interessante a volte spostare
il proprio punto di vista dalla parte del pubblico. Io mi annoierei? Io
mi divertirei? Vedendo quelle scene
leggendo quelle righe
Spesso ci dimentichiamo del pubblico e siamo vogliosi di inserire emozioni
così personali al quale il pubblico poi non si ritrova, non fa
sue
Cè una conoscenza collettiva ed una personale: dobbiamo
distinguerle nitidamente e attingere da quella personale per descrivere
con interesse una situazione collettiva, così facendo emozioniamo
il pubblico. Quando faccio un pezzo comico
al di là dellabitudine
da addetto ai lavori
mi viene da dirmi: ma se io fossi il
pubblico a questo intervento riderei? Oppure rifletterei? O che altro?
( Davide Colavini, cabarettista)
Caro Davide, hai ragione nel dire che bisogna assumere il punto di vista
del pubblico, però è sempre bene farlo in seconda istanza,
preoccupandosi prima di quello che si vuol dire e di come lo si dice.
Poi bisogna saper essere giudici di se stessi, anche spietati, non solo
assumendo il punto di vista del pubblico genericamente inteso, ma anche
quello della sua parte più critica. Io credo che anche negli sketch
e nei monologhi comici un'eccessiva preoccupazione di piacere al pubblico
e di far ridere chiunque e a tutti i costi, sia sbagliata, non solo perché
il pubblico non è tutto uguale, cambia sera per sera e non sempre
le risposte sono le stesse, e poi perché se ci si preoccupa solo
degli effetti gratificanti, si trascurano quelli "urtanti" che
sono altrettanto importanti nel lavoro comico ( e non solo per Lenny Bruce).
La ricerca forzata del consenso, della risata e dellapplauso, distrugge
l'originalità del proprio lavoro e spesso ci appiattisce sul luogo
comune. Un comico deve anche chiedersi: perché si ride se parlo
di cacca? E a volte deve anche chiederlo al pubblico per stimolare una
riflessione anche sulla nostra presunta spontaneità che spesso
è solo riflesso condizionato, frutto di pregiudizi ( vedi le barzellette
sugli ebrei, tanto per dirne una) . Il lavoro comico comunque richiede
doti di improvvisazione simili a quelli del jazzista . Nellimprovvisazione,
come disse il grande musicista B.B.King, limportante non sono le
note, ma gli spazi tra le note, i silenzi. Queste pause, questi silenzi,
servono anche a fermare la pulsione a ridere per poter riprendere il discorso.
Quando cominciavo questo lavoro ho avuto tra laltro la fortuna di
vedere le prime esibizioni teatrali di Benigni che spesso alternava ad
esplosioni di battute, lunghi silenzi che creavano non solo attesa, ma
imbarazzo nel pubblico, e lo tenevano in questo modo spasmodicamente legato.
Lo stile del cabarettismo televisivo, compresso in brevi sequenze di tormentoni
a raffica, distrugge rovinosamente questo clima di comunicazione con il
pubblico e preclude al lavoro del comico , che è comunque anche
un lavoro di testi, ogni vera narratività. Qui noi
ci stiamo preoccupando di drammaturgia : cioè si tratta di imparare
a strutturare un racconto. Questo ha un suo rilievo anche nel lavoro comico
perché non sempre la risata è frutto della battuta o del
paradosso, ma di una costruzione di situazioni e di incastri tra personaggi
che è quanto di più meccanico ci sia, in senso
buono, nel senso cioè di una struttura ferrea che trascina il pubblico
nellimprevedibile, cosa caratteristica del grande teatro comico,
da George Feydeau a Dario Fo. Persino i comici di Zelig, almeno nei casi
migliori, vengono da una formazione di tipo teatrale. Bisio ha studiato
alla scuola del Piccolo Teatro ( la Paolo Grassi) e lho visto rappresentare
anche testi drammatici. E importante che un comico sappia essere
anzitutto attore e acquisti dimestichezza con i ritmi dettati da un testo.
