fumetti_corso di sceneggiatura on line/contributi2
     
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Corsi e concorsi

Appassionata di cinema lo sono sempre stata, anche se in realtà molti “classici” non li ho visti o non li ho capiti (leggi Kubrick…). La cosa che mi attraeva, nei film, a parte un fattore estetico negli interpreti, era la storia. Altro non notavo (i buchi nella sceneggiatura sì, i virtuosismi di regia no, per intenderci). Quando scrivevo (in modesta prosa) cercavo di mettere su carta dei film che la mia immaginazione molto visiva mi proiettava in testa – apparentemente con scarsi risultati (benché pieni di dialoghi a raffica), finché un editore nella sua lettera di rifiuto non suggerì “perché non prova a scrivere per la TV?”. Ora, io la TV non la seguo dai primi anni 90, dopo un’overdose di cartoni animati (i noti e “scandalosi” anime) e telefilm negli anni 80, mentre continuo ad andare al cinema, così ho deciso di puntare su quello – forse il mio sogno nascosto di sempre, solo temporaneamente oscurato da un tentativo nel mondo del fumetto, dove non sono riuscita ad andare oltre l’autoproduzione.
Così ho cominciato a cercare notizie su come scrivere sceneggiature cinematografiche, su internet e nelle librerie londinesi, scaricando tra l’altro sceneggiature di film già visti per confrontarli con la versione scritta (interessanti le variazioni in Speed dove il cattivo cambia nome, e in Matrix, l’originale – per non parlare della sceneggiatura originale di Matrix Reloaded che i Watchowski hanno completamente riscritto per fare la nota “ciofeca” uscita al cinema…), cominciando a capire la differenza tra spec script (sceneggiatura originale), shooting script (da usare sul set e in corso di produzione) e transcript (trascrizione del film a opera di fan).
Su Empire (britannico giornale di cinema) ho trovato la pubblicità di Scriptshark, uno script doctor on-line, così nel 2001 mi sono lanciata con la prima (orrida) sceneggiatura di fantascienza. Registrazione “manuale” (per posta, dovendo reperire una risma di carta formato USA, ora acquistabile anche su Amazon, allora chiesi alla mia amica di New York di spedirmene una risma) con la Writers Guild of America West (WGAw) e spedizione on-line a Scriptshark per la modica cifra di 155$ (+ 20$ di registrazione WGAw) – ovviamente un “Pass”, ma dal coverage ho capito cosa non andava. Ho fatto con loro un altro tentativo (in pratica una revisione) con gli stessi risultati e ho lasciato perdere per cercare di scrivere meglio – tutti aborti che non usciranno dal cassetto salvo totale riscrittura – studiando ulteriori libri di struttura, formato, eccetera.
Nel 2002 ho seguito un corso con Franco Forte (di cui potete leggere le teorie su Focus di maggio), ma non mi ha aiutato molto (anzi, spesso era in contrasto con tutto ciò che stavo imparando).
Nel 2004 a Toronto ho trovato una copia di Creative Screenwriting e mi sono iscritta alla loro newsletter gratuita (www.creativescreenwriting.com), molto utile per i link e le recensioni dei film dal punto di vista della sceneggiatura. Forse spronata da quella settimanale lettura (e la decina di libri di teoria letti e studiati) ho cominciato a scrivere una nuova sceneggiatura senza adattare una delle mie vecchie storie come avevo fatto in precedenza: un’avventura fantasy passata anche al vaglio del mio writers group anglofono, che mai aveva posato gli occhi su una sceneggiatura (e tra l’altro la febbre ha colpito la nostra poetessa scozzese che sta lavorando sulla sua prima sceneggiatura, con umorismo tutto britannico!). Dopo la registrazione (stavolta on-line, molto più semplice e veloce!) con WGAw, ho provato a spedirla a qualche concorso, senza piazzarmi in nessuno. A gennaio l’ho anche registrata, cartacea (ma da luglio si potrà finalmente farlo on-line), al Copyright Office (45$ per copertura permanente, saranno 35$ on-line. La WGA protegge solo per cinque anni, rinnovabili per altri cinque, ed è solo una forma di registrazione della data di creazione, ma non garantisce il rispetto del © e non protegge in caso di plagio).
