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Per la piena comprensione del testo che segue, cioè la trascrizione
pressoché integrale della registrazione dell’assemblea tenuta
al Parco Lambro di Milano, nell’arco di tre giorni
e nell’ambito della VI° Festa del Proletariato Giovanile
(26-30 giugno 1976), vanno ricordati alcuni fatti:
Il Festival del Parco
Lambro venne organizzato dalla rivista di controcultura Re Nudo
con l’appoggio di alcune organizzazioni politiche tra le quali il
Partito Radicale, Lotta Continua, IV Internazionale, Falce Martello, e le
riviste A rivista anarchica, Umanità Nova e Rosso (rivista dell’Autonomia
Operaia).
La parte musicale
(la più cospicua) del Festival fece in generale riferimento alla
produzione e agli artisti delle piccole etichette indipendenti (Ultima Spiaggia,
Cramps, Intingo e altre). L’unica star internazionale presente fu
Don Cherry. Le grandi multinazionali del disco non furono minimamente coinvolte.
La registrazione dei concerti tenuti al palco centrale venne curata dall’etichetta
indipendente Laboratorio che contribuì alle spese con £. 2.000.000
e poi pubblicò l’L.P. “Parco Lambro” con alcune
registrazioni dal vivo. Tutti i musicisti intervennero a titolo gratuito.
Venne garantito un rimborso spese ai musicisti non legati a case discografiche.
Contributi al Festival vennero dagli stand alimentari che versavano £.
150.000 al giorno
(quelli macrobiotici 50.000). Due gli stand di Lotta Continua, uno a testa
di Falce Martello, Anarchici e Autonomia operaia. Totale del contributo:
£. 4.000.000.
Fotografi, giornalisti, piccoli commercianti, cineoperatori e il secondo
canale TV presente per un reportage , contribuirono per £. 1.440.000.
Infine le tessere d’ingresso al Parco ( vendute al prezzo lordo di
£. 1.000, da cui detrarre il 19% per la SIAE e il 45% per le organizzazioni
politiche) portarono un “guadagno” di 12.690.000 (28.200 tessere
vendute contro una partecipazione di più di centomila persone al
giorno, dunque entrarono quasi tutti gratis).
I danni maggiori furono : anzitutto il saccheggio degli stand e del furgone
della carne congelata affittato dalla Motta ( la scritta Motta ingannò
molti dei saccheggiatori che diedero l’assalto ai polli congelati
senza supporre che il furgone era solo noleggiato, ma c’è da
dire che al saccheggio parteciparono assurdamente persino alcuni membri
del servizio d’ordine riconducibili a Re Nudo, tutti perfettamente
a conoscenza del fatto che il furgone era stato noleggiato dall’organizzazione
stessa del Festival). Da solo, questo assalto procurò quasi sei milioni
di danni. Da aggiungere al bilancio negativo: otto microfoni rubati, una
centralina scomparsa, due colonne di casse di amplificazione scassate. Il
Festival si concluse con un passivo contabile di £. 6.700.000 che
Re Nudo tentò di ripianare con una sottoscrizione. Queste cifre di
per sé chiariscono che il Festival fu auto-organizzato e auto-sabotato.
E veniamo ai fatti che suscitarono e aggravarono la tensione:
Il Comune di Milano,
che aveva concesso l’uso del Parco, negò l’allacciamento
dell’acqua e non svolse il previsto servizio di pulizia (con conseguenze
igieniche intuibili) e a un certo punto bloccò persino la fornitura
elettrica causando una situazione di notevole rischio. Si dovette ricorrere
al noleggio di generatori e ad allacciamenti di fortuna, compiuti in condizioni
impossibili e sotto la pioggia battente. Più di centomila persone
giunte fin dal primo pomeriggio dovettero attendere sotto l’acqua
e tra i cavi sparsi che il concerto iniziasse ( iniziò con ore di
ritardo e in condizioni precarie).
I gruppi politici
che avevano aperto stand gastronomici (si fa per dire, si trattava di panini
e bibite) a scopo di autofinanziamento, non avevano previsto un simile afflusso
di pubblico e applicarono spontaneamente la nota legge di mercato della
domanda e dell’offerta, rincarando i prezzi (una lattina di birra
350 lire) e causando manifesto malcontento. Lo stesso fece il responsabile
della vendita dei polli per recuperare le perdite subite durante il primo
giorno per il cattivo funzionamento dell’impianto frigorifero (con
conseguente carne da buttare). Frange di militanti appartenenti agli stessi
gruppi che avevano provocato l’incazzatura generale, organizzarono
azioni di “esproprio” all’interno e all’esterno
del parco. Tra queste, oltre all’assalto al furgone della carne, la
totale distruzione dello stand del Fuori (il collettivo omosessuale, di
nulla colpevole), l’assalto al chiosco ristorante “La Capanna
dello Zio Tom”, cioè una concessione privata presente da prima
del Festival nel parco, l’occupazione del vicino Istituto Molinari
per trascorrere la notte (unica azione comprensibile e giustificabile, data
la pioggia e l’invivibilità del parco), e il tentato esproprio
del Supermercato di via Feltre, respinto da furenti cariche della polizia
che minacciarono di trascinare il conflitto all’interno del parco
tra le migliaia di persone lì radunate al solo scopo di ascoltare
musica.
L’assemblea
organizzata spontaneamente per discutere dell’accaduto e salvare (o
affossare definitivamente) la Festa, cominciò sul prato laterale
riservato alla musica acustica, agli spettacoli teatrali, ai massaggi e
alla meditazione. Si trasferì poi sul palco centrale ( una grossa
struttura modello Woodstock) per coinvolgere un maggior numero di persone,
ma poco più di mille lo seguirono fino alla fine. Anche tra questi,
tuttavia, la stragrande maggioranza votò sempre per alzata di mano
la ripresa dei concerti.
La stampa cittadina
seguì con un interesse abbastanza tiepido le giornate del Festival,
neppure si sottolinearono molto gli incidenti. Si erano svolte da poco le
elezioni che avevano visto una notevole affermazione del Partito Comunista
e una buona tenuta della Democrazia Cristiana. Era difficile assicurare
una maggioranza parlamentare stabile. La situazione d’incertezza suggerì
alla stampa grande prudenza. Incredibilmente fu Variety (la nota rivista
americana di spettacolo) a dedicare la sua prima pagina al Festival. Sotto
il titolo “ITALIAN RADICALS TERRORIZE FESTS” l’articolo
aveva gran cura di distinguere tra le feste di massa organizzate dalla sinistra
ufficiale e la politicizzazione estrema imposta dai gruppi extraparlamentari
o meglio dalle loro frange più “esagitate” ai concerti
pop-rock. In realtà non si trattò di questo: emersero con
drammatica chiarezza al festival le divergenze di un movimento che fino
ad allora si credeva unito, una generale impreparazione a gestire eventi
di questa natura e la ben misera rappresentanza dei gruppi politici incapaci
, pur nella sincerità dei loro intenti, di comprendere le esigenze
e la natura stessa del cosiddetto “proletariato giovanile”.
Di tutto ciò, la semplice lettura degli interventi dell’assemblea
offre un quadro esemplare che non richiede altri commenti.
(g.m.)
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