E testo anche la costruzione di una gag fisica. Molti dei grandi
comici americani, da Jerry Lewis fino a Jim Carrey hanno raccontato dessere
cresciuti grazie alle lezioni di Stan Laurel, le cui gag incatenate (
che scatenavano cioè reazioni a catena) erano studiatissime e comportavano
un durissimo lavoro di preparazione. E molto pericoloso, se si vogliono
raggiungere dei buoni risultati, trascurare che tra comico e pubblico
cè qualcosa in mezzo: cioè quello che si recita, che
include testo e azione (G.M.)
1. Commento generale ( di G.M.) I vostri commenti e le vostre integrazioni
hanno chiarito molto bene che a partire da un modello si possono sviluppare
narrazioni molto diverse e che lo stesso modello può venire sviluppato
in molte varianti. Ne voglio aggiungere una, davvero notevole. E
il magnifico e celeberrimo inizio di Sentieri Selvaggi di
John Ford. Dallinterno di una casupola buia, alla luce della prateria
, seguiamo una donna che esce un po in ansia, come per un presentimento.
In fondo alla prateria spunta un cavaliere solitario, irriconoscibile
alla distanza. Piano piano tutta la famiglia esce allaperto, in
attesa silenziosa, sguardo allorizzonte. ( E chi mai sarà?
Il messia? Perché quellattesa quasi sacrale? ) Qualcuno mormora
un nome: Ethan. Non ne è ancora sicuro, esprime una speranza, ma
labile, dubbiosa, che nessuno si sente di confermare. Finalmente Ethan,
il protagonista, giunge alla vista. Indossa una divisa sudista. E
tornato dalla guerra . Due bambini sorridenti lo chiamano zio e allentano
la tensione.
Rispetto al modello: (1) Qui il coro non dice una sola parola, a parte
il nome del protagonista e un primo riferimento che lo indica come zio
dei bambini . (2). Il fatto che tutti lo attendano con tanta trepidazione
ne rivela limportanza. (3). Sorpresa: non è come ce lo aspettavamo,
non si presenta come un eroe sorridente, sicuro di sé, è
stanco, impolverato e porta sulle spalle il peso di una sconfitta. Leroe
è anche un anti-eroe.
Questa variante rivela quanto sia importante avvolgere nel mistero il
protagonista, come si possa caricare lattesa della sua entrata in
scena anche senza parole, e come sia fondamentale lasciare che sia il
pubblico, seguendo la storia, a formarsi un suo giudizio e fornire allo
spettatore informazioni puramente visive che non richiedono spiegazioni
supplementari. E dalla divisa sudista e dal suo atteggiamento che
capiamo che Ethan è un reduce, che è un uomo forte, che
ha attraversato un dramma e che non torna da vincente. (E anche se poi,
a parole, Ethan /John Wayne assicurerà che la sconfitta non ha
lasciato strascichi in lui, noi potremo capire che la durezza del suo
carattere e la brutalità di certi suoi comportamenti successivi,
hanno il sapore amaro di una rivalsa ).
2. Unintegrazione sul metodo. Carla Redaelli che legge e
revisiona sceneggiature per professione ( e che collaborerà a questo
corso esaminando e commentando quando è il caso i vostri esercizi),
mi ha mandato un interessantissimo articolo/saggio di Lewis Cole, docente
di sceneggiatura della Columbia University di New York e trainer del Mediterranean
Film Institute, di cui Carla ha seguito un corso. Il saggio (Toughts about
some essentials of screenwriting ) è in inglese e non ho lautorizzazione
a pubblicarlo, ma voglio citarne almeno un passo, opportunamente tradotto,
che riguarda luso da fare dei manuali di sceneggiatura. Dice Cole:
Attualmente ci sono una quantità di libri che vi insegnano
come scrivere una sceneggiatura ( i più rinomati sono quelli di
Syd Field). Ci sono molte utili idee in questi libri, ma il problema è
che possono rafforzare una convinzione letale per la qualità. Che
cioè la sceneggiatura sia un prodotto, da creare sulla
base di regole certe. Ma chiunque ami il cinema, sa bene che le buone
sceneggiature, come del resto qualsiasi altro lavoro creativo degno dessere
ricordato, vanno ben oltre la confezione del prodotto e non
possono essere scritte seguendo semplicemente delle regole, perché
per ogni regola definita, ci sono decine di esempi di rottura della regola.
