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LEZIONE
XX
I GENERI MODERNI (IV)
L’EROTICO E IL PORNO
“
L’Erotico è il Porno di ieri.” Questa popolare
definizione, ideata scherzosamente per liquidare l’annoso
e spesso anche tedioso dibattito culturale sulle differenze tra
i due generi, resta tuttavia una battuta piuttosto superficiale.
E’ vero che, nel tempo, la morale sessuale registra cambiamenti
rilevanti e le soglie del proibito variano in analoga misura della
lunghezza delle gonne, a seconda della fase storica. Tuttavia i
due generi sono strutturalmente molto diversi e questa diversità non
può venire definita sulla base di un codice esterno, perché è intrinseca.
Nemmeno può essere definita sulla base della semplice distinzione
tra rapporto sessuale parziale e simulato (soft core) e rapporto
sessuale integrale e realmente praticato (hard core), essendo evidente
(soprattutto a chi fa cinema) che può esserci autenticità nella
e aldilà della simulazione, tanto quanto simulazione nella
rappresentazione più crudamente realistica. La differenza
sta proprio nella natura/struttura e nei ben distinti obiettivi
dei due generi. Ecco perché è indispensabile esaminarla
in un corso di sceneggiatura, per quanto possa apparire bizzarro
parlare di sceneggiatura in riferimento a due generi che ne fanno
spesso e volentieri a meno. Nel cinema Porno la messa in scena
di numeri di accoppiamento sessuale non richiede se non in rari
casi un testo scritto. Ma anche un film Erotico capostipite come
Emmanelle di Just Jaeckin (1974) venne girato senza sceneggiatura
alcuna, con un’abbondante dose di casualità e di improvvisazione,
e persino inserendo al montaggio finale una scena prelevata da
un’altra pellicola. D’altro canto, un film è sempre
e di per sé un racconto per immagini, sia che l’organizzazione
finale delle sequenze venga realizzata sulla base di uno script
preliminare, sia che venga creata solo successivamente, al montaggio.
Un gioco in uso tra gli artisti dada, era quello denominato Cadaveri
eccellenti e consisteva in questo: un artista disegnava dei tratti
incompiuti, ripiegava il foglio dove i tratti si interrompevano
e lo passava al vicino che continuava quei tratti in un libero
sviluppo e così via fino all’ultimo artista della
tavolata. Al termine, si dispiegava il foglio e si osservava il
risultato d’insieme, sempre e comunque “opera compiuta” aldilà della
frammentarietà e casualità delle sue singole parti.
Questo gioco mette perfettamente in luce come qualunque finalizzazione
metta capo a un risultato che appare unito nelle sue parti ed espressivo
nel suo insieme. La tecnica è molto simile a quella del
montaggio cinematografico che è un’operazione pienamente
narrativa. In una passata lezione ho già osservato come
sia fondamentale per uno sceneggiatore, più ancora che la
presenza sul set, farsi una buona esperienza in sala di montaggio,
perché quello è un momento assolutamente essenziale
della narrazione del film, mettendo capo al vero “testo” definitivo.
Assai di rado i registi invitano lo sceneggiatore al montaggio,
oggi sovente (e questo è davvero un abominio) non ci vanno
neanche loro, delegando il compito dell’assemblaggio del
materiale girato al solo montatore, cui si dà come mera
guida lo script originale, o se ci sono, degli story-board d’indirizzo.
Non a caso sono i produttori che invece pretendono di visionare
personalmente il girato e di controllarne l’editing, evidentemente
più consapevoli di certi autori che la narrazione di un
film è quella che si vede alla fine, non quella che si è presunta
al principio. Ma tornando ai due generi considerati, vedremo anzitutto
ciò che hanno in comune, per poi passare alle differenze.
a) Elementi comuni
1. Sia il Porno che l’Erotico pongono la sessualità al
centro del racconto. Nel cinema di tutti i generi e di tutte le
epoche esistono scene erotiche, nudi e rappresentazioni di rapporti
sessuali, ma solo nel Porno e nell’Erotico queste scene sono
il fulcro quasi esclusivo, sempre dominante, della narrazione.
