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CORSO DI SCENEGGIATURA ON LINE di Gianfranco Manfredi

UNA PREMESSA

Questo ciclo di lezioni on line, del tutto gratuito, si propone di affrontare alcune questioni specifiche poco sottolineate dei manuali di sceneggiatura. Tutti gli aspiranti sceneggiatori di solito muovono dalla convinzione che per scrivere una buona sceneggiatura si debba partire da un plot efficace o da una buona storia. Questa convinzione è in parte legittima, ma può oscurare un altro e fondamentale aspetto. Non esiste storia senza personaggi. Certo possono esistere storie avvincenti indipendentemente dai personaggi che le vivono, ma è ingannevole pensare che si possa prescindere dalla creazione di personaggi in qualche misura autonomi dalla storia che rappresentano e che vivono. Una storia senza personaggi o con personaggi puramente funzionali allo sviluppo della storia, rischia di risultare una storia senz’anima, meccanica, tutta governata dall’alto e secondo schemi prefissati. Una storia è sempre storia di qualcuno. Il primo lavoro che dovrebbe essere fatto da uno sceneggiatore, di cinema, di fumetti, ma anche da un romanziere, è quello della costruzione del personaggio protagonista e degli altri personaggi. A questo lavoro ci si dedica troppo poco e il risultato è che nella produzione letteraria di questi anni pochissimi sono i “nuovi personaggi” che si sono impressi indelebilmente nella memoria dei lettori. Cominceremo dunque con una serie di lezioni dedicate alla creazione del personaggio, pur tenendo presente che questo lavoro è in parte diverso dal normale lavoro di sceneggiatura e di scrittura. Ci sono infatti eccellenti sceneggiatori del tutto incapaci di dare vita a personaggi memorabili e al contrario ottimi inventori di personaggi che non riescono poi a farli vivere in storie che ne mettano compiutamente in luce le caratteristiche. La creazione di un personaggio, inoltre, non è qualcosa che si impari seguendo soltanto una tecnica. Grandi scrittori hanno partorito personaggi indimenticabili e altri molto fragili, indipendentemente dalle loro intenzioni e dal loro sforzo. Il personaggio, quando prende vita sulla carta o sullo schermo, ha sempre in sé un qualcosa di imponderabile che, a contatto con il pubblico, può svilupparsi in modo imprevisto dallo stesso autore, a volte persino opposto. Un caso celebre è quello di D’Artagnan. Molti si sono chiesti, fino a farlo diventare un luogo comune, come mai “I Tre Moschettieri” sia stato intitolato così, quando i protagonisti sono quattro, anzi quando il vero protagonista è l’aspirante moschettiere D’Artagnan. In realtà, basta leggere attentamente il romanzo per capire la scelta di Dumas. Per Dumas, D’Artagnan non è affatto il protagonista, ma il tramite che ci conduce ai veri protagonisti Athos, Portos e Aramis. Dopo aver meditato sul successo del suo romanzo e della figura di D’Artagnan in particolare, in “Vent’anni dopo” Dumas si preoccupa di chiarire a chi non l’avesse ancora capito, che D’Artagnan non è nulla senza gli altri tre, o meglio, senza di loro, è un semplice soldataccio destinato a una carriera abbastanza oscura e a una sconfortante mediocrità. Eppure, al di là dei chiarimenti dell’autore, D’Artagnan resta per i lettori il vero protagonista. Sottolineo questo per rimarcare come nella popolarità di un personaggio agiscano qualità che il lettore aggiunge e attribuisce indipendentemente dalla volontà dell’autore, fino a diventare in qualche modo co-autore. Il personaggio, che in certi casi l’autore non nasconde di odiare francamente (vedi il caso di Conan Doyle per Sherlock Holmes) viene talmente amato dal lettore, diventa a tal punto oggetto di una sorta di tranfert emotivo da parte del pubblico, da assumere l’indipendenza di un figlio rispetto al padre: un’altra e distinta persona, ben al di là delle intenzioni di chi gli ha dato vita. Dunque accingendomi ad illustrare alcune tecniche di presentazione di un personaggio-protagonista, sulla base di esempi tratti dal cinema che è la principale base di riferimento di queste lezioni, trovo anche indispensabile premettere che nessuna di queste tecniche di per sé garantisce della riuscita di un film, di un fumetto, di un’opera narrativa. Impadronirsi delle tecniche, non vuol dire affatto imparare un infallibile codice che ci permetterebbe di controllare la risposta e le reazioni del pubblico. Questa impostazione dirigista, frutto di un’errata sindrome del controllo, snatura ogni apprendimento tecnico. Nessuna tecnica può essere sostituita alla creatività, nessuna tecnica può venire scambiata per una sorta di Razionalità Superiore che produce effetti sicuri e misurabili. La tecnica è solo uno strumento, un attrezzo da usare e da trasformare nel corso della creazione. E nessuna tecnica per quanto fondata su precedenti e sperimentate tradizioni può venire considerata definitiva, né garantire un risultato automatico. Questo lo pensano solo i funzionari televisivi ed è per questo che si vedono poi dei programmi desolanti.