Se si prende sul serio questa giustissima indicazione, ne consegue che
il metodo dinsegnamento non dovrebbe, a mio avviso, predisporre
degli esercizi da eseguire , per esempio delineando in poche
righe un personaggio e/o unazione e chiedendo agli studenti di metterlo
in scena , come si fa abitualmente nei manuali di sceneggiatura.
Non voglio dire che questo esercizio non sia utile, anzi è utilissimo
se si considera che uno sceneggiatore nella stragrande maggioranza dei
lavori che affronta, opera su commissione, cioè viene incaricato
di sceneggiare idee o spunti di altri ( il regista, lattore, oggi
persino il produttore e/o funzionario televisivo) e dunque è bene
che si abitui alla massima disponibilità e si attrezzi a saper
raccontare le idee degli altri. Se si riesce a raccontare bene lidea
di un altro, è più facile raccontare le proprie. O almeno
dovrebbe essere così. Se però allaspirante sceneggiatore
non si lascia neppure al principio la libertà di raccontare quello
che vuole lui (una sua idea) lo si condiziona alla confezione del
prodotto invece che aiutarlo a seguire un proprio cammino. Per chi
tiene il corso poi, diventa difficile capire chi ha di fronte, qual è
la sensibilità, quali sono gli orientamenti creativi dello studente.
Ecco perché lesercizio che ho proposto in questa prima lezione,
vi ha lasciato assolutamente liberi di scegliere il vostro personaggio,
la vostra situazione. Se oltre a indicare un modello narrativo ( da seguire
e alloccorrenza modificare o trasgredire) vi avessi anche dato una
traccia di personaggio o di azione, le cose forse per voi sarebbero state
più semplici, ma non vi avrei aiutato a seguire il vostro libero
percorso creativo, né avrei avuto modo di capire cosa siete più
interessati a raccontare. Nella sezione esercizi, troverete alcune prove
molto interessanti da questo punto di vista, proprio perché intrecciano
uno studio di tipo tecnico, con temi e personaggi ben radicati nellesperienza
di chi ha scritto. E insieme, in questa sezione di commenti, segnalazioni
e integrazioni, si può notare come lattitudine di ciascuno
a narrare una storia che in qualche modo gli corrisponda,
non è affatto alternativo allamore per il cinema, tutto il
cinema, senza confini prestabiliti di genere e/o di livello, né
di scelta di tema o argomento.
3. Informazione. Al momento, lelenco dei partecipanti al
corso è questo ( cito quelli che non hanno ancora avuto il tempo
di mandare contributi scritti essendosi appena aggregati):
Ferruccio Danieli / Armando Gariboldi/ Gianfranco Staltari/ Sergio Anzi
/ Andrea Grassedonio / Francesco Spagnolo / Simone Zambelli / Bibì
Bellini / Daniele Ficarra / Giorgio 669 / Luca Ferraro / Stefano Corrias
/ Mary Femminista / John Smith / Andrea Boccia / Sabrina Gizzarelli
/ Gio / Giulio Minchielli.
Non abbiate fretta di inviare esercizi, siamo appena allinizio,
altri si stanno aggregando, e dunque in questa prima fase i tempi saranno
molto flessibili. Dunque inviate i vostri esercizi quando vi sentite pronti,
non cè una particolare urgenza.
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