teatro__ZOMBIE DI TUTTO IL MONDO UNITEVI

     
 
Sul finire della canzone:

GIANFRANCO: il sociologo, il semiologo, il teologo, il cazzologo, il TG1, TG2, TG3... mass media! BASTA! Smettetela!

RICKY. Eh ma se lo sapevo non ti slegavo mica! Uno ti tira via la benda e subito a cantare! Ma qui in questo paese cantano tutti!

GIANFRANCO. Perché l'Italia è il paese più disoccupato del mondo! RICKY. Macché, è che non avete voglia di lavorare!
Avete voglia solo di divertirvi, di fare delle cose dispersive... seghe.

GIANFRANCO. Avete chi?

RICKY. Avete voi, voi! Tu giovani!

GIANFRANCO. Ah ma allora fai il mass media anche tu! La vogliamo piantare con questa storia dei giovani? E poi: il lavoro. Anzitutto bisogna dire che è un lavoro di merda, e poi scusa: uno finisce l'Università e gli fanno: "Non c'è posto'". Ah! Peccato... fa niente. Dice: "Si metta in lista!". Io mi son messo in lista. Arriva uno fa: "Tu giovani! Vieni qui. Vai a cancellare le scritte!". E sono andato: m'hanno beccato una mattina che stavo scalpellando via tutto il frontespizio del Palazzo di Giustizia... sai tutte quelle belle scritte di marmo... Dice: "No! Mica quelle scritte lì! Devi cancellare le scritte rivoluzionarie!" Hai capito? Le scritte rivoluzionarie mi volevano far cancellare! Una fatica! Di giorno a cancellare, di notte a riscriverle... non si finiva più. Poi m'hanno detto: "Tu giovani! Basta cancellare le scritte. Vai a cercare le terre incolte!
Che con quella faccia, tu di incolto te ne devi intendere." Le terre incolte a Milano! Non riuscivo...
Poi ho trovato una bella terra, a Musocco, sai il cimitero... una bella terra grassa, ricca... e c'ho piantato dei semini... me li aveva regalati un mio amico che faceva il missionario in Afghanistan... sai quei semini... sì, quelle belle piantine che vengono su con tutte quelle foglioline, quelle piantine da terrazzo. Volevo aprire una piccola tabaccheria, uno spaccetto.
E venivano su bene, uhhh come venivano su! Quella bella terra grassa la benedirò sempre! E mica venivano su solo le piantine! No! Veniva su tutto: le anime dei morti, fuochi fatui, vampiri, zombie... pensa che le ho piantate in una tomba etrusca ed è venuto su persino il Re dei Volsci!

RICKY. Basta così, per carità. Lascia perdere che io voglio stare bene...

Il mio male non conosco qui mi sento fuori posto un oggetto da curare meglio dire sorvegliare.

Mi hanno dato un ospedale la patente di anormale vorrei stare in compagnia e la chiamano malattia.

Ma cos'è poi la salute chi ce l'ha? chi la decide?

Ricky canta "Io voglio stare bene".

A metà canzone Gianfranco si accorge che gli manca qualcosa e si mette a cercarla per il palco. Poi va alla carta, strappa il foglio precedente, ne tira giá uno nuovo e con lo spray si mette a fare complicatissim i calcoli e frecce. L'ultima freccia gli indica un angolo, dov'è appesa un'armonica con trespolo. Gianfranco l'afferra e si dirige subito alla sedia dove canterà "Ma non è una malattia"

RICKY. Ma sei sicuro che non sia una malattia?

GIANFRANCO. Ho fatto le lastre e non c'è niente.

RICKY. Cosa le hai fatte a fare? Bastava che ti mettevi in controluce! Ma non ti vedi? Tutto così magrino, alto, con tutti quei capelli... che schifo! E magari fai anche i digiuni!

GIANFRANCO. No. Sono magro naturale! Intendiamoci, non ho niente contro i digiuni, anzi sono a favore... anche se ti viene qualche dubbio è perché una cosa quando la ripeti tante volte, dopo un po' è come uno spettacolo, c'ha la sua meccanica, c'ha il crescendo: una volta non bevi, una non mangi, la terza non bevi e non mangi, alla fine se non muore mai nessuno non si ride più... non sfoga, manca l'effetto! Forse bisognerebbe avere il coraggio di capovolgere paradossalmente la situazione. Io sono disponibile: mi vedo già. Un bel tavolino davanti a Montecitorio, con su fagiani, tacchini, ostriche, balene...

RICKY. Findus...

