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CORSO DI SCENEGGIATURA - IL PROTAGONISTA (LEZIONE IV)
1. TAXI DRIVER.
La sceneggiatura originale
Il testo integrale e originale della sceneggiatura si può trovare
in parecchi siti. Per esempio in:
http://perso.wanadoo.fr/chabrieres/texts/taxidriver.html
Lo sceneggiatore Paul Schrader premette alla sceneggiatura vera e propria
una citazione letteraria e una descrizione del protagonista del film
Travis Bickle.
Citazione: “La solitudine, ben lungi dall’essere un fenomeno
raro e curioso, è la condizione fondamentale ed inevitabile dell’esistenza
umana.” (Thomas Wolfe)
Descrizione del protagonista:
TRAVIS BICKLE , anni 26, magro, tosto, il tipico solitario. A prima vista
di aspetto gradevole, persino attraente; saldo e tranquillo, con un sorriso
disarmante e imprevedibile che gli illumina volto. Ma dietro questo sorriso,
nei suoi occhi scuri, nelle sue guance scavate, si possono leggere i
segni dell’insicurezza, del vuoto e della solitudine. Sembra arrivato
da una terra dove fa sempre freddo e in cui la gente a stento si parla.
Muove la testa, cambia espressione, ma i suoi occhi restano sempre fissi,
senza il minimo battito di ciglia, a scrutare il vuoto.
Travis usa vagare per la New York notturna, ombra tra altre ombre più cupe.
Nessuno fa caso a lui, non ce ne sarebbe motivo, Travis si confonde con
l’ambiente. Veste in jeans, stivali da cowboy, una camicia western
a quadretti, e un giaccone militare con un’ etichetta con su scritto:”Compagnia
King Kong 1968-70”
Odora di sesso: sesso malato, represso, solitario, ma sempre sesso. E’ un
maschio rude, energico. Guida senza meta. Solo a uno sguardo più ravvicinato
si nota ciò che a prima vista sfugge: è una molla troppo
compressa, sul punto di scattare. Travis Bickle tende alla violenza,
come la notte al giorno.
IL FILM COMINCIA ALL’ESTERNO DI UN GARAGE DI TAXI DI MANHATTAN.
Su un’insegna consunta si legge: ENTRATA TAXI. Vetture gialle
entrano ed escono. E’ INVERNO , la neve è ammucchiata negli
angoli, il vento fischia.
DENTRO IL GARAGE , un’infinità di taxi parcheggiati. Echeggiano
rumori di motori, chiacchiere di tassisti. Fumi di vapore riempiono l’aria.
INTERNO CORRIDOIO UFFICI. Su una porta, il cartello
UFFICIO DEL PERSONALE
Marvis Cab Company ( e altre indicazioni di cooperative e compagnie di trasporto
pubblico)
L’UFFICIO DEL PERSONALE è disordinato e pieno di carte. Foglietti
di appunti appiccicati a parete. Il calendario sul mese di Marzo. La scrivania
ingombra di rapporti, moduli, e una vecchia macchina da scrivere. Cogliamo la
conversazione già iniziata tra il Capo Ufficio Personale e un giovane
in piedi davanti alla sua scrivania. Il giovane è Travis Bickle. Veste
in jeans, stivali e giaccone militare. Fa un tiro dalla sua sigaretta senza filtro.
Il Capo Ufficio è arrivato al lavoro già stanco. Travis è l’ennesimo
che gli tocca esaminare, ma lo sguardo intenso del giovane lo incuriosisce, strappandolo
dalla noia della routine.
CAPO UFFICIO (voce f.c.)
Nessun problema con l’ufficio immigrazione?
TRAVIS ( voce f.c.)
No, signore.
CAPO UFFICIO ( voce f.c.)
Ce l’hai la patente?
TRAVIS ( voce f.c.)
Sì.
CAPO UFFICIO
Perché vuoi fare il tassista?
TRAVIS
Di notte non riesco a dormire.
CAPO UFFICIO
Ci sono i cinema porno, per questo…
TRAVIS
Lo so. Ci ho già provato.
Il Capo Ufficio si sta incuriosendo. Travis è indefinibile, freddo e distaccato.
Parla automaticamente, come se la bocca si muovesse indipendentemente dal pensiero.
CAPO UFFICIO
E allora che fai?
TRAVIS
Vado in giro. Metropolitane, autobus. Vedo cose. Ho pensato che
potrei anche essere pagato per questo.
CAPO UFFICIO
Qui non abbiamo bisogno di spostati, ragazzo.
Un flebile sorriso spunta sulle labbra di Travis.
TRAVIS
Lei scherza. E chi altri andrebbe in giro nel South Bronx o ad Harem di notte?
(continua il dialogo, alla fine del quale il capo ufficio dà a Travis
un modulo da riempire)
TITOLI DI TESTA –Scene di Manhattan notturna. E’ primavera. La neve è diventata
fango. Una sottile pioggerella bagna una miserabile notte nel quartiere dei cinema.
Fermiamoci qui.
