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TERZA
LEZIONE
In questa lezione si prendono in esame altri due modelli di presentazione
del protagonista, modelli molto diversi tra loro, ma che hanno una caratteristica
in comune: il protagonista è anche il narratore del film.
Questa soluzione corrisponde, in romanzo, al racconto in prima persona.
I due diversi modelli sono:
1. La voce fuori campo ( o Voce Off) del protagonista si sovrappone
alla scena, anche quando lo stesso protagonista già compare nella
scena. E un modello che proviene dalla narrativa e in particolare
dal noir, dai gialli in cui il protagonista (spesso un detective,
ma non necessariamente) ricostruisce e racconta i fatti dopo che essi
sono avvenuti. Il racconto è dunque racconto del passato, la voce
narrante è la voce della memoria: la memoria del protagonista e
la futura memoria di chi ascolterà il suo racconto.
Billy Wilder ha usato questo modello in modo esemplare in due suoi capolavori:La
Fiamma del Peccato , in cui il protagonista-narratore si confessa al registratore,
già moribondo, e Viale del Tramonto in cui il protagonista-narratore
è addirittura un morto, il suo racconto è dunque il racconto
di un fantasma. Cè sempre un tono di confessione drammatica,
anche quando il racconto non indulge affatto al sentimentalismo, in questo
procedimento narrativo. Usarlo fuori da questo contesto non è in
linea di massima consigliabile.
2. Il protagonista parla direttamente al pubblico, in voce e
in persona, guardando nella macchina da presa e presentandosi, spesso
su sfondo neutro. Questo modello proviene dal teatro, dove si chiama à
part. Nella commedia dellarte e nel teatro settecentesco derivato
dalla commedia dellarte (vedi Marivaux o Goldoni) la rappresentazione,
al principio o in corso, viene come congelata e sospesa. Il protagonista
fa un passo avanti e si rivolge direttamente alla platea, a volte per
rivelare propri pensieri nascosti ( che devono restare nascosti agli altri
personaggi) a volte per instaurare un rapporto diretto con il pubblico,
uscendo così dalla storia narrata e rivelandosi come narratore,
commentatore, persino come autore della messa in scena. Questo modello
è tipico della commedia brillante. Cè infatti unevidente
ironia nel fatto che il protagonista prenda, come narratore, distacco
dalla vicenda e persino da se stesso come personaggio.
Coshanno in comune dunque questi modelli? Il coro, che nel modello
parlano di lui della Prima Lezione esercitava di fatto il
ruolo di chi introduce al pubblico il protagonista e riferisce le premesse
indispensabili a comprendere la storia che seguirà, perde la sua
coralità, non è un insieme di voci, ma una galleria di figure
distinte: gli altri personaggi . Non è il coro (la
società) a narrare i fatti, ma lo stesso protagonista (lindividuo).
La vicenda è tutta raccontata dal punto di vista del protagonista.
Loggettività di quanto accade è dunque una ricostruzione
soggettiva.
Questo comporta una scelta che dominerà tutta la narrazione successiva.
Il protagonista può raccontare solo fatti cui ha assistito personalmente
o di cui è venuto direttamente a conoscenza. Dunque lo sceneggiatore
non potrà facilmente staccare su unaltra situazione, su eventi
paralleli che il protagonista non ha vissuto e non conosce. Il protagonista
sarà sempre in scena. E quando non ci sarà dovrà
comunque essere al corrente di quanto è accaduto indipendentemente
da lui.
Il genere drammatico e quello comico si prestano particolarmente ai due
diversi modelli proprio perché in entrambi il protagonista, le
sue riflessioni, la sua esperienza di vita, sono il vero centro della
narrazione. E la narrazione è anche racconto della sua presa
di coscienza.
