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gennaio 1006
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COMMENTO SU LOST ( Il personaggio di John Locke)
di Luca Barbie (lucabarbie@hotmail.com)
La struttura narrativa di Lost è estremamente
intrigante: con la tecnica di svelare un mistero ad ogni puntata, agganciandocene
però un altro, ottiene l’ “effetto ciliegia”,
e cioè ogni puntata tira quella successiva. E’ difficile
smettere di seguire l’incalzare degli eventi; me ne sono reso particolarmente
conto io che la sto seguendo su dvd, quindi con la possibilità di
guardare tutto insieme. Si continua fino a cadere stremati! Ogni puntata è un
piccolo gioiello in fatto di equilibrio fra tensione, mistero, ironia
e pura avventura. E il fatto di svelare le informazioni sui personaggi
goccia per goccia, centellinando i flash back e inframezzandoli al corso
della storia, è davvero notevole come intuizione.
Difficile scegliere una puntata; ma non impossibile. La migliore è quella
che riguarda John Locke.
Probabilmente devo questa preferenza alla passione per la regia di Mr
Night Shaymalan, maestro nel fuorviare l’attenzione dello spettatore
per poi sbalordirlo con un improvviso schiaffo finale sotto forma di
incalzanti spezzoni di filmato che ci dimostrano quanto il regista non
abbia mai barato:nel film c’era già tutto, bastava saperlo
cogliere. Signs, unbreakable, the village. E il sesto senso. Quattro
pellicole (più o meno valide) caratterizzate da questo filo conduttore.
Bè, lo è anche la storia di Locke. Proviamo a spezzettarla.
La sua storia è quella di un uomo che per qualche motivo (incidente?)
perde l’uso delle gambe. O forse ne era privo da sempre, ma poco
importa. Quel che importa, invece, è che noi lo vediamo sull’isola
che sgambetta felice; e non solo: caccia con l’abilità di
un guerriero Sioux. Mai più penseremmo a lui come un ex-invalido;
eppure…lui stesso ci fa sapere, subito, che è un “miracolato”.
Ma non lo sono forse tutti, sull’isola? La verità è lì,
davanti a tutti: già nella prima sequenza si osserva sbalordito
il piede (che si muove!); incredulo si infila una scarpa e si alza, barcollando.
Noi interpretiamo il suo stupore come quello di un sopravvissuto, in
realtà non è così. Ed infatti usa quelle sue “nuove” gambe
dapprima con un certo imbarazzo, con una certa fatica. E’ la paura,
il dolore, pensiamo noi; tutt’altro.
Poi iniziano i flash back. Tutti hanno un misterioso passato: qual è il
suo? E ci pare di capirlo, quello di un uomo frustrato che fa un lavoro
castrante, torturato da un capo ufficio sadico, che sfoga il suo desiderio
di avventura in assurdi progetti di escursionismo o in lunghe partite
a un qualche wargame. Da tavola, ovvio. Ma non ci si fa caso. “Colonnello” si
fa chiamare; eppure mai ha fatto il militare ci dicono. Un mitomane?
Può darsi. Gira con un equipaggiamento da Rambo in vacanza e lancia
il coltello come Jim Bowie. Un pazzo, dunque, che si trova a suo agio
nella foresta selvaggia. La sua alienazione emerge prepotente nel colloquio
(lui è a letto, immobile. Ma chi ci fa caso?) telefonico con una
ragazza pagata per ascoltare le angosce della gente. Lui è innamorato,
o almeno vuole esserlo. Vuole compagnia (donne non ne ha, sappiamo dalle
battute del suo capo: dunque è un timido cronico? Un fallito?).
La donna lo rifiuta, lui reagisce con rabbia. Ma non si alza dal letto.
E la storia continua: anche la guida australiana lo rifiuta. Perché?
Si parla di una “condizione” che non lo rende idoneo, anche
se lui insiste a voler partecipare all’escursione. Noi sorridiamo,
con compiacimento: abbiamo capito tutto! E’ stato internato in
manicomio, è un pazzo, un disadattato, forse pericoloso. E invece…di
colpo vediamo tutto e assistiamo a bocca aperta alla verità che
si denuda innanzi a noi. Locke è un disabile, inchiodato su una
sedia a rotelle (c’era la sedia, vicino a lui, sul luogo del disastro;
viene anche spostata da qualcuno): è questa la sua “condizione”,
ciò che lo rende diverso e perciò emarginato da chi lo
deride (il capo ufficio) o lo compiange (la telefonista).
Siamo storditi: il regista ha barato? No. Ce lo dimostra con un rapidissimo
riassunto. C’era già tutto, come ho detto: bastava saperlo
cercare bene e riuscire a collegare i vari elementi fino a formare il
quadro generale.
Locke è davvero un miracolato.
E la storia ci lascia un buon sapore in bocca, il sapore di qualcosa
ben scritto e ben girato.
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