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giugno 2005
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CORSO DI SCENEGGIATURA ON
LINE di Gianfranco Manfredi
UNA PREMESSA
Questo ciclo di lezioni on line, del tutto gratuito, si propone di affrontare
alcune questioni specifiche poco sottolineate dei manuali di sceneggiatura.
Tutti gli aspiranti sceneggiatori di solito muovono dalla convinzione
che per scrivere una buona sceneggiatura si debba partire da un plot efficace
o da una buona storia. Questa convinzione è in parte legittima,
ma può oscurare un altro e fondamentale aspetto. Non esiste
storia senza personaggi. Certo possono esistere storie avvincenti
indipendentemente dai personaggi che le vivono, ma è ingannevole
pensare che si possa prescindere dalla creazione di personaggi in qualche
misura autonomi dalla storia che rappresentano e che vivono. Una storia
senza personaggi o con personaggi puramente funzionali allo sviluppo della
storia, rischia di risultare una storia senz’anima, meccanica, tutta
governata dall’alto e secondo schemi prefissati. Una storia
è sempre storia di qualcuno. Il primo lavoro che dovrebbe
essere fatto da uno sceneggiatore, di cinema, di fumetti, ma anche da
un romanziere, è quello della costruzione del personaggio protagonista
e degli altri personaggi. A questo lavoro ci si dedica troppo poco e il
risultato è che nella produzione letteraria di questi anni pochissimi
sono i “nuovi personaggi” che si sono impressi indelebilmente
nella memoria dei lettori. Cominceremo dunque con una serie di lezioni
dedicate alla creazione del personaggio, pur tenendo
presente che questo lavoro è in parte diverso dal normale lavoro
di sceneggiatura e di scrittura. Ci sono infatti eccellenti sceneggiatori
del tutto incapaci di dare vita a personaggi memorabili e al contrario
ottimi inventori di personaggi che non riescono poi a farli vivere in
storie che ne mettano compiutamente in luce le caratteristiche. La creazione
di un personaggio, inoltre, non è qualcosa che si impari seguendo
soltanto una tecnica. Grandi scrittori hanno partorito personaggi indimenticabili
e altri molto fragili, indipendentemente dalle loro intenzioni e dal loro
sforzo. Il personaggio, quando prende vita sulla carta o sullo schermo,
ha sempre in sé un qualcosa di imponderabile che, a contatto con
il pubblico, può svilupparsi in modo imprevisto dallo stesso autore,
a volte persino opposto. Un caso celebre è quello di D’Artagnan.
Molti si sono chiesti, fino a farlo diventare un luogo comune, come mai
“I Tre Moschettieri” sia stato intitolato così, quando
i protagonisti sono quattro, anzi quando il vero protagonista è
l’aspirante moschettiere D’Artagnan. In realtà, basta
leggere attentamente il romanzo per capire la scelta di Dumas. Per Dumas,
D’Artagnan non è affatto il protagonista, ma il tramite che
ci conduce ai veri protagonisti Athos, Portos e Aramis. Dopo aver meditato
sul successo del suo romanzo e della figura di D’Artagnan in particolare,
in “Vent’anni dopo” Dumas si preoccupa di chiarire a
chi non l’avesse ancora capito, che D’Artagnan non è
nulla senza gli altri tre, o meglio, senza di loro, è un semplice
soldataccio destinato a una carriera abbastanza oscura e a una sconfortante
mediocrità. Eppure, al di là dei chiarimenti dell’autore,
D’Artagnan resta per i lettori il vero protagonista. Sottolineo
questo per rimarcare come nella popolarità di un personaggio agiscano
qualità che il lettore aggiunge e attribuisce indipendentemente
dalla volontà dell’autore, fino a diventare in qualche modo
co-autore. Il personaggio, che in certi casi l’autore non nasconde
di odiare francamente (vedi il caso di Conan Doyle per Sherlock Holmes)
viene talmente amato dal lettore, diventa a tal punto oggetto di una sorta
di tranfert emotivo da parte del pubblico, da assumere l’indipendenza
di un figlio rispetto al padre: un’altra e distinta persona, ben
al di là delle intenzioni di chi gli ha dato vita. Dunque accingendomi
ad illustrare alcune tecniche di presentazione di un personaggio-protagonista,
sulla base di esempi tratti dal cinema che è la principale base
di riferimento di queste lezioni, trovo anche indispensabile premettere
che nessuna di queste tecniche di per sé garantisce della riuscita
di un film, di un fumetto, di un’opera narrativa. Impadronirsi delle
tecniche, non vuol dire affatto imparare un infallibile codice che ci
permetterebbe di controllare la risposta e le reazioni del pubblico. Questa
impostazione dirigista, frutto di un’errata sindrome del controllo,
snatura ogni apprendimento tecnico. Nessuna tecnica può essere
sostituita alla creatività, nessuna tecnica può venire scambiata
per una sorta di Razionalità Superiore che produce effetti sicuri
e misurabili. La tecnica è solo uno strumento, un attrezzo da usare
e da trasformare nel corso della creazione. E nessuna tecnica per quanto
fondata su precedenti e sperimentate tradizioni può venire considerata
definitiva, né garantire un risultato automatico. Questo lo pensano
solo i funzionari televisivi ed è per questo che si vedono poi
dei programmi desolanti.
