La scena è piena di cartaccia, a destra due
sedie con microfoni, a sinistra una scala da imbianchino e una sedia,
in fondo una struttura in ferro che sostiene un enorme rotolo di
carta da tipografia di quotidiano. Legata a una fune, sopra la struttura,
una grande cesta di paglia.
Buio totale. Nel buio, due fari scandagliano la platea, il teatro,
e la scena.
 |
Si sente la canzone: "Zombie
di tutto il mondo unitevi"
Il faro illumina il volto di Gianfranco, prima a destra, poi a sinistra,
poi al centro del palco.
La musica sfuma. Entra Ricky con un cerino acceso in mano.
RICKY. C'è nessuno? C'è nessuno?
Si accende la luce. Gianfranco è legato alla sedia di sinistra
con la bocca piena di carta. Ricky gli va a sbattere contro.
RICKY. Ah! Manfredi! Ciao... Sai mica dov'è la Germania?
GIANFRANCO. Mmmmmm...
Mentre Ricky recita il suo monologo Gianfranco si agita sconsolato,
quasi soffocato della carta. Ricky non se ne cura affatto.
RICKY. Stò cercando un mio amico tedesco... l'ho conosciuto
quest'estate a Rimini. Era li
con la moglie, giocava a boccette. Amava molto il nostro paese: diceva
sempre "se mi chiedessero: "dove vuoi fare il prigioniero
politico?" direi in Italia! L'Italia è il paese più
libero del mondo!". E infatti ci ricordava ancora quando gli
avevano fatto fare gli esperimenti. Sì, i primi esperimenti
di suicidio collettivo simultaneo di massa. A Marzabotto s'era suicidato
un paese intero. Mah! E poi gli piacevano molto le canzoni italiane,
cantava sempre quella canzone: "Blumen rosa, blumen di pesca,
era tu, blumen rosa stasera esca,
ho un anno di più, stessa strasse stessa porte, bitte! se son
venuto qui questa sera, da solo non riuscivo a dormire warum di notte,
ancor bisogno di te! POTERE ENTRARE PER FAVORE!"). Mi diceva
sempre che adorava gli ospedali militari. Su quel discorso lì
non lo seguivo perché io all'ospedale militare ci ho fatto
la naja. Appena potevo tagliavo la corda. E lui diceva: anch'io! Mah...
Ricky canta "Ospedale militare".
 |
Negli intermezzi musicali disegna con uno spray due enormi braccia
sulla carta. Al termine del pezzo va dietro la carta e spunta fuori
con la testa in mezzo alla sagoma de culturista.
GIANFRANCO. Mmmmmmm...
RICKY. Ma cos'hai da brontolare, smettila!
GIANFRANCO. (soffocato) La carta!!!
RICKY. Ma quale carta! Sempre il solito vittimismo! Borbottii, lamentii,
migolii, ... vabé ti slego.
Gianfranco slegato, si alza ciondoloni e va al microfono a cantare
"Dagli Appennini alle
Bande"
Ricky si siede sulla sedia rimasta vuota. Poi si butta per terra semisepolto
dalla carta.
|