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Se gli atei pregassero. "Imagine",
29 anni dopo
Articolo apparso su Diario della settimana,
27
novembre 2000
È
il 1971. I Beatles si sono già sciolti da un anno, di comune
accordo, su proposta di John Lennon che dal 67-68
ha imboccato un nuovo cammino di ricerca espressiva con Yoko Ono,
dagli esiti spesso sconcertanti. Malinconicamente, molti hanno giudicato
lo scioglimento dei Beatles come una confessione di "abbiamo
già dato", qualcuno si illude che abbiano solo esposto
il cartello di "chiuso per ferie" e che presto torneranno
insieme, e poi naturalmente cè la massa dei misogini
e delle ragazzine piangenti che riversa ogni colpa sulle supposte
dark ladies Linda e Yoko.
Ed ecco che, inatteso, giunge lalbum Imagine, con il
quale Lennon non solo dimostra di aver ritrovato se stesso, ma si
"marchia" con una canzone simbolo, destinata a diventare
il suo My Way. Desta sorpresa che dopo aver proclamato di voler
battere le strade dellavanguardia e della sperimentazione,
Lennon abbia partorito una canzone costruita su un semplicissimo
giro di Do, che è nella storia della musica pop lantagonista
strutturale del giro di blues. Il singolo arriva subito al terzo
posto nelle classifiche americane, in Inghilterra, causa censura,
viene pubblicato solo quattro anni dopo, e conquista il primo posto.
Nel frattempo, Imagine si è rivelata una canzone-manifesto,
capace di riassumere con mirabile nitore lutopia di unintera
generazione per consegnarla eternamente vergine ai posteri. Vergine...
questo forse era nelle intenzioni (dopotutto lo scandaloso album
"programmatico" di John e Yoko che li ritraeva completamente
nudi in copertina, si intitolava Due Vergini) in realtà nella
storia del rock non cè stata canzone più stuprata
di Imagine. Il tempo sembra aver dissolto il suo intento provocatorio.
Non cè entertainer al mondo che non labbia messa
in repertorio ed eseguita alla stregua di un qualsiasi evergreen
sentimentale, e non cè programma televisivo per famigliole
che non labbia ammannita come zuccheroso dessert, dissimulando
in puro flatus vocis i versi più chiaramente anti-religiosi,
quando non tagliandoli del tutto. La stessa Yoko Ono, del resto,
proponendola alla fine del 1999 come canzone Inno del Nuovo Millennio,
lha definita al tabloid londinese Sun come "una preghiera,
scritta per un mondo migliore", aggiungendo questo auspicio-appello:
"Spero che questo Natale il disco arrivi in testa alle classifiche.
Servirà a diffondere lidea della pace e John ne sarà
toccato".
QUALCUNO CREDE AL PARADISO? Non
guasterà, a quasi trentanni di distanza, una piccola
esegesi del testo di Imagine che ne richiami il senso originale
e ne misuri (scherzosamente, ma non troppo) qualche distanza dalloggi.
Lattacco
non potrebbe essere più diretto: Immagina che non esista
il paradiso. È facile, basta che ci provi. Tipica ironia
demistificatoria di Lennon: chi crede al Paradiso? Nessuno. Nessun
inferno sotto di noi (anche la teologia ufficiale ormai ammette
che lInferno è solo una metafora). Sopra di noi soltanto
il cielo (questo è un concetto più ostico per i credenti,
ma tutto è possibile dopo che il Papa ha detto che Dio non
ha la barba e che il Paradiso con gli angeli che suonano larpa
tra le nuvolette non va preso alla lettera). Immagina che tutte
le persone vivano solo per loggi (godi la vita adesso, cogli
lattimo fuggente, eterno imperativo libertino sempre scandaloso
agli occhi dei cantori delletica del lavoro, del sacrificio,
e della competizione). Immagina che non ci siano nazioni, non è
poi così difficile da fare (puro cosmopolitismo anarchico,
ma, dio mio, non sarà invece stato scambiato con lodiata
globalizzazione? In ogni caso pare difficilissimo abolire gli Stati
Nazionali, e tra chi lo chiede cè chi pretende le Regioni
Blindate e le Città Stato. Immaginare va bene, ma illudersi
è nefasto). Niente per cui uccidere o morire (nonviolenza
sacrosanta, ma con i guerrafondai come la mettiamo?) e anche nessuna
religione (ahi! Ecco il punto dolente. Come si fa a vincere la battaglia
della pace senza lappoggio delle principali organizzazioni
religiose? Qualche anima bella forse suggerirà di limitare
la proposta abrogativa al fondamentalismo islamico e alle sette
terroristiche giapponesi). Immagina che tutta la gente viva la propria
esistenza in pace (questo, certo, apre il cuore. In una canzone
funziona, in una riunione di condominio già meno). Risposta
di Lennon alle obiezioni: Puoi dire che sono un sognatore, ma non
sono il solo, spero che un giorno tu sarai con noi, e il mondo sarà
come ununica persona.
LUtopia, la forza del Sogno, limmaginazione che non
ha bisogno di andare al Potere perché è più
forte senza il Potere... non si è ancora capito? Si passi
alla seconda strofa. Immagina nessuna proprietà. Se ce la
fai, mi meraviglio anchio. Grande Lennon! Sferra il colpo
e aggiunge ironia, prima di riassumere "politicamente"
i punti cardine della visione: liberazione dal bisogno, dallavidità
e dalla fame, fratellanza universale, condivisione del mondo.
Questo messaggio viene ripetuto con diverse sfumature in altre canzoni
dellalbum. In Crippled Inside Lennon canta: Puoi anche
andare in chiesa a cantare gli inni, puoi giudicarmi in base al
colore della mia pelle, puoi vivere nella menzogna finché
muori, ma una cosa non puoi nasconderti: che sei menomato dentro.