Questo non significa però che ogni altro personaggio debba diventare
per forza di cose secondario, anzi è vero lopposto. Nei due
film di cui esamineremo in breve linizio, ma che vi raccomando di
vedere nella loro interezza, lesperienza del protagonista è
segnata dallincontro con una donna (con un altro da lui, anzi una
sua opposizione). Fin dal titolo è chiaro che questaltra
persona è presentata dal protagonista come la vera protagonista
della vicenda che lo ha visto coinvolto. Infatti il primo film si intitola
Gilda e il secondo, nelloriginale, Annie Hall (solo
nella versione italiana è diventato Io e Annie). Il protagonista
narratore ( Glenn Ford nel primo film, e Woody Allen nel secondo) mentre
si presentano, in realtà cedono o simulano di cedere
la scena alla donna che drammaticamente nel primo caso, simpaticamente
nel secondo, hanno travolto la loro vita.
Insomma lego trip abbastanza inevitabile in questo genere di racconto
viene opportunamente corretto da una sorta di cessione della scena allaltra,
e lautobiografia del protagonista è anche la storia di una
contraddizione svelata, di un cambiamento nella propria vita, di unirruzione
fatale che ha spezzato il narcisismo del protagonista e compromesso/svelato
la sua finta quanto esibita sicurezza di autosufficienza.
Tutte queste implicazioni vanno tenute ben presenti, quando si sceglie
di usare questi modelli.
Usare la voce fuori campo come puro espediente di comodo per sintetizzare
certi passaggi della vicenda è una soluzione poco efficace e piuttosto
misera, che può risultare fastidiosa. Si può invece benissimo
usare la voce fuori campo di un terzo personaggio che non è né
il protagonista né la protagonista, ma un testimone della vicenda,
una sorta di coro individuale . E la soluzione brillantemente
usata da Clint Eastwood, nel suo recente Million Dollar Baby.
Usare lautopresentazione al pubblico è anche più rischioso,
anzitutto se il protagonista non è un uomo di spettacolo o un movie
maker che per esprimersi dabitudine usa la cinepresa (o la web cam)
e il proprio corpo dattore, invece della carta scritta e del semplice
racconto orale. Nellauto presentazione visiva inoltre è implicita
una buona dose di spudorata sincerità e di esibizionismo,
dunque il modello applicato a un personaggio che non abbia queste caratteristiche
non risulterebbe coerente, né credibile.
In conclusione, questi modelli sono da usare con estrema consapevolezza
e legano la narrazione molto di più di quelli presentati nelle
due precedenti lezioni. E va anche osservato che mentre i modelli delle
prime due lezioni si possono sposare (guardate per esempio linizio
di Lawrence dArabia che ci presenta il protagonista in corsa
folle sulla sua motocicletta per morire subito, e poi alla sua celebrazione
solenne dopo i funerali, mette in scena il coro che parla di lui)
i due diversi modelli presentati in questa lezione molto difficilmente
possono venire mescolati ad altri.
1. GILDA (1946) Soggetto di E.A.Ellington; Adattamento di Jo Elsinger;
sceneggiatura di Marion Personnett ( revisionata dalla produttrice/sceneggiatrice
Virginia Van Upp); regia di Charles Vidor.
- Il protagonista maschile.
Johnny Farrell ci appare, scarmigliato, in un vicolo mentre gioca a dadi.
La sua voce fuori campo recita: Per me un dollaro era un dollaro in
ogni lingua. Era la mia prima sera in Argentina e non sapevo molto degli
abitanti del posto, ma conoscevo i marinai americani e sapevo che era
meglio starne alla larga. Johnny vince una bella mazzetta di
dollari e prudentemente si allontana. Verrà fatto subito oggetto
di unaggressione e la affronterà con calma imperturbabile,
fin quando uno sconosciuto, un nuovo e misterioso personaggio destinato
ad essergli amico e socio, giungerà a scacciare il ladro.
Il protagonista, un giocatore dazzardo, ci viene subito presentato
in azione. E un uomo che si gioca la vita a dadi. Esperto e abituato
a fronteggiare i rischi. In un minuto di rappresentazione, il suo ritratto
è già compiuto.
