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ESERCIZI DI GIUGNO 2005

ESERCIZIO 1 (di Maria): “Dicono di lui”


- Protagonista è Francesca, recentemente trasferitasi coi genitori dal caos cittadino alla tranquillità (?!?!) della campagna.
- Nadia, Laura e Valeria sono delle ragazze nate nel paese dove si è trasferita Francesca, che alla fine faranno da contraltare per comprendere chi lei sia davvero.

Siamo in un parchetto pubblico, in una bella giornata estiva. Il prato è pieno di fiori colorati. Inquadratura su un gruppo di margherite. Primo piano di una mano che ne coglie una. L’inquadratura ora si sposta su un gruppo di tre ragazze sedute su una panchina, una delle quali ha raccolto la margherita. La ragazza, Nadia, sta masticando una gomma.

-Quella troiazza è arrivata a scuola con una minigonna ascellare…

Un’altra ragazza del gruppo, Valeria, le fa coro.

- Già… è arrivata qui da poche settimane e cosa si è messa in testa? Di “farsi” tutto il paese?

Laura si alza, imitando una posa da diva e sfilando di fronte alle amiche:

-…si crede d’essere una top model.

Inquadratura su tutte e tre. Risata generale. Si riesce a percepire una lieve forzatura nelle loro risate. Si interrompono di colpo e girano la testa nella stessa direzione.

C’è un’auto, parcheggiata lì vicino, al limite del parco. Francesca ne sta uscendo infuriata.
Grida verso l’interno dell’auto, prima di sbattere la portiera.

- Perché non l’hai detto subito, lurido pezzo di merda?

Dall’auto esce Antonio un ragazzo belloccio, espressione ingenua, e replica:

- Perché sei diversa dalle altre, Francesca… non ci saresti mai stata… ma ti voglio bene!

Inquadratura su Francesca, espressione adirata:

- Hai mancato di rispetto ai miei valori, hai capito? I miei VALORI!!

Antonio cerca di raggiungerla e di fermarla, ma Francesca gli molla uno schiaffone e scappa.

Torniamo su Laura, Nadia e Valeria che hanno visto la scena e sono rimaste sconcertate. Nadia commenta:

- La troiazza ha dei valori!

Valeria:

- Povero Antonio… come si fa a trattare in sto modo un figo così?

Laura aggiunge:
- E’ fidanzato con un’altra tipa. Si vede che Francesca pretendeva l’esclusiva.

Fa due passetti di corsa verso Antonio, rimasto avvilito sul marciapiede e gli grida allegra:

- Ehi figone, quella se la tira troppo, prendi me… mi arrendo senza condizioni!

Antonio le fa un cenno per mandarla a quel paese e torna mesto in macchina.

Le ragazze si rimettono a ridere.

Maria (femminista@tiscali.it e femminista@tre.it)