PER PARTECIPARE
Non è necessario iscriversi a una membership, inviare i propri dati o altro, basta scrivere alla mail gm@gianfrancomanfredi.com. La prima lezione è on line dal mese di marzo 2005. La seconda da fine aprile, congiuntamente ai primi commenti e contributi scritti inviati al sito. Gli aggiornamenti saranno mensili. Per la fase d’avvio non ci daremo scadenze di tempo troppo brevi e ravvicinate, per lasciare un po’ di tempo all’iniziativa per farsi conoscere.

Le lezioni che seguono e che saranno periodicamente pubblicate sul sito, presenteranno degli esempi che non vanno semplicemente letti, ma visti e studiati in concreto. Quando dunque troverete indicata e sommariamente descritta la scena di un certo film, dovrete procurarvela e vederla più volte, in modo da coglierne anche aspetti magari non esplicitamente sottolineati nella lezione. Le vostre osservazioni e i vostri commenti saranno pubblicati e discussi in questa sede, in modo da fare di queste lezioni uno spazio aperto, di scambio e comune verifica. Lo stesso avverrà per gli esercizi che verranno di volta in volta suggeriti.

Infine, pur essendo questo primo ciclo dedicato alla Creazione del Personaggio, al contrario dei normali manuali di sceneggiatura partiremo dando il personaggio per già creato. Esamineremo cioè alcune tecniche di presentazione del personaggio protagonista, tratte da film in cui l’incipit, l’inizio, coincide con la presentazione e definizione del personaggio stesso. Questo ci permetterà di non partire da suggerimenti astratti e generici che condizionino il percorso creativo, in genere differente per ogni autore, ma da un esame concreto del risultato finale e delle principali tecniche usate per produrlo.

A volte potrò commentare i vostri suggerimenti e i vostri spunti narrativi, ma la cosa migliore sarebbe che possiate commentarli gli uni con gli altri. Dunque se volete partecipare a questa comune verifica, indicate sempre la vostra mail in modo che gli altri possano, se lo credono, scrivervi direttamente e senza necessariamente passare da questo sito. Chi però volesse per sua scelta di riservatezza non comunicare la propria mail sul sito, non è obbligato a farlo. Anzi, pubblicherò la vostra mail solo se lo chiedete voi stessi esplicitamente. Una cosa però cui è bene vi abituiate da subito (mi riferisco in questo caso agli aspiranti sceneggiatori), è che il lavoro di sceneggiatura, nel cinema, non è mai un lavoro solitario: non solo lo sceneggiatore il più delle volte lavora insieme ad altri sceneggiatori, ma si trova sempre a dover discutere le sue tracce con il regista, con gli attori, con i reparti, con la produzione, e dev’essere disponibile ad accogliere suggerimenti e modifiche. Questo distingue il lavoro dello sceneggiatore da quello del normale scrittore. Un film è un’opera collettiva, persino il film più marcatamente d’autore. Non abbiate mai paura della discussione, delle critiche, né risentitevi per dover revisionare il vostro lavoro. E’ giusto e fondamentale che uno sceneggiatore sostenga le proprie convinzioni e resista a cambiamenti che sente sbagliati, ma un bravo sceneggiatore deve al contempo mantenere sempre una grande apertura al punto di vista altrui , anche quando è motivato da esigenze apparentemente “estranee” (per esempio quelle economiche, che in un film contano moltissimo). In questa sede ovviamente non stiamo montando nessun film, ma sarebbe comunque bello se questo scambio potesse servire a mettere in contatto tra loro degli aspiranti sceneggiatori che magari in futuro potrebbero lavorare insieme. Se invece siete dei semplici appassionati di cinema, non interessati a diventare sceneggiatori, se preferite limitarvi a leggere queste lezioni, oppure ad esprimere il vostro parere in forma anonima, nessun problema.