PER PARTECIPARE
Non è necessario iscriversi a una membership, inviare i propri
dati o altro, basta scrivere alla mail gm@gianfrancomanfredi.com.
La prima lezione è on line dal mese di marzo 2005. La seconda da
fine aprile, congiuntamente ai primi commenti e contributi scritti inviati
al sito. Gli aggiornamenti saranno mensili. Per la fase davvio non
ci daremo scadenze di tempo troppo brevi e ravvicinate, per lasciare un
po di tempo alliniziativa per farsi conoscere.
Le lezioni che seguono e che saranno periodicamente pubblicate sul sito,
presenteranno degli esempi che non vanno semplicemente letti, ma visti
e studiati in concreto. Quando dunque troverete indicata e sommariamente
descritta la scena di un certo film, dovrete procurarvela e vederla più
volte, in modo da coglierne anche aspetti magari non esplicitamente sottolineati
nella lezione. Le vostre osservazioni e i vostri commenti saranno pubblicati
e discussi in questa sede, in modo da fare di queste lezioni uno spazio
aperto, di scambio e comune verifica. Lo stesso avverrà per gli
esercizi che verranno di volta in volta suggeriti.
Infine, pur essendo questo primo ciclo dedicato alla Creazione
del Personaggio, al contrario dei normali manuali di sceneggiatura
partiremo dando il personaggio per già creato. Esamineremo cioè
alcune tecniche di presentazione del personaggio protagonista, tratte
da film in cui l’incipit, l’inizio, coincide con la presentazione
e definizione del personaggio stesso. Questo ci permetterà di non
partire da suggerimenti astratti e generici che condizionino il percorso
creativo, in genere differente per ogni autore, ma da un esame concreto
del risultato finale e delle principali tecniche usate per produrlo.
A volte potrò commentare i vostri suggerimenti e i vostri spunti
narrativi, ma la cosa migliore sarebbe che possiate commentarli gli uni
con gli altri. Dunque se volete partecipare a questa comune verifica,
indicate sempre la vostra mail in modo che gli altri possano, se lo credono,
scrivervi direttamente e senza necessariamente passare da questo sito.
Chi però volesse per sua scelta di riservatezza non comunicare
la propria mail sul sito, non è obbligato a farlo. Anzi, pubblicherò
la vostra mail solo se lo chiedete voi stessi esplicitamente. Una cosa
però cui è bene vi abituiate da subito (mi riferisco in
questo caso agli aspiranti sceneggiatori), è che il lavoro di sceneggiatura,
nel cinema, non è mai un lavoro solitario: non solo lo sceneggiatore
il più delle volte lavora insieme ad altri sceneggiatori, ma si
trova sempre a dover discutere le sue tracce con il regista, con gli attori,
con i reparti, con la produzione, e devessere disponibile ad accogliere
suggerimenti e modifiche. Questo distingue il lavoro dello sceneggiatore
da quello del normale scrittore. Un film è unopera collettiva,
persino il film più marcatamente dautore. Non abbiate mai
paura della discussione, delle critiche, né risentitevi per dover
revisionare il vostro lavoro. E giusto e fondamentale che uno sceneggiatore
sostenga le proprie convinzioni e resista a cambiamenti che sente sbagliati,
ma un bravo sceneggiatore deve al contempo mantenere sempre una grande
apertura al punto di vista altrui , anche quando è motivato da
esigenze apparentemente estranee (per esempio quelle economiche,
che in un film contano moltissimo). In questa sede ovviamente non stiamo
montando nessun film, ma sarebbe comunque bello se questo scambio potesse
servire a mettere in contatto tra loro degli aspiranti sceneggiatori che
magari in futuro potrebbero lavorare insieme. Se invece siete dei semplici
appassionati di cinema, non interessati a diventare sceneggiatori, se
preferite limitarvi a leggere queste lezioni, oppure ad esprimere il vostro
parere in forma anonima, nessun problema.