Il sesso non è semplicemente inteso come uno dei tanti momenti
dell’esperienza umana, ma come il momento fondamentale, il
più rappresentativo, sino a coincidere con il senso stesso
dell’esistenza.
2. Porre il sesso al centro dell’esistenza umana costituisce
motivo di scandalo per tutte le filosofie e ideologie politiche
e/o religiose che invece considerano altri aspetti della vita come
centrali: la lotta per la sopravvivenza, la fede, la legge e l’ordine
sociale, il lavoro, il potere, la creatività artistica eccetera.
La censura e il sistema delle proibizioni entrano in campo proprio
per questo motivo: non si contesta tanto la rappresentazione della
sessualità, ma il fatto di assumere la sessualità come
centrale e dominante. Persino la cultura liberale può considerare
eccessiva e riprovevole tanta considerazione, pur non proibendola
per legge. Allo stesso tempo, come ben dimostrano gli scritti del
Marchese De Sade, la sessualità come dominio non è necessariamente “libertina” (oggi
diremmo “libertaria”) e dunque non incarna in quanto
tale valori positivi o di avanzamento sociale, anzi può manifestare
aspetti assolutamente retrivi sul piano del costume e della morale.
Sia il Porno che l’Erotico hanno a che fare con il “dionisiaco” ,
cioè il lasciarsi andare all’ebbrezza, senza freni
di sorta. Il limite di solito accampato è “tutto è lecito
tra adulti consenzienti”, ma in realtà la sessualità tende
ad autolegittimarsi come valore a sé, a prescindere da qualsiasi
consenso.
3. In nessun genere cinematografico come nell’Erotico e
nel
Porno, la donna assurge a protagonista assoluta, non per
scelta drammaturgica, ma come dato di fatto. Che il cinema di sesso
sia “per
soli uomini” e strumentalizzi la donna, ovvero che esso sia
(come giudicano opposte scuole critiche) parte essenziale del movimento
di liberazione della donna, è comunque indubbio che in esso
il ruolo femminile non è di contorno alla presenza dominante
maschile, casomai avviene il contrario. (Per inciso: nessuno si
sognerebbe di sostenere che la rappresentazione di un rapporto
omosessuale strumentalizzi gli omosessuali. E’ stata piuttosto
una certa commedia apparentemente “innocente” a sfruttare
il personaggio gay, riducendolo al ruolo di macchietta). Dal punto
di vista della scrittura, questo è un punto estremamente
importante. Si può certo scrivere un film Erotico con
un protagonista maschio ed eterosessuale, ma va tenuto in debito
conto
che la presenza femminile lo schiaccerà fatalmente, e dunque è proprio
questo che dovremo raccontare: la sconfitta del protagonismo maschile
(studiatevi L’Angelo Azzurro di Joseph von Sternberg,
1930, e Lolita di Stanley Kubrick, 1962, e questo punto vi risulterà chiarissimo).
4. L’Erotico e il Porno rappresentano il
più grande
business della Storia del Cinema. Ciò può corroborare
la tesi della Sexploitation, cioè l’idea che il precipuo
ed unico scopo degli autori, dei produttori e di tutti i protagonisti
di questi generi sia quello di fare quattrini. Però al contrario
di quanto si ritiene comunemente, se uno non considera centrale
il sesso e la sua rappresentazione, non può realizzare un
buon film Erotico o Porno. Un autore cinematografico
può esprimersi
attraverso molti generi, e alcuni può affrontarli senza
crederci particolarmente, per pura convenienza professionale. Ma
per fare film di sesso, bisogna crederci. C’è un elemento
profondamente vocazionale all’origine della scelta di fare
questo genere di film, che non può venire facilmente rimosso.
Se non ci siete portati, non provateci neppure.
b) Differenze
- Origini strutturali
Il cinema Erotico è dal punto di vista della scrittura
drammaturgica chiaramente figlio dei generi classici: Tragedia,
Commedia ed Epica.
