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LEZIONE XXXIII
MEZZI DI TRASPORTO
I mezzi di trasporto sono un’altra situazione obbligata che
si ritrova in ogni genere di film. Anche in questo caso, non va
considerata come una situazione ovvia e narrativamente neutra.
Anzitutto, il mezzo di trasporto usato dal nostro personaggio, è un
elemento prezioso per la sua caratterizzazione. Che si sposti in
auto o in autobus o con qualsiasi altro mezzo, il pubblico verrà aiutato
a capire chi è, dal tipo di mezzo usato. Un mezzo di trasporto
abituale può anche non essere enfatizzato da chi sceneggia,
ma un mezzo di trasporto particolare (ad esempio la bicicletta
oppure la moto) in genere non rappresenta una mera dotazione del
protagonista, ma un suo strumento a tutti gli effetti che gli risulterà utile,
proprio per la sua particolarità, nello sviluppo della vicenda.
Certi mezzi di trasporto collettivi (l’autobus, la metropolitana,
il treno, l’aereo) sono luoghi che possono assurgere a protagonisti
del racconto, luoghi in cui interi film sono stati ambientati,
cioè luoghi dominanti. Usarli come momenti occasionali,
spesso risulta controproducente dal punto di vista produttivo.
Girare in una vera stazione, su un vero treno, o in una vera metropolitana,
comporta un’organizzazione complessa del set. Se vediamo
due personaggi che chiacchierano mentre vanno al lavoro, è più semplice
(oltre che più economico) farli incontrare per strada magari
all’uscita di un metrò, piuttosto che sul vagone del
metrò all’ora di punta. Se scrivete una scena impegnativa
sotto il profilo produttivo che non è davvero essenziale
narrativamente, finirà inevitabilmente per essere tagliata
o spostata in un altro ambiente.
Altro fatto da considerare: i mezzi di trasporto non solo caratterizzano
il protagonista e possono diventare location prevalente della storia,
ma datano anche il film. Nei film degli anni 60, l’automobile
assurge a mezzo di trasporto dominante e “mitico” (si
pensi ai primi film di James Bond, a capolavori come Il Sorpasso o Il
Laureato). Qui l’automobile (l’auto ultimo modello,
rapida e scattante) assurge a simbolo di un’epoca e può persino
venire intesa come metafora della libertà. Nei film degli
anni ’70 il mezzo di eguale rilievo simbolico diventa l’aereo.
In qualsiasi genere di film di ambientazione contemporanea di quegli
anni, che si tratti di un thriller, di una commedia, di un film
di viaggi erotico-esotici, di un dramma sentimentale, partono e
atterrano aerei di continuo. E’ in quegli anni, come è stato
per l’automobile nel decennio precedente, che il trasporto
aereo, pubblicizzato come esclusivo e “lussuoso” comincia
in realtà a diventare trasporto di massa, cioè mezzo
di trasporto appetibile dal largo pubblico. Ne nasce anche un fortunato
filone cinematografico tutto basato sui disastri aerei. Nei film
degli anni ’80, la metropolitana assume un ruolo di tutto
rilievo. E’ attraverso la metropolitana che si racconta “il
ventre oscuro” delle grandi città metropolitane. Non
esiste più ormai un mezzo di trasporto che possa presentarsi
insieme come nuovo e desiderabile. Lo sviluppo delle reti metropolitane
ha certo delle caratteristiche di novità e (si pensi ai
Guerrieri della Notte di Walter Hill, film del 1979) si
ripresenta come simbolo di libertà di movimento. Ma per
chi? Per la gente che prima non usciva mai dal suo quartiere, per
i pendolari
urbani e per i marginali, cioè per personaggi i cui parametri
di “lusso” e “comodità” sono piuttosto
bassi. Simbolicamente, la metropolitana, rappresenta le fogne di
Parigi del feuilleton ottocentesco, ciò che sta “sotto” alla
città dei ricchi e dei potenti. L’underground,
appunto.
In sostanza, la scelta di un certo mezzo di trasporto non è mai
neutra e ha parecchie e diverse implicazioni che uno scrittore
deve tenere ben presenti. Oltre alle occasioni espressive, vanno
però considerati attentamente i limiti espressivi, dati
dalla possibilità di manovrare la camera in certi ambienti
ristretti e dal budget previsto per il film. Si può ritenere,
a torto, che un film girato prevalentemente in un unico ambiente,
in questo caso un mezzo di trasporto (come un treno o un aereo)
sia più economico. In realtà più ristretto
e vincolante è l’ambiente, più deve essere
predisposto in modo da consentire varietà di inquadrature,
di movimenti di macchina e di punti di illuminazione. Il mezzo
di trasporto, più diventa ambiente prevalente, e meno può essere
autentico, cioè un vero mezzo di trasporto usato come set.
