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LINNOCENZA
DEGLI OCCHI
Tratto
da Diario, della settimana da venerdì 21 a giovedì
27 maggio
Tre cose. La prima, per quanto evidente, è stata curiosamente
poco notata. Nelle foto di torture e abusi diffuse via Internet
e da tutte le televisioni, in particolare quella che raffigura Lynndie,
la giovane soldatessa americana che, sigaretta alla Bogart allangolo
della bocca, indica con sorriso da bulla e le dita a pistola, gli
organi sessuali dei detenuti incappucciati, sono stati mascherati
e occultati i peni, ma non il volto della ragazza, nemmeno con labituale
barretta nera sugli occhi. Nessuno ha badato a proteggere lidentità
della carceriera, negandole la copertura garantita ai boia persino
nelle epoche più oscure, ma neppure ha minimamente pensato
che pubblicando quel ritratto di anonima ragazzina con i capelli
a caschetto avrebbe esposto al rischio della vendetta qualunque
ragazza occidentale dallaspetto vagamente rassomigliante.
Lesibizione punitiva del capro espiatorio rivela drammaticamente
il collasso delle più elementari norme di tutela non solo
del singolo individuo, ma della sua famiglia, della collettività
di cui fa parte e di chiunque altro (innocente) possa essergli simbolicamente
associato. Mentre le squadre speciali dei veri professionisti del
crimine militarista sono protette dal più rigoroso segreto
e da impenetrabili mascherature, le ragazzine mandate allo sbaraglio
sorpassando il cinismo della Prima Guerra Mondiale, vengono consegnate
alla gogna mediatica nella più totale irresponsabilità.
Viceversa, si censurano ipocritamente i sessi perché non
turbino la sensibilità del telespettatore, peraltro ormai
aduso a unesibizione di corpi nudi senza precedenti nella
storia dellumanità.
Seconda cosa. Molti invece hanno notato e rimarcato la contiguità
delle suddette immagini carcerarie con lo stile voyeristico del
Grande Fratello. Cè però qualcosa in più,
determinato dalluso della web cam, diventata ormai accessorio
connaturato, autentica protesi di soggetti non identificabili perché
invisibili (dietro la macchina da presa). Nessuno tra i primi commentatori
ha messo in questione chi ha fatto (e fatto fare) le fotografie
e le riprese. La civiltà dello spettacolo avrebbe dovuto
abituarci a distinguere tra chi recita la scena e chi
la mette in scena (questultimo con diverso e di
solito maggiore grado di responsabilità). Ma labitudine
alla soggettiva crea leffetto che il soggetto
che riprende non esista più, che anzi quel soggetto siamo
noi stessi che guardiamo. Il Grande Fratello, impunemente, si nasconde
sottraendosi a qualunque responsabilità individuale e a qualunque
giudizio morale.
Terza cosa. Le tecniche di ripresa dei filmati terroristi
sono, a confronto di quelle occidentali, da cinema muto. Camera
fissa. Situazione teatrale. Totali con minime varianti. Le immagini
occidentali sono riprese da più punti di vista, isolano,
esplorano dettagli, si muovono con loperatore, riproducono
lo stile dei porno amatoriali di ultima generazione. Il contenuto
fondamentale della rappresentazione (lumiliazione sessuale)
é intriso di goliardia, proprio come nei filmini diffusi
via internet delle feste di classe, a base di ubriachezza collettiva,
genuflessione delle compagne al servizio della sessualità
maschile in senso stretto, anzi strettissimo: il più delle
volte, infatti, il pene è lunica cosa che venga mostrata
del maschio, e spesso si tratta del pene delloperatore stesso,
mentre delle femmine si esibisce il volto in primissimo piano. Questo
tipo di filmati porno da qualche tempo ha partorito un nuovo sottogenere,
denominato Drunken. Trattasi di video, a volte casalinghi e famigliari,
ma più spesso girati in desolanti bar della provincia americana,
squallide palestre dove si accalcano ai tavoli giovani e maturi
alcolisti, ma soprattutto alcoliste allultimo stadio, ragazze
sole, le quali vengono a turno prelevate, portate in un parcheggio
e scopate in macchina, tra barcollamenti, rigurgiti di sperma e
di vomito. Lultima voga è lo spettacolo dellestrema
degradazione, non più offerto da disinvolte esibizioniste,
perché le povere creature oggetto delle riprese sono, da
ubriache, inconsapevoli di quello che fanno. Al confronto, i vecchi
filmati sado-maso tra adulti consenzienti sono cose da coltivati
borghesi. Qui si gode dello spettacolo dellumiliazione dei
derelitti, anzi delle derelitte, si inorridisce e si ride di un
nuovo freak-show di volti e corpi gonfi e macerati, di personalità
devastate. Immagini di una depravazione che non è la loro,
ma di chi ne fa oggetto di spettacolo per celebrare lunico
valore riconosciuto e ambito: il potere sugli altri e sullambiente
prescelto (inquadrato), cioè, per usare la definizione
del Manuale di Tortura Carceraria della CIA, il vantaggio
di avere il controllo totale del soggetto e del contesto ambientale.
Questi soggetti-vittime, nei filmati carcerari iracheni, sono tanto
i detenuti, quanto le ragazzine usate come aguzzine. Ma non si diceva
che lingresso delle donne nellesercito era il frutto
maturo dellemancipazione? No, non era maturo. Era marcio.
Il frutto marcio di una Democrazia diventata Potere di pochi e simboleggiata
ormai non da chi tiene in mano il telecomando, né dai patetici
fantasmi di chi ancora si illude di venire prescelto tra tanti ed
eletto a protagonista della scena, ma da quellEstraneo che
si nasconde dietro la macchina da presa e, governandola, governandoci,
si fa passare per noi.
Gianfranco Manfredi
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