Creative Screenwriting organizza ogni anno la Screenwriting Expo (www.screenwritingexpo.com) a ottobre a Los Angeles, quattro giorni di conferenze (l’ottobre scorso erano ospiti speciali quelli della Pixar, oltre a William Goldman, Oliver Stone e altri), ma volendo anche pitch sessions ovvero cinque minuti con un produttore/agente/manager di propria scelta per tentare di piazzare la propria sceneggiatura (25$cad.). Molto più interessanti da quel punto di vista gli “After the Expo”, incontri organizzati dallo Sherwood Oaks College (www.sherwoodoakscollege.com) che riunisce produttori/agenti/manager/rappresentanti delle case di produzione di attori/registi in conferenze dopo le quali gli invitati si uniscono ai tavoli di 8-12 persone per un incontro più ravvicinato.
Dopo questa esaltante esperienza all’Expo 5, dove ho solo seguito le conferenze, senza azzardarmi a fare un pitch, ho capito che Hollywood non è così irraggiungibile. Ho partecipato ad altri concorsi (Slamdance e Bluecat danno anche un minimo di feedback più o meno a pagamento), provato altri script doctors e scambiato consigli con gli sceneggiatori conosciuti “After the Expo” (l’Expo con i suoi 4000 partecipanti era troppo dispersiva per fare amicizia!).
Ad aprile mi sono sentita pronta per lo Scriptwriters Showcase (http://www.finaldraft.com/events-and-services/scriptwriters-showcase), organizzato da Script Magazine, che a gennaio è stato acquistato da Final Draft (il software ufficiale degli sceneggiatori, anche se io continuo a usare Word 97…), tre giorni allo Sheraton Universal (con visita ai set – non in uso – e vista sull’ufficio di Spielberg) con molti meno partecipanti (saranno stati 350), molte meno conferenze (l’alternativa era tra due, una per i film e l’altra per la TV), ma la possibilità di un meeting di 15 minuti con agente/manager/produttore di propria scelta (100$ cad.): io ne ho scelto uno solo perché compreso nel pass, ma c’è chi se ne è fatti anche sette. A sentire gli esiti, tutti erano molto soddisfatti degli incontri, e sono probabilmente in attesa di ulteriori sviluppi. Io ho incontrato due inviati di una compagnia di management perché cercavo qualcuno che mi rappresentasse come scrittore, non per un singolo progetto (peraltro ancora in fase di elaborazione), e mi hanno richiesto la sceneggiatura di cui ho parlato al meeting (una nuova, che stavo ancora rifinendo) – ora sono in attesa, ma già progetto la prossima Expo e intanto scrivo una nuova sceneggiatura perché a ottobre ne voglio avere almeno tre decenti in generi diversi per capire cosa mi viene meglio. Cerco di tenere i contatti con gli sceneggiatori conosciuti a entrambe le manifestazioni, forse con qualcuno scriverò qualcosa a quattro mani, intanto ci scambiamo sceneggiature, opinioni e consigli su eventi o altri trucchi di scrittura e di pitching.
Una nota alle lezioni sull’adattamento: Gianfranco ha totalmente ragione per l’esecuzione materiale, ma per cominciare a lavorare bisogna avere una sceneggiatura originale che fa da “writing sample”, e comunque se decidete ti adattare qualcosa (romanzo, articolo, racconto), assicuratevi prima i diritti (a meno che non sia un’opera di pubblico dominio)! Dalle conventions è emerso di non scrivere cercando di prevedere il mercato, ma ciò che più vi sta a cuore. Certo è più facile vendere adattamenti che hanno già una base di pubblico, ma un esordiente può farsi notare solo con qualcosa di originale, che magari non verrà acquistato o prodotto, ma porterà ad altri lavori, come riscritture o adattamenti (come citato nella lezione).
Creative screenwriting e Script Magazine sono pieni di storie di successi e di consigli, spesso contrastanti, per cui secondo me è valida l’unica strada suggerita da una nota autrice di prosa nostrana nel titolo del suo primo romanzo: Và dove ti porta il cuore. E non ti scoraggiare al primo rifiuto. E non ti fermare al primo progetto, se quello non va, inutile riciclarlo o rifinirlo all’infinito, passa ad altro, poi ci tornerai su se e quando sarà il momento. Buona scrittura a tutti!

Barbara
ladyunicorn@tiscali.it


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