Deve infatti avere pareti rimuovibili, consentire il passaggio
dei carrelli, essere attrezzato per eventuali effetti speciali,
simulare il movimento (ad esempio il rollio di una nave o l’andamento
di un treno) insomma dev’essere ricostruito in studio. Inoltre,
quando un film si ambienta quasi tutto su un mezzo di trasporto,
le scene di stacco devono liberarci dalla sensazione di claustrofobia
e di limitazione del movimento, dunque sono spesso complesse, movimentate
e costose scene di massa in enormi location. Lo stesso mezzo di
trasporto, visto dall’esterno (un treno in movimento, un
aereo in volo) richiede il più delle volte la costruzione
di modellini e di plastici o riprese “dal vero” di
autentici mezzi pubblici affittati per l’occasione, in paesaggi
adeguati, spesso con vedute aeree. In conclusione: non è affatto
vero che ambientare un film su un mezzo di trasporto sia più economico,
casomai è vero il contrario.
Vediamo ora alcuni vincoli imposti dal mezzo di trasporto più comune:
l’automobile. In molti film, e in molte delle sceneggiature
che mi avete inviato, l’automobile sembra apparentemente
scaricare lo sceneggiatore dal compito di doversi figurare i movimenti
dei personaggi nell’ambiente e dunque diventa facile abbandonarsi
ai dialoghi, come principale elemento di caratterizzazione. Sbagliato.
Vanno considerate le controindicazioni.
1. Le inquadrature all’interno di un’automobile offrono
limitate possibilità, anche quando l’automobile è attrezzata
per consentire una maggiore varietà di punti di vista. E’ quasi
inevitabile che il primo piano dei diversi personaggi diventi il
modo narrativo prevalente. Una scena troppo lunga e con dialoghi
diffusi all’interno di un’auto può diventare
espressivamente monotona, persino affliggente.
2. Per gli attori non è semplice recitare a proprio agio
in una posizione obbligata. L’auto è spesso trainata
da un camera-car , il contatto con la troupe e con il regista non è sempre
a vista, i microfoni e le luci piazzate in auto comportano disagi,
le riprese richiedono frequenti interruzioni e riposizionamenti
del mezzo. Ne conseguono un gran numero di ciak, lunghe permanenze
in auto, e naturalmente molti limiti espressivi perché il
movimento del corpo non può certamente essere fluido.
Il migliore consiglio che si può dare, dunque, quando si
gira un film a basso costo o di costo medio, in cui l’automobile è uno
dei tanti ambienti che vediamo, non particolarmente significativo
per il nostro racconto, è che i dialoghi in automobile siano
limitati o quanto meno che non rimarchino, allungando troppo la
scena, la relativa immobilità dei protagonisti, la ripetitività delle
inquadrature, e la sensazione claustrofobica dell’insieme.
Detto questo, a volte si può scegliere di fare di questi
stessi limiti espressivi, l’occasione per un “esercizio
di stile”, nel tentativo cioè di dimostrare (in genere
da parte del regista-autore) quanto si è bravi nel non fare
assolutamente pesare sul pubblico la costrizione dell’ambiente
(nel caso, dell’abitacolo di un’automobile), anzi nel
farla diventare un elemento potentemente espressivo. Invece di
indicarvi dei classici, questa volta vi suggerisco due recenti
horror indipendenti, molto ben fatti, che hanno scelto l’automobile
e l’interno di un’automobile come ambiente prevalente:
Penny Dreadful di Richard Brandes (2006) e Wind Chill di Gregory
Jacobs (2007). In entrambi i film l’automobile a un certo
punto e per molto tempo resta addirittura ferma (incastrata tra
due alberi o bloccata dal gelo) e con un unico personaggio a bordo.
Come si possono ricavare da una simile costrizione delle scene
piene di tensione, ma allo stesso tempo animate, varie e vivaci?
Non ci si può affidare ai dialoghi e devono accadere “cose”.
Lo sceneggiatore deve consentire che l’esercizio di stile
abbia un senso narrativo, altrimenti risulterebbe alla lunga sterile.
Può benissimo darsi che l’horror non rientri tra i
vostri generi preferiti, ma guardate comunque questi due film a
titolo di esempio del tema di questa lezione e in particolare di
come si possa rendere espressiva e dinamica una situazione bloccata
all’interno di un’automobile. Vi accorgerete anche
di come la limitatezza dello spazio non sia affatto garanzia di
un’operazione low-budget, richiede al contrario attrezzature
e mezzi adeguati allo scopo. Difficilmente un “esercizio
di stile” è economico.
Dal punto di vista della caratterizzazione del personaggio, l’auto
di sua proprietà riveste una certa importanza narrativa: è un’estensione
delle sue caratteristiche in modo anche più preciso di una
casa. In un appartamento le stanze possono corrispondere ai diversi
caratteri e alle diverse età di chi le abita e la casa nel
suo insieme risultare un coacervo di diverse personalità.
L’automobile invece è un ambiente più legato
al singolo e in genere (anche quando è un’auto di
famiglia) assomiglia a chi la usa in prevalenza. Fate attenzione,
da sceneggiatori, a questo dettaglio. Troppi interni di automobile
risultano nudi, neutri, non caratterizzati a sufficienza. Questo
anche perché le automobili che si usano nei film si affittano,
e raramente gli scenografi si preoccupano di adattarle al personaggio.