In I Dont Wanna be a Soldier enuncia una serie di ruoli che
rifiuta: quello di soldato, perché non voglio morire, quello
di avvocato, perché non voglio mentire, quello di emigrante,
di povero e di ladro, perché non voglio scappare, quelli
di "fallito", di ricco e di uomo di chiesa, perché
non voglio piangere. Questultima associazione è significativa:
arricchire coincide per Lennon con un drammatico fallimento, e appartenere
a una chiesa per lui conduce allo stesso esito. Lapparente
ricchezza materiale e quella spirituale, incarnate in ruoli, sono
per Lennon le maschere sociali che celano un senso profondo di deprivazione
e di smarrimento.
Conclusione: il sognatore di Imagine non è affatto un ingenuo.
È amaramente consapevole di dover vivere appeso a una speranza
molto esile di riscatto universale, ma non si limita ad aspettare
che si realizzi. Cerca felicità per sé, nelloggi,
e sintonia con lo stato danimo di tutti. E canta, chiaro e
sommesso, senza bisogno di rafforzare il messaggio con scansioni
ritmiche e clangori elettrici, che non esiste lotta per la pace
senza denuncia dellordine sociale e dellipocrisia religiosa
in particolare.
TRA PROPAGANDA E VERITÀ. Domanda: Lennon era anarchico?
Verrebbe ovvio rispondere di sì, ma la cosa non è
così semplice come appare. In unintervista politica
concessa nel 1966 al giornalista Ray Coleman del Disc Weekly Lennon
dichiara: "Io non sono un anarchico e non voglio sembrare uno
di loro. Ma penso che sarebbe un bene se sempre più gente
si rendesse conto della differenza tra la propaganda politica e
la verità. Cè una sola ragione che spieghi la
quantità di programmi televisivi elettorali: i politici vogliono
forzare il pubblico a guardarli. Altrimenti, alla gente non potrebbe
fregare di meno di loro... perché sotto sotto la maggior
parte delle persone sa che cè qualcosa di sbagliato
nellattuale forma di governo... questi politici a me sembrano
tutti uguali. Parlano solo di economia, non delle persone e della
fame di libertà. Le cose che contano di più per noi,
per loro sono irrilevanti".
Al momento in cui rilasciava questa intervista, John non aveva ancora
conosciuto Yoko Ono, e lo scioglimento dei Beatles non era allordine
del giorno. I Beatles però avevano maturato la decisione
di non apparire più in pubblico, turbati dallevidenza:
i loro concerti erano diventati puri riti spettacolari e listerismo
per il quartetto svuotava di significato ogni tentativo di comunicare.
PIÙ POPOLARI DI GESÙ. Fu allora che Lennon
cominciò a mostrarsi provocatorio anche nei confronti del
pubblico e a dare scandalo fuori dalla cornice abituale del palcoscenico.
Nello stesso anno 1966 rilasciò una famosa (e per molti malfamata)
intervista alla giornalista Maureen Cleave dellEvening Standard,
in cui proclamava che i Beatles erano più popolari di Gesù
Cristo. Seguirono parziali ritrattazioni, in cui Lennon
spiegò che aveva voluto essere ironico, ma è bene
rileggere il testo integrale della sua dichiarazione alla Cleave:
"Il cristianesimo è destinato a scomparire, raccoglierà
sempre meno fedeli fino a svanire del tutto. Non cè
nulla da discutere su questo punto: ho ragione e i fatti mi daranno
ragione. In questo momento siamo più popolari noi di Gesù.
Gesù era in gamba, ma i suoi seguaci erano gentaglia rozza
e ottusa". Pur nella frettolosità della "sparata"
non deve sfuggire lacuta associazione tra il cristianesimo
e lidolatria suscitata dal rock. Questa resterà una
costante per Lennon, che non a caso canterà: Io non credo
in Dio, io non credo ai Beatles.
E neppure si può dire che fosse meno smitizzante nei confronti
della già affiorante spiritualità new age. Del guru
Maharishi che tutti davano per guida spirituale dei Beatles, disse
che le sue tecniche di meditazione erano "bolle di sapone".
Un giudizio più gentile , se vogliamo, di quello dato da
Mick Jagger ("un ciarlatano") ma anche più sarcastico.
Era il tempo in cui un altro celebre cantante, Donovan, dichiarava:
"La musica pop è il veicolo perfetto per la religione".
Se guardiamo alla riabilitazione del rock voluta da Giovanni Paolo
II, non possiamo non riconoscere un carattere profetico alle parole
di Donovan. La sbandierata sicurezza con la quale Lennon annunciava
la fine del cristianesimo può invece apparire patetica, e
il suo disagio nel vivere da protagonista il trionfo del rock idolatrico
può essere giudicato contraddittorio e tragico.
Quando Lennon venne ucciso, nel 1980, aveva abbandonato le scene
da cinque anni, cercando di vivere come un normale cittadino di
New York, uscendo per strada senza guardia del corpo, chiacchierando
con le persone del quartiere, non più costretto a fuggire
dallassedio dei fans, tanto da fermarsi in mezzo alla strada
per firmare un autografo a Mark Chapman, luomo che gli avrebbe
poi sparato.
La morte violenta consegnò John Lennon allicona che
credeva dessere riuscito a spezzare. Ma oggi che è
diventato un santino buono per tutti gli usi, si cerchi almeno di
rispettarlo per ciò che era: non un leader politico, non
un modello di comportamento, ma un ateo militante, questo sì.
Gianfranco Manfredi
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