A rapidi stacchi vedremo Johnny passare dalle stalle alle stelle. Luomo
che lo ha salvato nel vicolo è proprietario di una lussuosa sala
da gioco, nella quale Johnny fa rapidamente carriera fino a diventare
braccio destro del capo. Il suo amico si fida a tal punto di lui, da lasciargli
la gestione della sala, quando è in viaggio.
- La protagonista femminile.
Gilda appare dopo un quarto dora dallinizio del film. La sua
presentazione non è improvvisa come quella di Johnny, ma ritardata
in modo esasperato. Il biscazziere amico di Johnny è tornato da
uno dei suoi viaggi e Johnny lo va a trovare. Cè unaltra
presenza in casa, si sente risuonare una musica dal primo piano e una
voce femminile che canta. I due salgono le scale, attraversano una porta,
sostano, in ascolto: Johnny è a disagio come se presagisse il peggio,
laltro è fiero ma anche stranamente mellifluo. Attraversano
unaltra porta. Per primo, il padrone di casa: Gilda, sei presentabile?
Finalmente lei entra in campo, in primo piano, sollevando la testa di
scatto e gettando i lunghi capelli allindietro. Sì. Nota
la presenza di Johnny, si fa più controllata, si tira su una spallina,
ma fa la dura e aggiunge una frasetta che suona allusiva: Lo sono più
del necessario. Che significa? Ha già conosciuto Johnny? E
stata una conoscenza intima?
Il film è un noir. Gilda ha tutte le caratteristiche della femme
fatale. Non è importante sapere da dove viene, come e quando
il biscazziere lha conosciuta, perché lha sposata.
E importante vederla e coglierne il carattere: le piace il lusso,
le piace cantare e curare il suo corpo, sa usare fino in fondo il suo
fascino, non è una sentimentale o se lo è, lo nasconde sotto
un atteggiamento sprezzante.
Commento
La prima cosa da segnalare è che la sceneggiatura di questo film
è stata rielaborata fino allultimo, passando da diverse mani.
Intere scene sono state aggiunte a lavorazione quasi ultimata e tra queste,
due davvero fondamentali: i numeri musicali di Rita Hayworth ( Put
the blame on me, Amado mio). Le due canzoni illuminano un contrasto
interiore del personaggio, da un lato la sua fiera consapevolezza di essere
una peccatrice (Put the blame on me), dallaltro
la sua capacità di essere unamante appassionata e devota,
quando ciò è inevitabile ( Amado mio, love me forever)
. Molti dialoghi vennero corretti a film già terminato. Questo
per farvi capire che il lavoro dello sceneggiatore non è da considerarsi
affatto concluso a copione terminato. Il lavoro dello/degli sceneggiatori
è sempre suscettibile di miglioramento e accompagna il film fino
allultimo momento utile prima delledizione definitiva. Questa
continua revisione può certo seminare qualche incertezza e anche
qualche lungaggine nel racconto ( intorno alla metà del film, il
racconto di Gilda si fa piuttosto confuso e certo smarrisce la
brillantezza dellinizio), ma può anche irrobustire il film
con dei momenti che risollevano lattenzione del pubblico, narrativamente
fondamentali ed espressivamente molto intensi.
Studiatevi bene le scene che intercorrono tra la presentazione di Johnny
e quella di Gilda, in particolare lincontro di Johnny con il biscazziere
(Ballin Mundson) dove il dialogo pare la fiera dellirrealtà
e dellimprobabilità, scelta di grandissimo coraggio che da
un lato asseconda la rapidità, dallaltra ci introduce a un
mondo e a una vicenda in cui tutto può accadere, anche
se come presto capiremo, la vicenda è predestinata, i suoi sviluppi
inevitabili. E una storia che nasce e finisce sotto
linsegna del Fato. E questo dà anche ragione della scelta
iniziale, cioè del farla raccontare dalla voce off del protagonista.
