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E MORI' DI ANAGRAMMA Il Sessantotto e la Scapigliatura, Marx e l'Arcano: che cosa può succedere quando si mettono insieme tutti questi ingredienti? di Oreste del Buono, articolo apparso su Europeo, 28 maggio 1983 "Una specie di giallo..." così lo raccomanda Franco Occhetto, direttore editoriale da non molto, ma molto appassionato, della casa editrice Feltrinelli. S'intitola Magia rossa, è a firma di Gianfranco Manfredi, protagonista e cantautore della tentata rivoluzione culturale del Sessantotto, ed è un libro avvincente, senz'altro meritevole d'inaugurare la nuova collana "L'avventura". Però, per l'esattezza, non è un giallo, è un gotico. Qualcosa di più, magari, data l'esperienza e la personalità dell'autore: costituisce, infatti, un singolare, curioso, a suo modo toccante incontro tra la cultura milanese del Sessantotto e un altro fenomeno culturale milanese del passato, la Scapigliatura. Per più d'un lettore l'avverarsi di un simile scambio di contenuti e stati d'animo risulterà una sorpresa. Anche perché, passando dall'iniziale frammento di diario di un ipotetico Marco Grillo datato '98 (s'intende il Novantotto ottocentesco) alla narrazione del presente su per giù novecentesco (post Sessantotto di sicuro), il lettore non avvertirà segnaletiche contrarie, impuntature da ostacoli, necessità di ulteriori meditazioni: sarà attirato avanti, coinvolto e compromesso dall'avventuroso fascino della Magia rossa. Dunque, nel prologo è narrato uno straordinario esperimento di quasi un secolo fa a Milano. La verifica da parte dello scettico avvocato Bortolo Sperani delle effettive capacità medianiche di una certa Cecchina. Gli spettatori dell'esperimento sono nomi noti del tempo, il celebre comico Ferravilla, la sua amante Emma Ivon, lo scultore di monumenti funerari Ernesto Bazzaro e scapigliati assortiti. Tra gli altri, un tale Tommaso Reiner, già amante della Ivon e dotato di inquietante fama. Arriva in ritardo, ma, quando arriva lui, le cose precipitano. Non tanto perché la medium viene scoperta in flagrante mistificazione, quanto perché il trionfante Sperani, sedutosi sulla macchina galvanica appena servita a smascherare l'imbrogliona, resta inspiegabilmente folgorato da un'esplosione e una girandola di scariche, sacrificato non si sa ancora a quale proterva divinità o controdivinità. Tommaso Reiner: ricordate questo nome e questo cognome, ce li ritroveremo continuamente proposti, suggeriti o comunque fatti sospettare dal seguito del romanzo in abiti e stracci moderni. Un articolo di un tal Alberto Bellini sulle agitazioni del maggio '98 e sulla sanguinosa repressione del generale Bava Beccaris rievoca ai nostri giorni la incredibile impresa compiuta a favore di un gruppo di rivoltosi dal già citato Tommaso Reiner. L'articolo apparso sui Quaderni di Storia del Risorgimento è letto con molta curiosità da un ex compagno di studi di Alberto Bellini, un tal Mario Montrese, che, al momento, è l'amante dell'ex amante dell'ex compagno di studi Marisa. Mario chiede aiuto a Marisa, vuoi rivedere Alberto. Si rivedono. Mario smania per saperne di più di quel Tommaso Reiner che sosteneva che un'energia psichica sufficientemente concentrata può sabotare qualsiasi impianto di macchine. La caccia all'ombra si scatena? Ma chi guida veramente la caccia? Non è piuttosto l'ombra a cacciare i suoi presunti cacciatori? Nel gorgo della Magia rossa, il gotico si spinge dapprima a sfiorare la fantascienza, poi vi sprofonda. Fantascienza, fantatecnologia con complicazioni fantasociali e fantastoriche. Gianfranco Manfredi non dimentica il