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LEZIONE XXVI
I GENERI MODERNI (VIII)
IL PASSATO RECENTE
Abbiamo visto nella precedente lezione quanto sia importante, in
un film storico, chiarire il punto di vista da cui si guarda agli
eventi del passato. Qui metteremo a confronto due diversi punti
di vista da cui si può considerare il passato recente: la
memoria e la nostalgia. Ci sono due film che possono chiarire perfettamente,
nel confronto, la differenza. Il primo è The Last Picture
Show (L’Ultimo Spettacolo) di Peter Bogdanovich (1971) tratto
dall’omonimo romanzo di Larry McMurtry , sceneggiatura dello
stesso McMurtry. Il secondo è American Graffiti (1973) di
George Lucas, sceneggiatura di Lucas e di Gloria Katz. Mettetevi
però da parte anche I Vitelloni (1953) di Federico Fellini
per un confronto successivo.
Il film di Bodganovich è ambientato nel 1951 in un paesino
del Texas. Due amici, Sonny e Duane, usciti dall’adolescenza
e in pieno passaggio all’età adulta, trascorrono le
loro giornate tra cinema, pallacanestro e ragazze. Il problema
che li angustia è: andarsene o no dalla grigia vita della
provincia?
Il film di Lucas racconta i primissimi anni 60. Ci troviamo anche
qui in provincia, e i due protagonisti stanno per lasciare la città per
il college. Il loro problema è lo stesso: andarsene o restare?
Come si vede, il soggetto di per sé è identico,anche
i personaggi dei due film si somigliano. Lo sviluppo non potrebbe
essere più diverso. Il primo è un film di memoria,
il secondo un film di nostalgia.
a) Memoria
Il film di Bodganovich è una ricostruzione d’ambiente
estremamente realistica, tutto pare così vero (anche grazie
alla rigorosa scelta del bianco e nero) da sembrare anche lontano
e distante. Non è lontana da noi la problematica dei due
amici, e neppure lo sono i loro contraddittori e contrastati sentimenti,
ma è lontano e perduto il contesto e l’ambiente che
li circonda: un mondo di provincia che sta finendo e questa fine è simboleggiata
dalla chiusura del cinema locale , vissuta come la fine dei sogni
a contatto con la cruda e melanconica realtà. C’è ben
poco da rimpiangere, se non la giovinezza perduta. C’è invece
molto da ricordare come sono da ricordare tutte le cose che tramontano
e muoiono.
b) Nostalgia
Il film di Lucas non ricostruisce affatto il clima d’epoca,
ma lo trasfigura. Il passato non viene visto come qualcosa che
ci siamo lasciati alle spalle senza troppi rimpianti, ma al contrario
come una sorta di età dell’oro o di stagione felice
in cui tutto ci sembrava a portata di mano e che purtroppo non
c’è più perché non siamo più giovani,
ma che può farci sentire, attraverso la nostalgia, ancora
giovani. Guardatevi bene la splendida sequenza della coda di auto
scoperte che percorrono avanti e indietro la Main Street. Il rito è lo
stesso dello struscio sulla strada principale, solo che i ragazzi
non sono più a piedi, ma in auto. Non si rompono a stare
in coda, anzi si esaltano perché il possesso di un’automobile è per
loro una nuova opportunità di libertà. Lucas coglie
perfettamente il sentimento e il sogno (anche illusorio) dell’epoca,
ma nulla è più irrealistico di quella scena. Se guardate
qualche documentario o qualche film povero girato negli stessi
anni in cui Lucas ambienta il suo film, potrete facilmente notare
che persino in una grande città come Los Angeles tra un’automobile
e l’altra passano diversi minuti. Non è vero che tutti,
tanto meno i ragazzi, tanto meno in provincia, possedessero un’automobile,
sognavano solo di possederla e Lucas questo mette in scena: il
loro sogno, non la loro realtà. La nostalgia abbellisce
il passato e così facendo celebra i sogni e le illusioni
giovanili, a conforto e consolazione di chi giovane non è più e
stimolando in chi è giovane
il Revival che è una sorta di messa in scena festosa del
passato, come in un carnevale, dove il travestimento (i costumi,
le pettinature, gli oggetti) diventa il vero protagonista.