Seppure entrambe fulminanti, le apparizioni del protagonista (subito in
campo) e della protagonista
(ingresso ritardato) sono opposte e ci mettono dunque di fronte a due
personaggi contrapposti. Il protagonismo maschile è un protagonismo
della presenza costante, quello femminile è protagonista anche
nella sua assenza, perché sa farsi aspettare e desiderare , e poi
non delude certo lattesa, anzi la supera. E immagine pura,
assoluta protagonista dellinquadratura, oltre che del film.
Le prime parole dei due sono scolpite. Per me un dollaro era un dollaro
in ogni lingua. Johnny si presenta attraverso la sua filosofia di
vita. Sono più presentabile del necessario. Gilda non parla
della sua filosofia, ma del suo corpo. La sua consapevolezza è
consapevolezza fisica. La sua ironia è una lama a doppio taglio:
parla di sé, ma è anche un messaggio rivolto a qualcuno.
2. ANNIE HALL (Io e Annie) (1977) Scritto da Woody Allen
e Marshall Brickman. Regia di Woody Allen.
- Il protagonista maschile.
Alvy Singer ( il personaggio interpretato da Woody Allen) parla, su fondo
neutro, direttamente al pubblico, di fronte alla MDP che rimane fissa
su di lui.
Cè una vecchia storiella. Due vecchiette sono ricoverate
nel solito pensionato per anziani e una di loro dice: Ragazza mia, il
mangiare qui fa veramente pena. E laltra: Sì, è uno
schifo, ma poi che porzioni piccole!
Beh, essenzialmente è
così che io guardo alla vita: piena di solitudine, di miserie,
di sofferenze, di infelicità e disgraziatamente dura troppo poco.
E cè
unaltra battuta che è importante per me. E generalmente
attribuita a Groucho Marx, ma credo dovuta allorigine al genio di
Freud e che è in relazione con linconscio e che recita così,
parafrasandola: Non vorrei mai appartenere a nessun club che contasse
tra i suoi membri uno come me
Questa è la fottuta chiave
della mia vita di adulto nei confronti delle donne. Sapete, ultimamente
i pensieri più strani attraversano la mia mente perché sono
sui quaranta e penso di attraversare una crisi o che so, chi lo sa
oh, io non mi preoccupo di invecchiare, non sono di quei tipi
lo
so, quassù mi si apre una piazzetta, ma peggio di questo per ora
non mi è successo, anzi credo che migliorerò invecchiando
il tipo virilmente calvo, cioè lesatto contrario del tipo
argentato distinto, ecco
e se no, nessuno dei due, divento uno di
quelli che perdono i filini di bava dalla bocca, vagano per i mercatini
con la borsa della spesa sbraitando contro il socialismo
Annie e
io abbiamo rotto e io ancora non riesco a farmene una ragione.
Il protagonista, un commediografo di successo, ma in particolare un creatore
di battute, si presenta senza bisogno di chiarire il suo mestiere, semplicemente
dicendo una serie di battute.
Attraverso le battute ci chiarisce la sua filosofia di vita. Ci chiarisce
anche il suo carattere autoironico, ma anche autoindulgente. La sua attitudine
a divagare, la sua inclinazione alla logorrea. Ci mette parecchio ad arrivare
al punto, ma quando lo fa è deciso, chiaro e inequivocabile. Io
e Annie abbiamo rotto.
Il protagonista continua la sua auto-presentazione risalendo allinfanzia
( che vediamo in alcune divertenti scene esemplari), alla sua famiglia,
al suo quartiere, al suo successo da adulto, al suo migliore amico, finché
lo ritroviamo importunato allingresso di un cinema da qualcuno che
lo riconosce vagamente per averlo visto in TV. Dallinizio del film
sono passati circa 9 minuti.
Il racconto è stato svolto a rapidi stacchi. Più di trentanni
sono passati in questi nove minuti.
- La protagonista femminile.
Alvy, fuori dal cinema, era in attesa di Annie. Sopraggiunge un taxi.