COMMENTO di G.M. - Maria aveva mandato tre versioni diverse della stessa scena. Il testo che avete letto l’ho riscritto io tirando fuori il meglio dalle tre diverse versioni e correggendo ciò che non andava. In questo modo Maria può capire più chiaramente come riuscire ad essere meno dispersiva, e chi non conosce le precedenti versioni può avere una traccia più comoda per riflettere. Il problema con le comunicazioni via Internet è che non abbiamo un contatto immediato e “dal vivo”, dunque, in questo come in altri casi, quando ho suggerito delle correzioni a qualcuno di voi, siamo andati avanti a scambiarci testi per tre o quattro messaggi, sfiancandoci alla ricerca di una soluzione che a tu per tu avremmo potuto trovare più semplicemente e in poco tempo. Valga per tutti: cercate di essere scrupolosi e di mandare i vostri esercizi quando siete ragionevolmente sicuri di quanto avete scritto. Anzitutto: dovete precisare tutti i nomi dei personaggi coinvolti nella scena e descriverli sinteticamente, ma precisamente, uno per uno. Fate anche attenzione a caratterizzarli in modo che non siano interscambiabili, ma abbiano ciascuno un suo carattere. Per esempio, in questo caso, le tre ragazze (che in origine erano quattro) andavano differenziate. Considerate il risultato: Laura imita simpaticamente una top model e poi rimarca il suo carattere spiritoso offrendosi ironicamente ad Antonio; Valeria è invidiosa, un po’ timida e succube: l’apparente disinvoltura di Francesca l’ha disorientata (prima battuta) e poi ha subito compatito Antonio (seconda battuta); Nadia raccoglie una margherita, mastica la gomma, sputa sentenze moralistiche nel contenuto, sboccate nella forma. Nadia, insomma, è (nelle sue contraddizioni) parecchio infantile. In questo modo noi non abbiamo soltanto introdotto Francesca, ma anche tratteggiato le tre ragazze che parlano di lei, ciascuna con la sua personalità. La situazione è stata sintetizzata in un’unica e rapida scena (nelle precedenti versioni le scene erano quattro). Francesca ci è apparsa “a sorpresa” … presentata dalle tre come una puttanella presuntuosa, si è rivelata una ragazza di carattere, molto attaccata ai suoi ”valori”, nel caso: non vuole uscire con qualcuno già impegnato, ed è rimasta offesa e delusa perché lui non glielo aveva detto prima. Anche se le cose che le altre dicono di lei non sono affatto pareri contrastanti, anzi concordano, sono però espressi in modi diversi. Quanto alla diversità di Francesca rispetto ai giudizi superficiali che abbiamo sentito su di lei, sta nel mostrarci non a chiacchiere, ma nei fatti, con la sua irritata reazione ad Antonio, che una ragazza di città, molto attraente e abituata a un comportamento franco e disinvolto (a cominciare dall’abbigliamento), può tuttavia avere un suo codice di comportamento morale persino inflessibile. A contrasto, le tre ragazze di paese, che a partire dagli abiti che indossano, più anonimi e discreti (suppongo… perché Maria non lo ha precisato, ma andava fatto), nella stessa situazione di Francesca non si sarebbero fatte tanti scrupoli.
A partire da questo si può cominciare a discutere del contenuto: c’è davvero tutta questa differenza tra un paese di campagna e la città, nel modo di atteggiarsi delle ragazze? Non rischiamo di semplificare troppo la situazione? Nel seguito della storia è indispensabile chiarire: perché i genitori di Francesca si sono trasferiti lì da una grande città? Quali problemi di inserimento ambientale sono nati da ciò? Tu che scrivi, Maria, stai aderendo a priori e senza sfumature alle convinzioni di Francesca, e dunque le altre ragazze ti servono puramente da controcanto, oppure le altre non sono le sorellastre cattive di Cenerentola, ma delle persone con dei normali difetti e con delle contraddizioni, e possono persino (vedi ad esempio Laura) risultare divertenti e simpatiche? Sottolineo questo problema perché in una delle versioni di Maria, Francesca ha un’amica del cuore che cerca di comprenderla e consolarla. Tuttavia una tale chiarezza di “schieramenti” (le nemiche, l’amica) sa di prefabbricato. Avete presente i film di college? Ci sono sempre tre stronze a fare da contraltare alla bella e incompresa che si confida con l’amica del cuore delegata a sorbirsi gli sfoghi. Questo genere di semplificazioni possono andar bene in una commedia, ma stonano in un film che, come mi pare di intuire dalla traccia di Maria, considera il tema prendendolo molto sul serio. Per dare la necessaria credibilità psicologica, bisognerebbe evitare di mettere in scena delle caratterizzazioni di comodo. Se la nostra preoccupazione è quella di considerare le persone per quel che sono, con tutte le loro contraddizioni, e di sconfessare i pregiudizi, allora non possiamo avere atteggiamenti pregiudiziali nei confronti di nessuno. L’umanità (su questo sono sicuro che Maria è d’accordo) non si divide in grassi e magri, belli e brutti, simpatici e antipatici: tutti questi diversi tipi ovviamente esistono e in un contesto scolastico tendono a sclerotizzarsi fino a diventare “macchiette”. Ma se noi (come pare nell’intento di Maria) vogliamo raccontare delle “vere” psicologie, beh allora non possiamo giudicare le persone sulla base dell’aspetto esteriore o del loro ruolo in un gruppo (soprattutto perché il più delle volte il ruolo lo subiamo, ci viene imposto). Nel caso: le ragazze di un piccolo paese possono nutrire dei pregiudizi nei confronti della coetanea “straniera”, ma l’autore certo non può permettersi pregiudizi nei confronti delle stesse ragazze, altrimenti sconfessa le sue stesse premesse. Qui non ci troviamo, che so, in Alabama mentre si scatena la caccia al negro e dunque l’autore e i personaggi non possono che schierarsi da una parte o dall’altra con nettezza assoluta. Nell’emergenza tutto si fa più estremo, ma qui non c’è nessuna emergenza: siamo nel campo dei rapporti umani più normali e quotidiani, e bisogna dunque prestare un’attenzione ben maggiore alle sfumature.
E’ giusto e importante che il pubblico, già dalla prima scena, possa chiedersi, al di là del giudizio delle tre,che si è rivelato nei fatti sbagliato: Francesca non sta esagerando nella sua sfuriata? Oltretutto Antonio non è stato (giustamente) raccontato come un “rimorchiatore” o un molestatore da quattro soldi. Dunque non deve essere nemmeno lui la radice del problema. Francesca è arrivata in paese da poco, Antonio è solo una fresca conoscenza, non qualcuno che Francesca ha frequentato da mesi, tanto che non sa neppure che lui è fidanzato. Perché allora Francesca si è arrabbiata tanto? Ci sono sue precedenti e amare esperienze che possono spiegarlo? Ecco, se il pubblico guardando la prima scena si pone degli interrogativi, allora possiamo star sicuri che resterà attento alla storia, cioè che abbiamo trovato come si dice in gergo “un tirante”. Se il pubblico invece si ritrova tutto già spiegato e giudicato fin da subito, la nostra protagonista perde ogni mistero e la nostra narrazione diventa solo un’esemplificazione di un giudizio aprioristico. Per riferirci all’esempio citato di Welles, non dobbiamo mai dimenticare che il ruolo del giudice, soprattutto in campo morale, è sempre bene lasciarlo al pubblico. L’autore ha ovviamente un suo punto di vista da esprimere, ma non deve mai relegare il pubblico nel ruolo di chi lo registra passivamente, deve per prima cosa coinvolgerlo nella problematica. Dagli interrogativi nasce la curiosità, dai punti esclamativi nascono le prediche ( che rischiano sempre di rompere le scatole, anche quando ne condividiamo il contenuto).

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