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commenti

COMMENTO SU LOST ( Il personaggio di John Locke)
di Luca Barbie (lucabarbie@hotmail.com)

La struttura narrativa di Lost è estremamente intrigante: con la tecnica di svelare un mistero ad ogni puntata, agganciandocene però un altro, ottiene l’ “effetto ciliegia”, e cioè ogni puntata tira quella successiva. E’ difficile smettere di seguire l’incalzare degli eventi; me ne sono reso particolarmente conto io che la sto seguendo su dvd, quindi con la possibilità di guardare tutto insieme. Si continua fino a cadere stremati! Ogni puntata è un piccolo gioiello in fatto di equilibrio fra tensione, mistero, ironia e pura avventura. E il fatto di svelare le informazioni sui personaggi goccia per goccia, centellinando i flash back e inframezzandoli al corso della storia, è davvero notevole come intuizione.
Difficile scegliere una puntata; ma non impossibile. La migliore è quella che riguarda John Locke.
Probabilmente devo questa preferenza alla passione per la regia di Mr Night Shaymalan, maestro nel fuorviare l’attenzione dello spettatore per poi sbalordirlo con un improvviso schiaffo finale sotto forma di incalzanti spezzoni di filmato che ci dimostrano quanto il regista non abbia mai barato:nel film c’era già tutto, bastava saperlo cogliere. Signs, unbreakable, the village. E il sesto senso. Quattro pellicole (più o meno valide) caratterizzate da questo filo conduttore.
Bè, lo è anche la storia di Locke. Proviamo a spezzettarla.
La sua storia è quella di un uomo che per qualche motivo (incidente?) perde l’uso delle gambe. O forse ne era privo da sempre, ma poco importa. Quel che importa, invece, è che noi lo vediamo sull’isola che sgambetta felice; e non solo: caccia con l’abilità di un guerriero Sioux. Mai più penseremmo a lui come un ex-invalido; eppure…lui stesso ci fa sapere, subito, che è un “miracolato”. Ma non lo sono forse tutti, sull’isola? La verità è lì, davanti a tutti: già nella prima sequenza si osserva sbalordito il piede (che si muove!); incredulo si infila una scarpa e si alza, barcollando. Noi interpretiamo il suo stupore come quello di un sopravvissuto, in realtà non è così. Ed infatti usa quelle sue “nuove” gambe dapprima con un certo imbarazzo, con una certa fatica. E’ la paura, il dolore, pensiamo noi; tutt’altro.
Poi iniziano i flash back. Tutti hanno un misterioso passato: qual è il suo? E ci pare di capirlo, quello di un uomo frustrato che fa un lavoro castrante, torturato da un capo ufficio sadico, che sfoga il suo desiderio di avventura in assurdi progetti di escursionismo o in lunghe partite a un qualche wargame. Da tavola, ovvio. Ma non ci si fa caso. “Colonnello” si fa chiamare; eppure mai ha fatto il militare ci dicono. Un mitomane? Può darsi. Gira con un equipaggiamento da Rambo in vacanza e lancia il coltello come Jim Bowie. Un pazzo, dunque, che si trova a suo agio nella foresta selvaggia. La sua alienazione emerge prepotente nel colloquio (lui è a letto, immobile. Ma chi ci fa caso?) telefonico con una ragazza pagata per ascoltare le angosce della gente. Lui è innamorato, o almeno vuole esserlo. Vuole compagnia (donne non ne ha, sappiamo dalle battute del suo capo: dunque è un timido cronico? Un fallito?). La donna lo rifiuta, lui reagisce con rabbia. Ma non si alza dal letto. E la storia continua: anche la guida australiana lo rifiuta. Perché? Si parla di una “condizione” che non lo rende idoneo, anche se lui insiste a voler partecipare all’escursione. Noi sorridiamo, con compiacimento: abbiamo capito tutto! E’ stato internato in manicomio, è un pazzo, un disadattato, forse pericoloso. E invece…di colpo vediamo tutto e assistiamo a bocca aperta alla verità che si denuda innanzi a noi. Locke è un disabile, inchiodato su una sedia a rotelle (c’era la sedia, vicino a lui, sul luogo del disastro; viene anche spostata da qualcuno): è questa la sua “condizione”, ciò che lo rende diverso e perciò emarginato da chi lo deride (il capo ufficio) o lo compiange (la telefonista).
Siamo storditi: il regista ha barato? No. Ce lo dimostra con un rapidissimo riassunto. C’era già tutto, come ho detto: bastava saperlo cercare bene e riuscire a collegare i vari elementi fino a formare il quadro generale.
Locke è davvero un miracolato.
E la storia ci lascia un buon sapore in bocca, il sapore di qualcosa ben scritto e ben girato.


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