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TRAINSPOTTER

Sacha Dozier, un broker assicurativo, si è ritirato per l'estate in una villa di campagna lungo una linea ferroviaria. Qui coltiva il suo hobby: osservare i treni, identificare i diversi tipi di locomotive, vagabondare lungo linee interrotte fotografando vecchie traversine e binari sommersi dall'erba. In queste sue peregrinazioni lo accompagna Rita, una ragazza del paese, incuriosita dalla sua riservatezza e affascinata dai suoi modi gentili. Ma Sacha evita qualsiasi approccio sessuale, alludendo a qualcosa che glielo impedisce. Impotenza forse... oppure qualcosa di più inconfessabile. Nel corso di una notte trascorsa presso i binari, Sacha, all'insaputa di Rita, assiste a un feroce omicidio compiuto su un wagon-lit. E stato solo un flash, ma chiarissimo: una ragazza in camicia da notte, un uomo con un giubbotto di cuoio, un martello calato su una vittima invisibile. Sacha insegne il convoglio e riesce a bloccare la coppia omicida, speronando l'auto con cui stanno tornando in città. Alex, l'uomo col giubbotto di cuoio, si ritrova con una gamba spezzata e Stephanie, la sua compagna, è costretta ad accettare l'ospitalità di Sacha. I due complici si sono già macchiati di altri omicidi, ma non hanno mai lasciato tracce. Trovandosi sotto tutela nella villa lungo la ferrovia, prevedono di servirsi dell'incauto ospite per poi sbarazzarsene al momento opportuno. Ma Sacha, pur essendo subito evidente che sa bene chi sono, non pare avere intenzione di denunciarli. Perché? Vuole proteggerli o tenerli prigionieri? E ancora: chi è Sacha, quale disagio si porta dietro, quale malattia lo divora? Cinque giorni di vita comune, in uno stato permanente di suspense, nell'intreccio di minacce e di segrete complicità, mentre intorno l'indagine di polizia sembra segnare il passo. Imprevedibile la soluzione, come insondabili restano le vite dei personaggi, "ordinary killers", gente comune improvvisamente protagonista della cronaca criminale. Al suo quarto romanzo, Gianfranco Manfredi ci offre stavolta un "nero" ossessivo, inesorabile, che non rinuncia all'approfondimento psicologico e allo scandaglio della violenza nascosta sotto l'apparente normalità delle relazioni sociali, sullo sfondo di un'Europa anni '90, senza confini e senza patrie, tra metropoli labirintiche e province disgregate. Un'attualità tanto realistica quanto "messa in scena", nella fusione del linguaggio scarno, bruciante della narrativa d'azione, con l'inquietante ricognizione di esistenze e di deliri propria del romanzo "di vita".