2. ANALISI DELLA SCENEGGIATURA
Lo Sceneggiatore usa uno schema caratteristico del cinema “sociale” e
i cui parametri sono stati fissati dal giornalismo: Dove (un
deposito di taxi
a Manhattan), Quando (Fine inverno/ Marzo/Giorno), Chi (Travis
Bickle), Cosa( Travis cerca lavoro come taxista), Perché (
soffre d’insonnia).
Consuma queste informazioni in un prologo. Dopo di che, inizia il film verso
e proprio, con un salto di tempo che ci permette di vedere che Travis si è procurato
il lavoro. La sceneggiatura tuttavia, per quanto scrupolosa e a prima vista impeccabile,
non corrisponde pienamente, anzi si discosta parecchio dal ritratto del protagonista
tracciato al principio dallo stesso sceneggiatore. Dov’è finito
l’uomo “che si confonde con l’ambiente?”. Travis non
si confonde affatto, tanto che il capo ufficio del personale , che ne ha viste
di tutti i colori, si incuriosisce subito di lui. Dunque Travis è presentato
come “un tipo strano”, per il capo ufficio è probabilmente
uno “spostato”. Al rilievo, Travis ribatte con ironia (Chi se non
uno spostato andrebbe in giro di notte nel South Bronx?). Dov’è finita
la sua distanza, la sua estraneità, il suo “parlar poco”,
se reagisce così prontamente? E il fatto che Travis sia “una molla
compressa” , che nasconda in sé qualcosa di patologico, una carica
inespressa di violenza? Basta l’aggettivo “spostato” a definire
questo tratto del suo carattere, sul quale è costruito l’intero
film? Non è troppo debole come sottolineatura? In altre parole, lo sceneggiatore
racconta un personaggio assai diverso da quello che si riprometteva di ritrarre.
Nella sua descrizione iniziale, aveva rimarcato soprattutto le caratteristiche
dello sguardo di Travis. Ma di questi occhi scuri aperti sul vuoto, nello script
non è rimasta traccia. Tutto è risolto in modo verbale. Travis “parla
automaticamente”, poi di colpo rivela un insospettabile spiritaccio facendo
dell’ironia sui tassisti ( al momento e nel posto sbagliato, dato che chiede
d’essere assunto, ed è dunque quanto mai improbabile che si metta
a scherzare ribaltando sull’intera categoria l’appellativo di “spostato”).
Il regista Martin Scorsese, evidentemente attratto dal ritratto del protagonista
offerto in premessa dallo sceneggiatore, si propone di rispettarlo e di fatto
riscrive la sceneggiatura. Non è un semplice lavoro di montaggio, è proprio
una riscrittura che usa uno schema di presentazione totalmente diverso.
3. TAXI DRIVER – Il film
Partono subito i titoli di testa. Nessun prologo, siamo già in piena azione.
Da una nuvola di vapori e di gas di scarico appare un’automobile che scivola
avanti sulla strada, lenta e sinistra. Nell’auto, di Travis vediamo solo
un DETTAGLIO degli occhi, scuri, dilatati, spalancati sul nulla. Attraverso il
parabrezza dell’auto, bagnato di pioggia, vediamo con gli occhi di Travis
il paesaggio urbano: tutto, le architetture, i personaggi, i movimenti, è incerto
e impreciso, macchie di colore acceso, che hanno la consistenza di immagini deliranti.
Stacchiamo sull’ingresso di Travis ( di spalle) nell’ufficio del
personale. Travis porge al capo ufficio il numero del suo appuntamento. Il tipo,
stanco e sbrigativo, pone a Travis le domande di rito, guardandolo appena. Non è affatto
attratto da lui, non gliene importa proprio niente. E’ lo stesso capo ufficio
a chiedere a Travis se è disposto a lavorare nel South Bronx (il che è ben
più realistico e psicologicamente credibile). Il capo ufficio si scioglie
un po’ e mostra interesse solo quando apprende che Travis è stato
nei marines. Anche il capo ufficio ha fatto il marine e ciò gli basta
per entrare in maggior confidenza. E’ a questo punto che i due si permettono
qualche battuta, perché il ghiaccio è stato rotto.
Altro importante cambiamento, il lungo dialogo della sceneggiatura è ridotto
della metà. Tutto è così più rapido e incalzante,
perde di teatralità, non di realismo, però, anzi tutto ci appare
più “vero” e credibile.
4. COMMENTO
Anche la sceneggiatura più accurata e corretta può essere migliorata
. La sceneggiatura più giusta è quella che esprime meglio, fin
dal principio, il carattere che volevamo dare al protagonista. Il film vuole
parlarci di come la solitudine e il vuoto esistenziale diano forma a una patologia
diffusa che nel nostro personaggio sfocia nella violenza più dissennata.
Questo non è tema da rimandare a dopo. Ciò dev’essere chiarito
subito. Fin dalle prime immagini dobbiamo entrare nel clima, sentire che stiamo
assistendo a un film inquietante. Entrando per un attimo nello sguardo di Travis,
vedendo il mondo come lo vede lui, possiamo cogliere il suo stesso delirio. Nella
prima sequenza Scorsese inquadra di Travis soltanto ciò che gli preme
sottolineare: gli occhi, il suo sguardo da insonne spalancato sul nulla, il muoversi
delle sue pupille da un lato all’altro, senza soffermarsi su nulla in particolare.
