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...devo
fare troppe premesse accingedomi a parlare di voi. Per alcuni devo addirittura
svitarmi la testa e guardarla li a fianco a me, che ascolta, perché
io non riuscirei mai, per una forma di "sclerosi da educazione musicale
classica", ad ascoltare questa musica con divertimento e godimento
tanto è lontana da me, anche per date di nascita, per modo di vivere,
di pensare e di organizzare la giornata: che poi è cultura. Ma
questa musica, anche se non la so ascoltare, spesso la vivo vicino, conosco
chi la fa, la pensa, la vive, magari gli voglio bene, come a Claudio Lolli;
e allora l'ascolto ne rimane confuso, cancello quello che proprio per
me non ha senso e cerco quello che ne ha, faccio insomma già un
lavoro di selezione nell'ascolto per continuare a conoscere, vivere, accettare.
Pensate un po', quindi, come le mie parole sono poco attendibili.
Altre volte, quando invece l'autore non lo conosco, ma ne sono perseguitata
per il gran parlare che se ne fa, me ne allontano sempre più a
un punto tale che la sua musica mi sembra una lingua tutta negativa, non
la voglio ascoltare, mi sembra una lingua tutta negativa, non la voglio
ascoltare, mi è antipatico lui e la sua musica lui perché
non lo conosco ma me lo fanno conoscere per forza; pensate un po', anche
in questo caso, che disastro i miei giudizi musicali, quanto poco equilibrati
i miei pensieri.
Certamente la "canzone" degli Stormy Six è canzone di
alto livello, è canzone matematica direi, tutta ragionata, e di
questo abbiamo anche bisogno; cioè essa vuole senz'altro un ascolto
analitico, non davvero animalesco; il battere le mani a ritmo che da parte
del pubblico è stato elevato a "partecipazione", con
gli Stormy Six non attacca, non è quella partecipazione lì
che essi suscitano e questo è un fatto molto positivo. Questa moda
nata con il canto napoletano-sinistra-militante-tammorriata, che rende
il pubblico una massa inerte convinta di partecipare perché stanno
li come salami battendo le mani a ritmo è giustamente fustigata
da canzoni come Rosso o Labirinto o Cuore dove, se accade di battere le
mani, è perché si è operato selettivamente con il
cervello quel famoso ascolto analitico che la musica deve suscitare.
Del resto anche gli altri che ho ascoltato non fanno più canzoni
memorizzabii. Claudio Lolli, per esempio, fa canzoni-discorso, che costringono
all'ascolto. Quelle di Lolli, a differenza di quelle degli Stormy Six
che costringono ad un ascolto globale, di musiche (e stratificate: musiche
aperte, piene di discorsi) e testo, quelle di Lolli fanno ascoltare le
parole. Parole elevate ad un "parlar cantando", sostenuto da
un groviglio musicale che stento un po' a decifrare. Nell'Alba meccanica,
per esempio, abbiamo dopo un po' un tema preciso di bassi in successione
discendente che non è assolutamente nulla di nuovo, serve direi
più che altro da punto d'incontro fra i vari strumenti; e questo
mi sembra il nuovo stile di Lolli: un parlato cantato seguito da strumenti
operanti non sempre un loro discorso autonomo, ma sempre ricongiungentisi
in un punto di incontro. Questo dell'appuntamento musicale è un
sistema che ha di negativo, musicalmente parlando, che ogni nota non ha
un senso se non in vista del famoso appuntamento da raggiungere.
Passo a Gianfranco Manfredi, e mi chiedo: va bene, Claudio: Lolli "poggia"
i suoi testi su un determinato musicale che mi angoscia (tenete presente
che quello che musicalmente angoscia me quarantenne non necessariamente
deve angosciare voi, ventenni, anzi a quanto pare non vi angoscia per
niente; vi invito a questo punto a tornare a leggervi la mia " premessa
"). Manfredi fa esattamente il contrario; ogni suo testo "poggia"
su un determinatissimo musicale anni '50, un pò retrò, molta
"musica commerciale", divertente per l'incontro tra parole nuove
da "contestazione" unito a queste musiche che passano tutto
l'arco delle musiche radio-tele-San Remo che ci hanno afflitto da anni.
L'insieme, l'incontro, fra questi testi intelligenti, ironici, corrosivi
e queste musiche (in questo contesto) disarmate per la loro fragile leggerezza,
ingombrante stupidità, dissennatezza, è anche divertente,
ma certamente siamo ben lungi dall'ascolto globale, dalla "musica
aperta" che stimoli l'ascolto analitico, ecc., dallo " studio
", insomma, della "canzone" degli Stormy Six.
Dei blocchi prefabbricati di musica di Finardi io non sento, nessun bisogno.
Ascoltandoli mi rendo conto che i maldestri sostegni musicali che accompagnano
Lolli sono sinceri, che i troppo destri contenitori di Manfredi sono splendidi.
Che i testi di Lolli e Manfredi sono non solo sinceri ma intelligenti,
articolati, che Manfredi ha un gusto dell'ironia, del rovescio del rovescio,
del non banale che me lo rende vicino, simpatico (anche se non lo conosco),
persona. Non riesco a trovare in Finardi un discorso che non sia la sigla
di una banalità: "la scuola non serve a niente, lottiamo,
ragazzi, tutto subito, si cerca la verità ", ecc.; pallidi
ricordi riassunti in slogan pubblicitari di cose che prima erano idee,
baci perugina in cartine rosse. Ci fosse mai una canzone in cui questo
ragazzo ha un dubbio, usa una parola dando a intendere che potrebbe anche
significare altre cose.
Gli Area sono stati i primi a fare del pop italiano. E va bene; a loro
il merito. Ma questo pop italiano a me non piace: ho la sensazione che
sia un succedersi senza imprevisti di blocchi prefabbricati, strettamente
accordali, dove l'interesse, unico, è quello dei timbri. Peccato,
che spreco! mi viene da pensare; si poteva unire a questo studio timbrico
rimarchevole, un interesse per il discorso musicale che invece è
dato tutto per scontato; è il trionfo della musica a sigle, quindi
riduttiva in tutti i sensi. Ecco, mi pare che la "voce sola "
(anche se facilitatissima ad uscire dall'impasse del blocco accordale
prefabbricato), appunto perché sola - quindi sganciata e libera
- rimanga pur sempre in quella logica. Proprio come un orso del giardino
zoologico che - se gli si levasse la gabbia - continuerebbe a passeggiare
avanti indietro per quei cinque metri quadrati e non di più.
Scusatemi tutti questo vaniloquiare da vecchia strega. Spero proprio di
lasciare il tempo che trovo; mi era solo stato chiesto di dire quello
che pensavo.
Giovanna
Marini
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