A nessuno verrà rilasciato alcun tipo di attestato di partecipazione,
perché non ne abbiamo né titolo, né intenzione. Questo
è solo uno spazio a vostra disposizione, nei limiti in cui intenderete
usarlo. Qualche minima regola ce la daremo man mano, la prima riguarda
chi intende partecipare agli esercizi, ed è abbastanza ovvia: cercate
di attenervi di volta in volta agli esercizi proposti senza sbrodolare
troppo, né prevaricare sugli altri, inviando dunque contributi
sintetici e di semplice lettura. Questa non è una chat in cui fare
sfoggio di sé e replicare ad ogni piè sospinto. E
solo un corso sui generis, informale, aperto, ma con una sua struttura
definita che vi sarà chiara seguendolo. Quando da un argomento
si passerà ad un altro, cercate di non tornare sul precedente perché
ciò costringerebbe chi segue il corso a ricominciare sempre daccapo
e chi cura il sito a continui aggiornamenti che non siamo in grado di
garantire. In conclusione, per chi vuole partecipare agli esercizi: avete
un mese di tempo per esplorare il modello indicato, poi passeremo al successivo.
In fase davvio, ne lasceremo passare due o tre di mesi, per permettere
a chi non ha saputo subito di questo corso, di aggregarsi, poi terremo
un ritmo più spedito.
Ultimo avviso: non fatevi prendere da paranoia. In altre parole, non temete
che vostri spunti o idee possano venire rapinati da altri, perché
in questa sede non si tratta di scrivere un film compiuto, dal principio
alla fine, ma dei semplici esercizi di composizione, sulla base di modelli
diffusi. Non pubblicherò qui vostri soggetti o progetti compiuti,
ma suggerimenti e commenti su film e singole scene di film già
realizzati, oltre che vostre esercitazioni, frammenti, prove di messa
in scena o semplici opinioni in merito. Del resto, troppo spesso si pensa
che una difesa oltranzista della propria proprietà intellettuale
difenda loriginalità del nostro lavoro, in realtà
poi si verifica che lavorando ciascuno nella propria privata segretezza,
poi si finisca per scrivere tutti le stesse cose. Un atteggiamento più
aperto, di confronto costante con gli altri, permette invece a ciascuno
di noi di poter scegliere meglio, tra tante opzioni, quella che più
si adatta al nostro intimo sentire ( e alloggetto della nostra narrazione),
è cioè garanzia di maggiore originalità del nostro
lavoro. Personalmente ho ritenuto utile pubblicare (ripeto: gratuitamente)
questo corso perché ricevo molte lettere da aspiranti sceneggiatori
di cinema o di fumetti, oltre che soggetti e sceneggiature spesso pieni
di idee interessanti, ma inevitabilmente carenti sotto il profilo delle
tecniche drammaturgiche. Sono inoltre convinto che non si smette mai di
imparare a sceneggiare, che cioè sia indispensabile, anche per
sceneggiatori già affermati, continuare a studiare, vedendo e smontando
i film nei loro meccanismi, tutti i film, anche quelli che non ci piacciono
e che non sono in sintonia con quanto vorremmo raccontare o con il nostro
stile. Sono dunque benvenuti anche i contributi di chi già lavora
come sceneggiatore e sia disponibile a mettere a disposizione degli altri
la sua esperienza. Ogni rappresentazione è un punto di vista. Più
punti di vista siamo disponibili ad accogliere e valutare criticamente,
più ci si aprono delle possibilità narrative.
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