Avrete notato che se si rappresenta l’interno di un taxi, è diventato
quasi un luogo comune attrezzarlo alla personalità e in
particolare all’origine etnica del guidatore, mentre se si
racconta l’interno dell’auto del nostro protagonista
gli elementi direttamente riconducibili a lui sono molto pochi,
spesso non vanno al di là del modello di vettura. In realtà i
taxi sono ambienti più neutri di quello di una normale automobile.
Pensate quando scrivete, all’automobile vostra, dei vostri
amici, o di quelle persone che corrispondono per temperamento o
per condizione, al vostro personaggio. C’è sempre
un sacco di roba sparsa, sopra e sotto i sedili, qualcosa che non è in
ordine o che non funziona, ci sono un’infinità di
dettagli che fanno di un’automobile la nostra automobile.
Dalla semplice osservazione di un abitacolo di un’auto parcheggiata,
si può spesso dedurre (senza bisogno di essere Sherlock
Holmes) l’età, il sesso e certi tratti caratteriali
di chi la usa. Le automobili non sono quattro sedili dove fare
accomodare i nostri personaggi. Le dotazioni di un’automobile,
gli oggetti che vi sono contenuti, gli optional di cui dispongono,
tutto questo può aiutarci nell’esprimere la personalità del
personaggio oltre che fornirci occasioni per suggerire gesti e
azioni che aiutino l’immedesimazione degli attori.
L’automobile conduce inevitabilmente ad altri ambienti: parcheggi
all’aperto o al coperto, garage pubblici e privati, officine
meccaniche, motel, grill, benzinai, strade desolate o piene di
traffico. Nel caso di traffico, può nascere una certa confusione
tra l’automobile del protagonista e le altre, perché molti
modelli e colori di vetture nella realtà si somigliano o
sono addirittura identici. Hitchcock suggeriva un trucco molto
semplice che potesse rendere più immediata l’identificazione,
particolarmente ardua in un film in bianco e nero, e cioè ricorrere
a una macchina nera o bianca che si muove tra auto d’un grigio
anonimo. Anche qui, come potete ben capire, non è un semplice
fatto di scelta estetica, ma di soldi a disposizione, perché per
consentire questa soluzione, non bisogna soltanto affittare l’auto
del protagonista, ma tutte quelle che si notano nell’inquadratura.
Oggi che il bianco e nero non si usa quasi più, e che si
tende a girare in ambienti reali e non ricostruiti in studio, in
genere per facilitare l’identificazione dell’auto del
protagonista, la si sceglie d’un colore acceso o di un modello
molto particolare, oppure la si caratterizza all’eccesso
(ad esempio sul modello dell’automobile del Tenente Colombo
che nel telefilm pare realistica, ma vista dal vero è quanto
di più finto si possa immaginare). In pubblicità,
dove lo scopo è promuovere quella certa auto e solo quella,
le strade sono sempre deserte, il viaggio sempre solitario. Ne
risulta un effetto inevitabilmente finto. Invece di ridurlo, in
genere si sceglie di rendere la scena quasi onirica, in paesaggi
meravigliosi, evidenziando una sorprendente facilità di
manovra e duttilità di prestazioni. Non si fa cioè appello
al senso comune, ma a una sorta di rappresentazione dei desideri
dello spettatore. Avrete anche notato che nei film abbondano le
auto scoperte, in misura tale da rischiare la totale implausibilità.
Ma l’auto scoperta può rendersi molto necessaria nei
road-movie perché consente maggiore varietà di riprese
e di dare più evidenza al senso di libertà e di avventura
del viaggio.
Se nel film inserite scene di incidenti o di inseguimenti tra auto,
dovrete ovviamente tener ben presente che queste scene comporteranno
auto speciali, adatte allo scopo, e guidate da piloti e stunt all’altezza.
Dunque, da sceneggiatori, dovrete essere sicuri che il budget previsto
per il film le consenta, altrimenti queste scene risulteranno terribilmente
velleitarie. Ciò vale anche per incidenti piccolissimi,
come ad esempio la rottura di un fanalino. Un’auto a noleggio
va restituita intatta. Un’auto che subisce dei danneggiamenti
dev’essere predisposta allo scopo. Rappresenta cioè una
spesa suppletiva. Dei problemi di costo, riparleremo più approfonditamente,
ma uno sceneggiatore deve sempre ricordare che il suo lavoro è molto
diverso da quello di un qualsiasi scrittore o narratore, in quanto
lo sceneggiatore cinematografico deve costantemente fare i conti
con i soldi. Un film è un’impresa industriale e un
investimento economico. Le nostre idee devono essere sempre compatibili
con il budget previsto. Se una scena è dunque particolarmente
costosa, ma nondimeno assolutamente necessaria al racconto, ci
toccherà equilibrarla con scene “al risparmio”.
L’automobile è uno dei fattori di costo più delicati
di un film. Da filmaker, siate molto parchi nello scrivere scene
in auto o che prevedono l’uso di automobili. Questo mezzo
di trasporto ordinario, che pare l’ideale per situazioni “di
comodo”, in realtà dal punto di vista pratico, estetico
e produttivo si rivela spesso parecchio scomodo.
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