fantamarxismo del Sessantotto, mentre febbrilmente manovra, manomette gli ingranaggi della narrativa a sensazione. Tra l'interpretazione delle scritte tombali etrusche, i brividi culturali (e non) egizi, la nomenclatura delle Divinità dell'Impero di Ebla, la riconsiderazione della setta massonica del Levriero Bianco, la ricapitolazione del culto del Veltro dantesco, la ripresa delle polemiche sull'elettricità come forza arcana, eccetera, riviene a galla persino il Manifesto del Partito Comunista: "La società borghese moderna che ha creato per incanto mezzi di produzione e di scambio così potenti rassomiglia al mago che non riesce più a dominare le potenze degli inferi...". "Non è quello che sostiene Reiner?", dice Marisa discutendo con Alberto dell'ossessione di Mario per Tommaso Reiner, che ha preso ormai anche loro. "Lui non parla di creature evocate dalle viscere della terra?". Alberto s'arrabbia: "Come puoi paragonare a Marx quel pazzo criminale di Reiner? Marx parlava metaforicamente. Reiner invece faceva sul serio". "Non siamo poi tanto distanti", obietta Marisa. E Alberto grida: "Marx voleva il controllo cosciente delle forze produttive, il controllo umano, razionale, mica sbandierava la Magia rossa". "L'hai detto", ribatte Marisa. "Reiner, invece, pensava che le forze produttive dovessero essere controllate con altre pratiche". "Coi rituali magici?", protesta Alberto. "Mica ti sto dicendo che Reiner avesse ragione. Ti sto dicendo che un certo linguaggio, una certa paura delle macchine, una certa spinta a lottare contro il loro avvento affondano nell'ideologia tardo-romantica che è fatta anche di irrazionalismo, di fantasmi, di apprendisti stregoni. Persino Marx non ne è immune". "È tutto insensato", si lamenta Alberto. Marisa lo sgrida: "Questa volta non ti puoi più fermare. Questa volta dobbiamo andare sino in fondo. Dobbiamo, hai capito?". Sarebbe meglio che non ci provassero ad andare sino in fondo. Perché Mario Montrese (anagrammate, prego) non è che Tommaso Reiner. Marisa lascerà la pelle nella caccia, Alberto anche l'anima perché in lui si incarnerà o peggio l'irresistibile, irriducibile Tommaso Reiner (e provate a scomporre e ricomporre le quattordici lettere di Alberto Bellini, vien fuori un "Ebla brillò in te"). E' difficile riassumere un libro così fitto di storie e colpi di scena. E più facile leggerlo, questo libro, che ha un poco della subdola morbosità di Rosemary's Baby di Ira Levin e un poco dell'intelligenza maligna di Nostra Signora delle Tenebre di Fritz Leiber, ma anche molto dell'ilare e truce, elegante sgangherataggine dei testi più vivi, e ancor oggi più validi, della Scapigliatura. La vera magia della Magia rossa per me è questa, lo ripeto. BOX Un po' di storia un po' di musica Gianfranco Manfredi, anni trentaquattro, professore di Storia della Filosofia e cantautore milanese (è o è stato? Lui assicura che ci pensa ancora, alle canzoni, ma che, d'altra parte, il mercato discografico non incoraggia). Da cinque anni è sceneggiatore cinematografico, ovviamente, romano (non che il mercato cinematografico sia molto incoraggiante, ma lui, insomma, qualche sceneggiatura l'ha fatta e la fa). A Milano continua, comunque, ad avere residenza, e cuore. Come prova questo romanzo che ha avuto lunga gestazione, tanto è vero che c'è qualcuno che ne ricorda una precedente versione e domanda se ha resistito almeno l'anagramma (per l'esattezza, si tratta di Giampaolo Dossena, provetto anagrammista e cultore di giochi). E come prova una sua recente dichiarazione d'amore dettata per "Milano istruzioni per l'uso" (guida indispensabile messa insieme dal