La narrazione è compiuta e organizzata in tre atti: presentazione
dei personaggi, sviluppo e scioglimento finale. Molti film giudicati
erotici all’epoca dell’uscita (ai due classici citati
sopra, è d’obbligo aggiungere quanto meno Lulù di
Pabst, 1929) sono oggi considerati puramente dei drammi. Come vengono
considerati commedie a tutti gli effetti i film vaudvilleschi e “scandalosi” di
Mae West, piuttosto che quelli del popolare filone cinematografico
della commedia erotica italiana, originato da Malizia di Salvatore
Samperi (1973), come anche il collaterale filone farsesco del tipo
Giovannona Coscialunga, disonorata con onore di Sergio
Martino (1973). Non sono stati ancora apparentati all’epica
il già citato
Emmanuelle o Histoire D’O dello stesso autore (1975) eppure
la scansione del racconto a tappe, attraverso cioè una serie
di esperienze e di prove sessuali, miranti al compimento di un’impresa, è una
chiarissima riproposizione del meccanismo fondamentale del racconto
epico. Tanto che si potrebbe definirlo cinema erotico-eroico.
Il cinema Porno è pre-narrativo. Affonda le sue radici nelle
esibizioni oscene con o senza palcoscenico. La sua struttura è frammentata.
Il frammento è il più delle volte autonomo e ha (in
cinema) dei format variabilissimi: da pellicole di pochi minuti
a film di durata normale, ma anch’essi, tranne pochissime
e storiche eccezioni ,componibili e scomponibili a piacere, nei
quali ogni segmento costituisce un numero fine a se stesso, tanto
che può venire estratto e sistemato in tutto o in parte
in un altro film senza che la cosa si noti particolarmente o dia
minimamente fastidio allo spettatore. Come si è notato prima,
anche in una compilation c’è un qualche criterio unificante,
tuttavia nel Porno, soprattutto in quello contemporaneo, questo
criterio è quanto mai labile.
- Fini espressivi
Il cinema Erotico è spessissimo di derivazione letteraria
seppure in una trascrizione piuttosto libera (come ad esempio La
chiave, di Tinto Brass, 1983, ispirato all’omonimo romanzo
di Tanizaki,già portato sullo schermo nel 1959 da Kon Ichikawa)
e vanta quasi sempre una fotografia particolarmente raffinata e
in generale una cura estetica notevole. Si è detto che tutto
ciò avviene al mero scopo di rendere “artistico” e
dunque accettabile un film che altrimenti subirebbe una doppia
censura: vietato ai minori (il che è dato per scontato)
e relegato distributivamente al circuito dei cinema a luci rosse
(il che è ben poco auspicabile). Questo può essere
un motivo d’occasione, ma quello più profondo è che
il cinema Erotico non vuole e nemmeno può prescindere dall’eleganza
estetica. Si tratta eminentemente di un cinema di idee. Abbiamo
già notato come esso esprima una filosofia di vita, nella
quale il sesso riveste il ruolo dominante. Ma qui la sessualità viene
descritta e indagata molto aldilà dell’accoppiamento,
in tutti i suoi rituali: prima, durante e dopo l’atto sessuale
in se stesso. Il Soddisfacimento (peraltro raro perché i
film erotici si fondano soprattutto sull’ardua, quasi impossibile
lotta contro l’insoddisfazione) è all’interno
del racconto del Desiderio, che è cosa ben più complessa,
al contempo fisica ed ineffabile: ha cioè a che fare con
il gioco delle Passioni. L’atto sessuale non è un
atto sessuale qualsiasi, più o meno istintivo e casuale,
ma è pensato e scelto. Le scene “forti” in un
film Erotico, sono tali in quanto rappresentano delle
situazioni esemplari, che rivelano negli amanti un gusto e una
fantasia del
tutto particolari (vedi il burro di Ultimo Tango a Parigi, di Bernardo
Bertolucci, 1972). Un critico inglese che è stato anche
sceneggiatore di film erotici e soft-core, David McGillivray, ha
scritto: “ Diventa molto noioso cercare di inventare modi
diversi per far fare l’amore alla gente. La puoi far contorcere
sotto le lenzuola, nella vasca da bagno o sotto la doccia. Io queste
variazioni le ho usate tutte.” Per uno sceneggiatore di film
erotici il principale e difficile compito è quello di sconfiggere