A nessuno verrà rilasciato alcun tipo di attestato di partecipazione, perché non ne abbiamo né titolo, né intenzione. Questo è solo uno spazio a vostra disposizione, nei limiti in cui intenderete usarlo. Qualche minima regola ce la daremo man mano, la prima riguarda chi intende partecipare agli esercizi, ed è abbastanza ovvia: cercate di attenervi di volta in volta agli esercizi proposti senza sbrodolare troppo, né prevaricare sugli altri, inviando dunque contributi sintetici e di semplice lettura. Questa non è una chat in cui fare sfoggio di sé e replicare ad ogni piè sospinto. E’ solo un corso sui generis, informale, aperto, ma con una sua struttura definita che vi sarà chiara seguendolo. Quando da un argomento si passerà ad un altro, cercate di non tornare sul precedente perché ciò costringerebbe chi segue il corso a ricominciare sempre daccapo e chi cura il sito a continui aggiornamenti che non siamo in grado di garantire. In conclusione, per chi vuole partecipare agli esercizi: avete un mese di tempo per esplorare il modello indicato, poi passeremo al successivo. In fase d’avvio, ne lasceremo passare due o tre di mesi, per permettere a chi non ha saputo subito di questo corso, di aggregarsi, poi terremo un ritmo più spedito.

Ultimo avviso: non fatevi prendere da paranoia. In altre parole, non temete che vostri spunti o idee possano venire rapinati da altri, perché in questa sede non si tratta di scrivere un film compiuto, dal principio alla fine, ma dei semplici esercizi di composizione, sulla base di modelli diffusi. Non pubblicherò qui vostri soggetti o progetti compiuti, ma suggerimenti e commenti su film e singole scene di film già realizzati, oltre che vostre esercitazioni, frammenti, prove di messa in scena o semplici opinioni in merito. Del resto, troppo spesso si pensa che una difesa oltranzista della propria “proprietà intellettuale” difenda l’originalità del nostro lavoro, in realtà poi si verifica che lavorando ciascuno nella propria privata segretezza, poi si finisca per scrivere tutti le stesse cose. Un atteggiamento più aperto, di confronto costante con gli altri, permette invece a ciascuno di noi di poter scegliere meglio, tra tante opzioni, quella che più si adatta al nostro intimo sentire ( e all’oggetto della nostra narrazione), è cioè garanzia di maggiore originalità del nostro lavoro. Personalmente ho ritenuto utile pubblicare (ripeto: gratuitamente) questo corso perché ricevo molte lettere da aspiranti sceneggiatori di cinema o di fumetti, oltre che soggetti e sceneggiature spesso pieni di idee interessanti, ma inevitabilmente carenti sotto il profilo delle tecniche drammaturgiche. Sono inoltre convinto che non si smette mai di imparare a sceneggiare, che cioè sia indispensabile, anche per sceneggiatori già affermati, continuare a studiare, vedendo e smontando i film nei loro meccanismi, tutti i film, anche quelli che non ci piacciono e che non sono in sintonia con quanto vorremmo raccontare o con il nostro stile. Sono dunque benvenuti anche i contributi di chi già lavora come sceneggiatore e sia disponibile a mettere a disposizione degli altri la sua esperienza. Ogni rappresentazione è un punto di vista. Più punti di vista siamo disponibili ad accogliere e valutare criticamente, più ci si aprono delle possibilità narrative.


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