GIANFRANCO. Macché! Capodogli veri, freschi, stalinisti. E giù a mangiare: se non approvate la legge non mi fermo! E giù mangiare, mangiare... 90 chili! Non mi caga nessuno. Eppure per me 90 chili sono un casino... 100 chili, 120 chili, 150 chili. Eh... eh... Parise sul "Corriere", sai lui ci sta attento a cosa succede, per fare il verso a Pasolini, guarda, si rende conto delle cose del mondo, dice: mangia?! Mangiare è violenza contro se stessi. Giù risate! E io mangio: 180 chili, 200 chili, 250 chili. "La Repubblica" fa una sottoscrizione di fondi di caffè, Franca Rame mi porta un digestivo. 280 chili, 300 chili: finalmente ricevo la visita dell'on. Pantagruella e di Adele Faccio Du' Fettuccine... 350 chili! 390 chili! Il lardo che s'aggira per l'Europa; più che dissenso è una dissenteria, il diabetico del dissenso! Non mi fermo! 400 chili, 450 chili! Mi butto sulle cucine tipiche, le cucine internazionali, salse francesi: Sartre ci riscrive su la Nausea... Oramai vado avanti da solo a birra e porchetta! 500 chili! Sono incontenibile! Si gonfia si gonfiai Si gonfia! El sciòpa! Pafff! Arcipelago Goulash...

Ricky attacca la canzone "Fango", che Gianfranco accompagnerà con l'armonica.

A metà canzone Gianfranco sale sulla scala da imbianchino e suona da lì. Sull'assolo di armonica si esibirà in un pericolosissimo tentativo di rimanere in equilibrio sulla scala che traballa. Poi scende e si siede, scampato per miracolo.

GIANFRANCO. Hai visto?

RICKY. Cosa?

GIANFRANCO. Ma scusa aspetti la canzone? E' dall'inizio che ti sto dicendo che c'è la repressione!

RICKY. Oh Madonna che palle! E va bene! C'è la repressione e allora?

GIANFRANCO. Come sarebbe "va bene"?

RICKY. Ma sì, con tutti gli attentati che ci sono! Spari alle gambe, fratture... Anche Zaccagnini quando è caduto nel cesso... l'hanno rivendicato. Sì: le Scarligate Rosse. Gli avevano messo la cera nel bagno la sera prima... E poi non si può: si fa piangere il Ministro! Hai letto le dichiarazioni del Ministro? "Piango i caduti da ambo le parti"... un po' di qua, un po' di là... E' un Ministro piangente, un Ministro dell'Interno... o meglio dell'Intimo... del Profondo...

GIANFRANCO. Viscerale... Un ministrone, che viene tutto su...

RICKY. E poi non fa neanche le vacanze. Io l'ho visto a Roma a Ferragosto, sul Transatlantico, col suo salvagente a ochetta, le sue testine di cuoio che già preparava.., ponte di comando... e tutti passando lo guardavano.., che veniva da dire: toh! un corsaro! Il Cossiga nero!

GIANFRANCO. Non si può farlo piangere così. Cominciamo dal nostro specifico, puliamo un po'! via tutta questa carta!

RICKY. Quale carta?

GIANFRANCO. No? Non... io volevo cominciare dal mio specifico, fare un po' di pulizia...

RICKY. Ecco! Uno stato di pulizia! Ecco cosa ci vorrebbe. Ma t'immagini: dare una bella mano di bianco a tutto. Le strade bianche, le case bianche, gli orologi bianchi, le mucche bianche, il cioccolato bianco, le Giunte regionali bianche... insomma la Svizzera!

GIANFRANCO. Ma va! Già ci abbiamo la germanizzazione, figurati la svizzerizzazione!
Gianfranco va al microfono e canta "Ultimo mohicano". Ricky esce. Gianfranco gioca col sampietrino tipo yo-yo.

Sul finale del pezzo:

GIANFRANCO. La normalizzazione? La svizzerizzazione... la normalizzazione! No, magari vecchio, stanco, magari suonato, ma normale no... non mi diverto.
Esce sfondando la carta. Si riaccendono le luci. Entra Ricky intabarrato in una sciarpa e infreddolito. Ricky canta "A Nervi nel '92".

A metà del pezzo, rientra in scena Gianfranco anche lui intabarrato in un maglione. Si avvicina alla struttura, afferra la fune e dondola il cesto. Scende della carta tagliata minutamente con uno strano effetto neve.

GIANFRANCO. Fai venir freddo! Sei vecchio!

RICKY. Perché tu invece...

GIANFRANCO. Bhé, ho i miei anni, però sono sempre nel movimento... un po' artritico, però... non ho perso la combattività, leggo sempre i giornali di movimento...