redattori di Radio Popolare per la Clup). Una dichiarazione d'amore, e ce ne vuole, per il Corvetto: "E un quartiere umano, vivibile... dove ci trovi perfino le mucche... Io almeno le ho viste... non è mica da disperati stare in Corvetto, bar ce ne sono a volontà...". Un po' di pazienza ed ecco che arriva anche il romanzo post-moderno. Ne è autore Gianfranco Manfredi, milanese, trentaquattro anni, studioso di Rousseau, ex cantautore, oggi sceneggiatore cinematografico, noto ai nostri lettori anche come critico di musica leggera. Post-moderno? Spiega Manfredi per bocca di un suo personaggio: "... Un'apparenza di citazioni slegate, frammenti di ideologie a pezzi... Invece, sotto la Vanità delle culture sconfitte, il disagio montante che infine la Macchina-Uomo svela e denuncia: la Macchina non trionferà!". Nella Milano d'oggi, Mario Montrese, consulente di archeologia industriale al Museo della Scienza, rimane colpito da un articolo pubblicato su una rivista di storia da un compagno di studi, Alberto Bellini. Vi si parla di un episodio delle repressioni operate dal generale Bava Beccaris nel maggio del '98, e soprattutto delle imprese di un mago anarchico e scapigliato, forse folle, sicuramente "sovversivo", per i parametri dell'epoca: Tommaso Reiner. Con la sola forza del pensiero, Reiner sembra capace di fermare a distanza i macchinari dell'industria, o di far scoppiare i fucili dei carabinieri puntati sugli operai in fuga. Avvolto in fumi sulfurei, Reiner compare anche nel resoconto dl una serata medianica in casa di un avvocato scettico, presenti il comico Ferravilla, la sua amante Emma Ivon, lo scultore Bazzaro e vari scapigliati. L'avvocato perisce nello scoppio di una macchina galvanica... Ce n'è abbastanza per mettere sulle tracce di Reiner i due amici e la Marisa, che è la donna di Mario dopo esserlo stata di Alberto. Puntualmente la caccia si complica di morti ammazzati, e inquietanti prodigi: Idoli che si animano, automi assassini, visioni d'incubo, morti viventi, in un intreccio sempre più fitto di coincidenze e dlsvelamenti. Si direbbe che Tommaso Reiner è vivo, vivissimo, ben deciso a difendere il suo segreto, ad agitare le vecchie idee: le macchine sono esseri viventi, magari un po' primitivi, in cui dorme un'anima naturale. Per capirle, per guidarle, ci vuole uno stregone. Questo lato demoniaco della macchina l'aveva visto anche Marx: anche lui parla di una borghesia industriale incapace di dominare le immani forze produttive che aveva scatenato... Ma il romanzo di Manfredi non è di quelli che si lasciano riassumere o parafrasare, esige abbandono e complicità. E' una fiaba per adulti; scritta da un neo-luddista che sembra cresciuto nella Praga dei maghi e del Golem, e sia poi sceso sui Navigli a gettare beffe, sarcasmi e risentimenti negli ordinati ingranaggi della Lombardia politecnica e produttiva, a inventare racconti filosofici in stile pop-rock. Con verve divertita e provocatoria, Manfredi mescola temi, ambienti, linguaggi, reinventa documenti e carteggi, incrocia personaggi autentici della Milano fine '800 e le fantasie più arrischiate del romanzo gotico e della horror story, miti industriali e dimore di fantasmi, culti arcaici e poliziotti che sembrano usciti da un romanzo di Fruttero & Lucentini, automi del '700 e sperimentazioni teatrali, Hoffmann e Dario Argento, vecchie biblioteche e allucinazioni da oppio, villaggi operai e riti di autogenerazione, effetti da Grand Guignol e fenomeni extrasensoriali. Sul fondo di questo rutilante frappé, come un retrogusto, la vecchia voglia sessantottesca di far saltare tutto per aria, come Antonioni