Lei scende, con un abito molto anni 70, casual, curato, ma senza sfoggio
di eleganza né di seduzione. Non guarda neppure in faccia Alvy.Le
sue prime parole sono: Sono proprio di pessimo umore.
Il film è una commedia. Lattesa per lapparizione della
protagonista cè, ma è unattesa senza mitizzazioni,
quotidiana. Lei scende da un taxi. La MDP non ce la mostra in PP, né
da sola, ma a contrasto con lansia e latteggiamento normalmente
risentito di lui, subito spezzato da una presa di distanza: niente discussioni,
sono di pessimo umore. Come dire: un fatto mio, tu non centri niente.
Lui non è un avventuriero, lei non è una dark lady. Sono
due di noi.
Commento.
Nellassoluta diversità dei due film, divisi da trentanni,
da generi opposti, da bianco e nero e colore, avrete notato le analogie
narrative. Un minuto per la presentazione di Johnny, tre per lenfatica
auto-presentazione di Alvy. Un passaggio narrativo in riassunto
per sintetizzare il vissuto del protagonista e portarci al vero punto
focale della storia: lapparizione di Lei. Di una Lei attesa. Di
una Lei che si fa attendere.
Le scene riassuntive sono comunque, in entrambi i casi, ben
lontane dalla frettolosità di una narrazione sbrigativa e puramente
informativa. Sono anzi costruite, in ogni singolo stacco, come scene con
un principio e una fine. Il passato è presentato per tappe e per
momenti esemplari.
Il dialogo riveste una funzione essenziale. I protagonisti maschili si
presentano attraverso la loro filosofia di vita. Le protagoniste femminili
attraverso la loro condizione, il loro essere nellistante.
I protagonisti maschili narrano la storia (e narcisisticamente si inscrivono
nella Storia) , le protagoniste femminili sono la vita, prima e al di
là della biografia. I primi si proiettano, le seconde
sono (proiettate quanto si vuole, ma in fondo inattingibili).
I primi rievocano, le seconde vengono evocate.
Si può legittimamente obiettare a questa differenza di ruolo,
del tutto culturale, ma quasi sempre presentata come naturale,
come regola. Non è sufficiente considerare che il primo
film (Gilda) è stato scritto da due sceneggiatrici e prodotto da
una donna. I ruoli definiti sono comunque quelli.
Si può raccontare una situazione capovolta? Dove cioè sia
Lei a narrare, e Lui ad essere narrato? Naturalmente sì, ma senza
smarrire la consapevolezza di quanta attenzione anche psicologica sia
necessaria per distinguere i ruoli e presentarli (nel primo quarto dora
del film) nel modo più coerente. Limpresa è tale da
far tremare i polsi se si considera che nessuno ha finora osato fare un
remake di Gilda dal punto di vista di Gilda , però
Diane Keaton in Looking for Mr. Goodbar (In cerca di Mr.Goodbar)
qualcosa del genere lo ha fatto, e con notevole efficacia.
Esercizio
Lesercizio che vi propongo questo mese ha lo scopo di verificare
se qualcuno di voi si è preso la briga di studiare i film fin qui
proposti. Dunque anche se potete continuare a mandare i vostri elaborati,
questa volta consiglio di scegliere uno dei film fin qui esaminati e vederlo
con attenzione, scena per scena. Rispondendo in particolare a questa domanda:
a parte linizio del film, quale scena del film vi ha colpito di
più? Descrivetela. E valutate: Cosa accade al protagonista in questa
scena? Dove è collocata questa scena, a che punto del film? Perché
secondo voi è esemplare e cruciale?
Il prossimo aggiornamento, ai primi di luglio. Nella prossima lezione,
a partire da Taxi Driver di Martin Scorsese esamineremo il protagonista
presentato in soggettiva dello stesso protagonista, cioè attraverso
il suo modo di vedere la realtà. Lidentificazione del pubblico
con il protagonista,viene spinta avanti al punto di farci vedere il film
con gli occhi stessi del protagonista.
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