la ripetitività dell’atto sessuale, rendendo ciascun
accoppiamento davvero unico e memorabile. Ci sono stati nel passato,
degli autori porno di spicco che si sono assunti lo stesso obiettivo
(ad esempio Gerard Damiano che si è sempre considerato,
a ragione, un autore cinematografico, non un semplice pornografo),
però l’unicità di un film erotico non sta tanto
nella varietà delle posizioni, delle combinazioni, delle
tecniche sessuali, nella scelta dei luoghi o delle circostanze
bizzarre, ma nel rendere il singolo atto sessuale, adeguatamente
collocato nel contesto della storia, simbolico di qualcosa che
va aldilà dell’atto sessuale stesso. Nei film degli
autori più consapevoli e di quelli unanimemente riconosciuti
come Maestri (come lo stesso Bertolocci, Godard, Pasolini ) la
Sessualità , proprio in quanto concepita come elemento centrale,
diventa una metafora dell’intera esistenza, indagata nei
più sottili risvolti psicologici e sociali, incluse le strutture
di potere, le differenze di classe, di sesso,di età, di
razza, il passaggio dall’adolescenza all’età adulta,
l’esperienza del godimento e del dolore, la ricerca della
felicità e quella del senso recondito della vita e della
morte. Ecco allora che l’esemplare scena di sesso (quella
per cui il pubblico accorre al cinema, tanto per essere chiari)
deve corrispondere al tema generale del film, esprimerlo metaforicamente,
e, dato che si tratta di narrazione per immagini, ambire a diventare
un’Icona. Sceneggiare un film erotico di questo livello,
richiede una buona dose di cultura, di esperienza e di immaginazione
sessuali, ma soprattutto esige una sorta di ricerca sacra, in cui
ogni atto diventa rituale e ogni rito diventa segno estetico.
Se il cinema Erotico tende alla Totalità e al Sublime, il
cinema Porno tende invece al Dettaglio e al Corrivo. L’uso
del Dettaglio è il contributo più importante dato
dal Porno, fin dalle origini, alla grammatica del Cinema.
Le prime riprese adottavano uno schema teatrale, mostrandoci totali
d’ambiente,
senza quasi movimenti di macchina e con una ridottissima alternanza
di piani di ripresa. Ma il Porno aveva l’esigenza di mostrare
un autentico atto sessuale e doveva per forza avvicinarsi perché il
pubblico potesse vederlo bene. Gli organi sessuali vengono così sempre
più isolati dal contesto e persino dai loro portatori. Diventando
con il tempo sempre più ginecologico, il Porno è giunto
a mostrarci l’atto da punti di vista impossibili alla comune
percezione, e nella versione grande schermo, anche in dimensioni
estranianti. Il presunto realismo estremo del Porno va a dissolversi
in un’immagine puramente onirica, non percepibile nella vita
reale. Dicevo che questo suggerimento passa dal Porno al Cinema
in generale che nella scomposizione della figura umana e nel ritaglio
dei particolari dall’ambiente trova una potente risorsa espressiva.
Questo sviluppo era stato annunciato del resto, ben prima della
nascita del Cinema, dal famoso dipinto del 1866 di Gustave Courbet,
L’Origine du Monde, esposto al Musée d’Orsay
di Parigi (cfr. immagine). Il dipinto e il suo titolo si tengono
a vicenda. Il sesso (non la sessualità in generale, proprio
l’organo sessuale) separandosi dall’insieme, rivela
tuttavia il significato più universale che si possa immaginare,
non solo l’origine della vita, ma quella del Mondo. Nel Porno l’idea del dettaglio, nata da un’esigenza di tipo pratico
(mostrare da vicino), viene però riassorbita nell’atto
pratico stesso. La sua valenza simbolica si perde, a causa della
ripetizione meccanica, della trascuratezza stilistica e spesso
della poca brillantezza degli interpreti anche sul piano della
prestazione strettamente sessuale. Di questa Corrività il
Porno attuale via Internet con tutte le possibili varianti del
genere Gonzo, fa il suo punto di forza, nella fiducia che una realtà apparentemente
senza filtri (la stessa di certi reality) possa offrire occasione
di identificazione e protagonismo praticamente a chiunque.