in Zabriskie Point. Gli dessero un assessorato della Cultura, a Manfredi, inventerebbe cose mirabolanti, che in confronto Nicolini farebbe la figura di un burocrate a corto di idee. Si può, partendo da una citazione marxiana del Manifesto del Partito Comunista, arrivare a scrivere un romanzo di fantasmi e di démoni, tutto poltergeist e parapsicologia? Si può, e questo insolito libro di un insolito giovane scrittore (laureato in filosofia con Dal Prà, cantautore, critico di musica leggera e saggista-biografo di Celentano, Jannacci e Mina) è qui a dimostrarlo. La citazione di Marx-Engels è, confessiamolo, piuttosto stuzzicante: "durante il suo dominio di classe appena secolare la borghesia ha creato forse produttive in massa molto maggiore e più colossali che non avessero mai fatto tutte insieme le altre generazioni del passato. Il soggiogamento delle forze naturali, le macchine, l'applicazione della chimica all'industria e all'agricoltura, la navigazione a vapore, le ferrovie, i telegrafi elettrici, il dissodamento di interi continenti, la navigabilità dei fiumi, popolazioni intere sorte quasi per incanto dal suolo... La società borghese moderna che ha creato per incanto mezzi di produzione e di scambio così potenti, rassomiglia al mago che non riesce più a dominare le potenze degli inferi da lui evocate". Dunque, c'è un guizzo di irrazionalità tardo-romantica persino nei padri fondatori del marxismo, dice Manfredi. E immagina che un nemico della borghesia, uno stravagante stregone anarchico e massone, Tommaso Reiner, voglia giungere a fermare o vincere la Macchina, simbolo-strumento d'una classe sfruttatrice, con rituali magici. Dando fondo, con elegante disinvoltura, a tutto il carnpionario esoterico del Sessantotto e del post-sessantotto (paragonato a una sorta di neo-Scapigliatura): droghe più o meno leggere; curiosità verso le culture orientali o "diverse"; scoperta dell'archeologia industriale; teatro "da cantina", bric-à-brac da mercatino delle pulci; gente che vive, come a New York, in sofisticati lofts (cioè in vecchie fabbriche adattate ad appartamento), Manfredi ha composto un divertissement di classe. Secondo le buone regole dell'horror, come nei film di Dario Argento e Brian De Palma, l'inizio appare inquietante ma non troppo: è la rievocazione d'una seduta spiritica avvenuta a Milano sul finire dell'800, presenti tra gli altri il comico Ferravilla e l'attrice Emma Ivon e conclusasi in modo tragico per un avvocato che s'era detto refrattario agli spiriti; poi si salta subito ai nostri giorni e si fa la conoscenza dei tre protagonisti, ex compagni di università: Marisa, creatrice di pupazzi teatrali e attrice. Alberto Bellini, che si occupa di studi storici, e Mario Montrese, specializzato, appunto, in archeologia industriale. Un articolo di Alberto sul misterioso Steiner scatena la curiosità dl Mario, e da quel momento è un susseguirsi dl delitti, deliri, allucinazioni, qualche volta da oppio, incubi, tombe che si scoperchiano, morti che risuscitano in un maelstrom infernale, talismani che bruciano, decrittazioni di formule magiche dell'antica civiltà di Ebla, orrendezze da Grand Guignol. Beffardo e abilissimo calcolatore, Manfredi ha dosato, i suoi effetti, anche i più macabri, con grazia intellettuale, strizzando l'occhio sia ai lettori delle tradizionali storie gotiche anglosassoni, sia a quelli dei fumetti onirici alla Crepax o popolari alla Diabolik. Che poi, spesso, non è forse vero?, sono, da qualche anno, gli stessi: conoscono anche Marx, Marcuse, Kerouac, Allen Ginsberg, lo Zen e il Karma.
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