Si possono incrociare i due punti di vista? I Vitelloni di Fellini,
film capolavoro sicuramente visto sia da Bogdanovich che da Lucas,
in qualche modo lo fa. E’ da un lato molto più vicino
al film di Bodganovich per realismo e perché non risparmia
amarezze. Tuttavia il film è già percorso da quella
vena onirica che poi Fellini sprigionerà in Amarcord (1973).
Guardate l’ambiente della bottega dell’antiquario,
guardate soprattutto la scena della festa in maschera. Qui si può dire
che il cinema spettacolare faccia il suo ingresso, indulgendo a
un gusto del grandioso, del totalmente ricostruito, dell’abbellito.
Fellini come tutti i Maestri, mescola generi e stili, unifica con
sorprendente coerenza punti di vista opposti e con un solo film
semina indicazioni per altri possibili e ben distinti film. Tuttavia
agli sceneggiatori normalmente non capita di trovarsi di fronte
a un regista come Fellini. Lo sceneggiatore è chiamato a
un’indispensabile coerenza di racconto. Ci deve essere alla
base un accordo molto chiaro sul punto di vista, altrimenti si
scrive un film che non sta in piedi. Dunque preoccupatevi di capire
molto bene quale sia il punto di vista del regista: se lui intenda
fare un film di memoria o un film nostalgico e chiarite anche il
vostro modo di vedere il passato. Come ricordate ciò che
ricordate? Con il distacco, magari anche malinconico, di chi racconta
un mondo perduto per sempre, oppure con il rimpianto per un’epoca
che vi ha fatto sentire felici e che ancora vi rende felici per
averla vissuta? Nel primo caso dovrete scrivere una sceneggiatura
estremamente precisa ed accurata nel descrivere situazioni, ambienti,
oggetti, sforzandovi il più possibile di non selezionare
solo quello che vi piaceva, ma anzi sottolineando anche quello
che vi disturbava. Nel secondo caso dovrete celebrare lo spirito
dell’epoca, farne occasione di sfarzo rappresentativo e spunto
per un racconto iperbolico, in altre parole raccontare non la vita
reale, ma l’utopia (il non-luogo) dell’epoca in modo
da renderla attraente anche per chi non l’ha vissuta. Negli
ultimi anni in Italia si sono prodotti parecchi film sugli anni
70. Non avrete difficoltà a procurarvene qualcuno. Chiedetevi
vedendoli, se e quanto è chiara in questi film la scelta
iniziale del punto di vista e se questa scelta è stata poi
perseguita e realizzata con coerenza. Quasi sempre i difetti di
un film nascono da un’incertezza di punto di vista, da un
mescolamento che non è frutto di una scelta consapevole
come nei Vitelloni, ma del semplice fatto che non si è deciso
bene cosa e soprattutto come raccontare quel passato recente, cioè da
una mancanza di consapevolezza narrativa. Se avete vissuto quegli
anni e non riuscite a ritrovarli nel film che vedete, vuol dire
che quel film è sbagliato, punto e basta. Se non avete vissuto
quegli anni , beh non è consigliabile da sceneggiatore prestarvi
a ricostruirli. E’ ovvio che se si racconta il 700 è impossibile
fare ricorso all’esperienza vissuta , ma se si racconta una
storia di venti o trent’anni fa bisogna tenere in conto che
una larga parte del pubblico sa bene di cosa state parlando. In
linea di massima, qualunque sia l’argomento che uno sceneggiatore
sta trattando dovrebbe in teoria conoscerlo meglio e più approfonditamente
del pubblico (di questo parlerò meglio nella prossima lezione
che verterà sul Film Attuale, cioè quello che racconta
la realtà contemporanea). Nel caso della storia recente,
che ha a che fare con il vissuto di persone ancora in vita, non
basta ricorrere alla documentazione d’epoca: la memoria personale è indispensabile.
Si tratta di decidere se narrare dei ricordi o delle nostalgie.
In entrambi i casi non si tratta di scegliere tra ragione e sentimento,
tra freddezza e calore, e neppure tra distacco e coinvolgimento,
ma tra storia e mito, tra cronaca e leggenda. E’ evidente
che mescolare le due cose è un’impresa affascinante,
che può davvero dar luogo a una narrazione a tutto tondo,
ma questo può essere fatto solo se sappiamo molto bene quali
diversi punti di vista stiamo incrociando, e come amalgamarli,
altrimenti il rischio del pasticcio è dietro l’angolo.
E nel caso di film che parlino di pagine di storia recente, ciò che
al pubblico pare irriconoscibile non può neppure risultare
espressivo.
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