Solo dopo, in ufficio, vediamo il protagonista in PP e lo sentiamo parlare. Nel
seguito del film, Scorsese continua a presentarci il personaggio, ricorrendo
a tutte le tecniche possibili: la sua camminata ( un topos del cinema americano:
il modo di muoversi e di camminare di un personaggio lo qualifica anche più del
vestito), lo vediamo a casa sua, mentre compila una sorta di diario, sentiamo
la sua voce fuori campo che ci chiarisce i suoi pensieri, a un certo punto verrà presentato
anche con il “dicono di lui”. E’ una caratteristica di Scorsese
quella di saper miscelare con tecnica suprema tutti i modelli rappresentativi
per offrire un ritratto a tutto tondo. Ma ciascun modello di rappresentazione
va piazzato al punto giusto. Il più forte espressivamente (la soggettiva
del protagonista) fin dall’inizio. Gli altri dopo, a sottolineare, rimarcare,
spiegare, aggiungere dettagli. Il pubblico va subito preso per la gola, senza
attese. Le prime immagini devono essere forti, dare immediatamente il senso di
cosa stiamo raccontando.
Non dovrebbe esservi difficile reperire copia del film. Se leggete l’inglese
stampatevi la sceneggiatura originale e confrontatela al film realizzato in modo
da verificare i cambiamenti narrativi apportati. Questo vi sarà molto
utile a comprendere come nel passaggio dalla carta scritta alle riprese, tutto
possa e debba essere migliorato per guadagnare in credibilità ed efficacia.
Spesso gli sceneggiatori (non è certo il caso di Paul Schrader) pensano
di potersi accontentare di una sorta di canovaccio che poi toccherà al
regista e agli attori adattare. Eppure uno scrittore di racconti o di romanzi
fa lo stesso lavoro che in questo caso ha fatto Scorsese: riscrive più volte
le stesse pagine, sposta dei blocchi, cerca il miglior equilibrio e la migliore
efficacia espressiva. Anche uno sceneggiatore deve imparare a fare lo stesso,
non per perfezionismo fine a se stesso, ma per aderire alle proprie premesse.
Insomma: scrivete una descrizione puntuale del vostro protagonista, di ciò che
lo caratterizza in profondo, e poi verificate da questo punto di vista il vostro
script chiedendovi: sono riuscito a rendere quel che volevo da subito, presentando
il protagonista? I modi per raccontare una scena sono quasi infiniti, ma non
ce ne sono molti per rispettare le nostre stesse premesse. Bisogna saper scegliere
il migliore, se possibile prima che ce lo suggerisca il regista o l’attore.
E per far ciò bisogna scrivere e riscrivere, sperimentando diverse soluzioni,
senza mai accontentarci della prima, che può anche essere tecnicamente
corretta, ma non corrispondente alla forza dell’idea iniziale.
5. CONCLUSIONE
In questo primo ciclo di lezioni abbiamo analizzato quattro modelli che rappresentano
ciascuno un diverso grado di avvicinamento al protagonista: 1. visto attraverso
gli altri ( dicono di lui); 2. visto in se stesso ( protagonista in campo dalla
prima inquadratura);3. Identificato con il narratore (voce off o voce in campo
con confessione diretta al pubblico); 4. Presentato dall’interno ( vedendo
attraverso i suoi occhi). In tutte queste presentazioni abbiamo anche visto che
il protagonista conserva un certo grado di mistero. E’ su questo mistero
che si fa leva per rendere il pubblico attento al racconto. Ora che avete un
quadro generale di riferimento, tornate al vostro progetto di film, e scegliete
quale o quali modi di presentazione si adattano meglio a quanto volete esprimere.
Non dimenticate di studiare i film che sono stati proposti nelle lezioni. Non
basta leggere i brevi riassunti e le citazioni che avete trovato nelle lezioni.
Uno sceneggiatore deve imparare a scrivere avendo già un’idea di
quale può essere il risultato finale. Confrontare il film realizzato al
progetto iniziale serve a scoprire ed evitare errori (non solo errori di sceneggiatura,
ma anche di messinscena, potendo anche accadere che la sceneggiatura originale
sia migliore del girato). Nel prossimo ciclo affronteremo il problema dei tempi
narrativi, cioè di come sviluppare il racconto.
Le lezioni riprenderanno a settembre. Prendetevi l’estate per fare i vostri
esercizi con calma. Potrete scegliere diversi modelli o uno in particolare. Valutate
soprattutto quale corrisponda meglio al ritratto che avete stilato del vostro
protagonista. A settembre torneremo sul tema del primo ciclo affrontando, come
alcuni di voi hanno chiesto, un aspetto di complemento e cioè come si
delinea un protagonista nei telefilm televisivi e nei serial. Cambia qualcosa
rispetto a certe regole cinematografiche?
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