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gennaio 1006
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Corsi e
concorsi
Appassionata di cinema lo sono sempre stata, anche se in realtà molti “classici” non
li ho visti o non li ho capiti (leggi Kubrick…). La cosa che mi
attraeva, nei film, a parte un fattore estetico negli interpreti, era
la storia. Altro non notavo (i buchi nella sceneggiatura sì, i
virtuosismi di regia no, per intenderci). Quando scrivevo (in modesta
prosa) cercavo di mettere su carta dei film che la mia immaginazione
molto visiva mi proiettava in testa – apparentemente con scarsi
risultati (benché pieni di dialoghi a raffica), finché un
editore nella sua lettera di rifiuto non suggerì “perché non
prova a scrivere per la TV?”. Ora, io la TV non la seguo dai primi
anni 90, dopo un’overdose di cartoni animati (i noti e “scandalosi” anime)
e telefilm negli anni 80, mentre continuo ad andare al cinema, così ho
deciso di puntare su quello – forse il mio sogno nascosto di sempre,
solo temporaneamente oscurato da un tentativo nel mondo del fumetto,
dove non sono riuscita ad andare oltre l’autoproduzione.
Così ho cominciato a cercare notizie su come scrivere sceneggiature
cinematografiche, su internet e nelle librerie londinesi, scaricando
tra l’altro sceneggiature di film già visti per confrontarli
con la versione scritta (interessanti le variazioni in Speed dove il
cattivo cambia nome, e in Matrix, l’originale – per non parlare
della sceneggiatura originale di Matrix Reloaded che i Watchowski hanno
completamente riscritto per fare la nota “ciofeca” uscita
al cinema…), cominciando a capire la differenza tra spec script (sceneggiatura originale), shooting script (da usare sul set e in corso
di produzione) e transcript (trascrizione del film a opera di fan).
Su Empire (britannico giornale di cinema) ho trovato la pubblicità di
Scriptshark, uno script doctor on-line, così nel 2001 mi sono
lanciata con la prima (orrida) sceneggiatura di fantascienza. Registrazione “manuale” (per
posta, dovendo reperire una risma di carta formato USA, ora acquistabile
anche su Amazon, allora chiesi alla mia amica di New York di spedirmene
una risma) con la Writers Guild of America West (WGAw) e spedizione on-line
a Scriptshark per la modica cifra di 155$ (+ 20$ di registrazione WGAw) – ovviamente
un “Pass”, ma dal coverage ho capito cosa non andava. Ho
fatto con loro un altro tentativo (in pratica una revisione) con gli
stessi risultati e ho lasciato perdere per cercare di scrivere meglio – tutti
aborti che non usciranno dal cassetto salvo totale riscrittura – studiando
ulteriori libri di struttura, formato, eccetera.
Nel 2002 ho seguito un corso con Franco Forte (di cui potete leggere
le teorie su Focus di maggio), ma non mi ha aiutato molto (anzi, spesso
era in contrasto con tutto ciò che stavo imparando).
Nel 2004 a Toronto ho trovato una copia di Creative Screenwriting e mi
sono iscritta alla loro newsletter gratuita (www.creativescreenwriting.com),
molto utile per i link e le recensioni dei film dal punto di vista della
sceneggiatura. Forse spronata da quella settimanale lettura (e la decina
di libri di teoria letti e studiati) ho cominciato a scrivere una nuova
sceneggiatura senza adattare una delle mie vecchie storie come avevo
fatto in precedenza: un’avventura fantasy passata anche al vaglio
del mio writers group anglofono, che mai aveva posato gli occhi su una
sceneggiatura (e tra l’altro la febbre ha colpito la nostra poetessa
scozzese che sta lavorando sulla sua prima sceneggiatura, con umorismo
tutto britannico!). Dopo la registrazione (stavolta on-line, molto più semplice
e veloce!) con WGAw, ho provato a spedirla a qualche concorso, senza
piazzarmi in nessuno. A gennaio l’ho anche registrata, cartacea
(ma da luglio si potrà finalmente farlo on-line), al Copyright
Office (45$ per copertura permanente, saranno 35$ on-line. La WGA protegge
solo per cinque anni, rinnovabili per altri cinque, ed è solo
una forma di registrazione della data di creazione, ma non garantisce
il rispetto del © e non protegge in caso di plagio).