La ricerca del Sublime può risultare ovviamente altrettanto
ridicola, noiosa e irritante dell’espressione del Corrivo.
E viceversa un filmetto amatoriale può sollecitare una riflessione
sullo “stato delle cose” altrettanto interessante di
quella di un film erotico d’autore. Lo scopo di questa lezione
non è quello di esprimere una preferenza tra i due generi,
ma quello di illustrarne semplicemente punti di contatto e differenze.
d) Un esercizio utile
Torniamo ai problemi di sceneggiatura, a partire da quanto abbiamo
detto sull’esemplarità delle scene climax nell’Erotico e sulla funzione del Dettaglio nel Porno. La narrazione di una
scena è sempre da un lato racconto di un momento magari
non sempre esemplare, ma quantomeno esemplificativo, dall’altro “narrazione
al dettaglio”. Noi facciamo accadere solo quello che è essenziale
accada, facciamo dire solo quanto vogliamo far dire, mostriamo
solo ciò che vogliamo mostrare. Noi, scrivendo per il cinema,
anche quando presumiamo di voler rappresentare la vita reale, ne
raccontiamo in realtà momenti particolari e frammenti. E
quali tra i tanti possibili? Quelli più rilevanti e potenzialmente
più espressivi. Non si tratta di istanti semplicemente “ripresi”,
nel senso di “riprodotti” dalla vita reale, sono anzi
prodotti, creati dal narratore e selezionati tra altri giudicati
inessenziali, superflui o incongrui (tanto per fare un esempio
corrivo, un eroe in genere è esonerato dall’andare
al cesso). Il maggiore contributo del Porno alla sceneggiatura
e alla regia ci viene rivelato in questo aneddoto raccontato dal
grande sceneggiatore e regista Billy Wilder. Lo cito a memoria
non ricordando l’esatta fonte documentaria, dunque scusate
le imprecisioni. Racconta Wilder che dovendo affrontare la sua
prima regia, si recò a chiedere consigli a uno stimato ed
esperto regista. Questi gli mostrò un filmino porno. Wilder
si ritenne preso in giro, ma il suo mentore gli precisò che
il problema era centrare sempre il Fucking Point. Si tratta di
un gioco di parole: What’s the fucking point ? Cioè:
qual è il punto? o più letteralmente il fottuto
punto,
non dovrebbe essere una risposta, è una domanda. Ma la risposta
sta proprio nel fottuto. Qual è il centro della messa in
scena, il punto focale e dominante, in un film porno? L’atto
del fottere. Se funziona quello, funziona la scena, altrimenti
non funziona proprio niente. Questo può valere da insegnamento
per il racconto cinematografico in generale: al centro di ogni
scena dev’esserci ciò che conta, e perché conti
davvero deve poter attirare lo sguardo e l’attenzione del
pubblico, suscitandone l’interesse più istintivo e
immediato. Un bravo regista deve saper cogliere al volo e dal vivo
ciò che nasce sul set: se il dettaglio più espressivo
e riassuntivo di una situazione, è per esempio l’espressione
di un attore, va colta e focalizzata quella, anche se il programma
delle riprese non prevedeva affatto un primo piano. Ma già in
sede di scrittura e a prescindere da scelte di inquadratura che
non ci competono da sceneggiatori, dovremmo evitare descrizioni
troppo generiche o divagazioni su troppi dettagli, concentrandoci
invece sempre sul nocciolo della situazione ed esprimendolo in
modo che sia subito evidente alla lettura e non consenta equivoci
di interpretazione. Un ottimo esercizio può essere, quando
ci imbattiamo in una scena difficile che non sappiamo bene su quale
elemento centrare, domandarci: come la scriverei se fosse un film
porno? Sarà molto più facile capire dove dobbiamo
sfrondare e cosa invece dobbiamo rimarcare con forza.
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