Creative Screenwriting organizza ogni anno la Screenwriting Expo (www.screenwritingexpo.com)
a ottobre a Los Angeles, quattro giorni di conferenze (l’ottobre
scorso erano ospiti speciali quelli della Pixar, oltre a William Goldman,
Oliver Stone e altri), ma volendo anche pitch sessions ovvero cinque
minuti con un produttore/agente/manager di propria scelta per tentare
di piazzare la propria sceneggiatura (25$cad.). Molto più interessanti
da quel punto di vista gli “After the Expo”, incontri organizzati
dallo Sherwood Oaks College (www.sherwoodoakscollege.com) che riunisce
produttori/agenti/manager/rappresentanti delle case di produzione di
attori/registi in conferenze dopo le quali gli invitati si uniscono ai
tavoli di 8-12 persone per un incontro più ravvicinato.
Dopo questa esaltante esperienza all’Expo 5, dove ho solo seguito
le conferenze, senza azzardarmi a fare un pitch, ho capito che Hollywood
non è così irraggiungibile. Ho partecipato ad altri concorsi
(Slamdance e Bluecat danno anche un minimo di feedback più o meno
a pagamento), provato altri script doctors e scambiato consigli con gli
sceneggiatori conosciuti “After the Expo” (l’Expo con
i suoi 4000 partecipanti era troppo dispersiva per fare amicizia!).
Ad aprile mi sono sentita pronta per lo Scriptwriters Showcase (http://www.finaldraft.com/events-and-services/scriptwriters-showcase),
organizzato da Script Magazine, che a gennaio è stato acquistato
da Final Draft (il software ufficiale degli sceneggiatori, anche se io
continuo a usare Word 97…), tre giorni allo Sheraton Universal
(con visita ai set – non in uso – e vista sull’ufficio
di Spielberg) con molti meno partecipanti (saranno stati 350), molte
meno conferenze (l’alternativa era tra due, una per i film e l’altra
per la TV), ma la possibilità di un meeting di 15 minuti con agente/manager/produttore
di propria scelta (100$ cad.): io ne ho scelto uno solo perché compreso
nel pass, ma c’è chi se ne è fatti anche sette. A
sentire gli esiti, tutti erano molto soddisfatti degli incontri, e sono
probabilmente in attesa di ulteriori sviluppi. Io ho incontrato due inviati
di una compagnia di management perché cercavo qualcuno che mi
rappresentasse come scrittore, non per un singolo progetto (peraltro
ancora in fase di elaborazione), e mi hanno richiesto la sceneggiatura
di cui ho parlato al meeting (una nuova, che stavo ancora rifinendo) – ora
sono in attesa, ma già progetto la prossima Expo e intanto scrivo
una nuova sceneggiatura perché a ottobre ne voglio avere almeno
tre decenti in generi diversi per capire cosa mi viene meglio. Cerco
di tenere i contatti con gli sceneggiatori conosciuti a entrambe le manifestazioni,
forse con qualcuno scriverò qualcosa a quattro mani, intanto ci
scambiamo sceneggiature, opinioni e consigli su eventi o altri trucchi
di scrittura e di pitching.
Una nota alle lezioni sull’adattamento: Gianfranco ha totalmente
ragione per l’esecuzione materiale, ma per cominciare a lavorare
bisogna avere una sceneggiatura originale che fa da “writing sample”,
e comunque se decidete ti adattare qualcosa (romanzo, articolo, racconto),
assicuratevi prima i diritti (a meno che non sia un’opera di pubblico
dominio)! Dalle conventions è emerso di non scrivere cercando
di prevedere il mercato, ma ciò che più vi sta a cuore.
Certo è più facile vendere adattamenti che hanno già una
base di pubblico, ma un esordiente può farsi notare solo con qualcosa
di originale, che magari non verrà acquistato o prodotto, ma porterà ad
altri lavori, come riscritture o adattamenti (come citato nella lezione).
Creative screenwriting e Script Magazine sono pieni di storie di successi
e di consigli, spesso contrastanti, per cui secondo me è valida
l’unica strada suggerita da una nota autrice di prosa nostrana
nel titolo del suo primo romanzo: Và dove ti porta il cuore. E
non ti scoraggiare al primo rifiuto. E non ti fermare al primo progetto,
se quello non va, inutile riciclarlo o rifinirlo all’infinito,
passa ad altro, poi ci tornerai su se e quando sarà il momento.
Buona scrittura a tutti!
Barbara
ladyunicorn@tiscali.it
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