RICKY. Sì, "Gotta continua"...

GIANFRANCO. Faccio anche le canzoni di movimento.

RICKY. Gotta dura, gotta di lunga durata,..

GIANFRANCO. Ma smettila! Che intanto siamo qui in mezzo a tutta questa carta.

RICKY. Quale carta?

GIANFRANCO. Non sappiamo neanche dove siamo...

RICKY. Io lo so dove siamo: siamo in un ospizio.

GIANFRANCO. No no, qui siamo al confino di carta.

RICKY. Ma quale carta! Siamo a Nervi, in Svizzera, nel 1992, in un ospizio per cantautori...

GIANFRANCO. A Nervi in Svizzera nel '92... mah!

RICKY. E' un'opera pia, un istituto per musicisti, ci sono tutti, politici mica politici...

GIANFRANCO. Ah! Ecco cos'era... sai che venendo qui c'è una specie di zona rurale... c'è uno che registra e c'ha delle mondine imbalsamate... fa i canti dal vivo.

Mentre Gianfranco parla, ogni tanto si sente un coro di pecore belanti.

Fa i dischi coi canti degli alpini metropolitani, i pescatori di cozze di Cinisello Balsamo, il coro del Consiglio di Fabbrica di Disneyland... tutta quella roba lì. Poi vicino c'è una stanza dove non entra mai nessuno, dove c'è tutta la Maria Carta in giro...

RICKY. Quale carta?

GIANFRANCO. Poi c'è una stanza casinistica, un chiasso... c'è dentro un gruppo folk latino-americano di Busto Arsizio...

RICKY. Ah sì li conosco: gli Intilli-cani. Quelli di Unidal Popular...

GIANFRANCO. Ma che Unidal! Guarda che ti confondi due fallimenti diversi...

RICKY. Unidal... quelli che avevano fatto anche la canzone: "Alemagna-Motta-Uniti nella Lotta"'!

GIANFRANCO. Sì quelli del pueblo!

RICKY. Quelli del pueblo che viene bene con il pugno alzato.

GIANFRANCO E RICKY. "El pueblo Unido è tutto disgregado"!

Ancora le pecore.

RICKY. Ma ce ne sono molti altri di là: ex colleghi. C'è Endrigo con la prostata... sempre un bell'uomo eh? Poi c'è Battisti completamente rincoglionito. Sta lì seduto e tutte le volte che gli passi davanti fa: ma... ancora tu? non dovevamo vederci più? ma... ancora tu? non dovevamo vederci più? Due palle! Vedessi Venditti! Sai succede a tutti i grandi compositori quando invecchiano... chi perde l'udito chi va via di testa... lui è diventato cieco. Lo trovi in giro per i cessi sempre a cercare... "Aò ma 'rido sta il piano?" E tutti quanti: "Lì-li-li lí-lí ..." Che pena! Tutti vecchissimi! Non ti dico cos'è diventato Roberto Vecchioni!

Ancora le pecore.

GIANFRANCO. Ué ma io sento delle pecore, un gregge, cos'è?

RICKY. E il gregge dell'ospizio: ci sono tutti: Bela Bartok, Bela Lugosi, Bela Kun, Belafonte e Bruno Lauzi... ritooorneraiii.

GIANFRANCO. T'ho beccato: hai fatto il transfert, qui davanti a tutti. Te la prendi con Lauzi mentre il vero belante sei stato tu con tutte quelle canzoni di donne che se ne andavano sempre...

RICKY. Le canzoni del pianto... tu alludi a "Ora sei rimasta sola"... però ho fatto anche "tu vedrai-tu vedrai"... hai visto?

GIANFRANCO. Ho visto sì! Che disastro!

RICKY Ma ho fatto roba anche più recente.

GIANFRANCO. No no guarda, basta! Io la pianto lì, mi sono stufato, non mi va giù di fare il vecchio. Ciao Ricky...

Gianfranco si alza, si toglie il maglione e lo lancia fuori scena. Poi si butta fuori scena dietro al maglione con un gran tuffo in avanti. Atterra con un rumore pazzesco. Ricky canta "Un amore".

Dopo la canzone, Gianfranco rientra in scena riemergendo dalla carta.

GIANFRANCO. No no, confermo quanto già detto. Sei vecchio. Non mi ci riconosco, non mi ci rispecchio, non mi ci ritrovo...

RICKY. A parte che sono cazzi miei e non vedo perché dovresti ritrovartici tu...

GIANFRANCO. Ma per un normale fatto di scambio, no? Guarda io comunque con le donne ho tutto un altro modo! Non dico nuovissimo, né potrei dirmi un uomo nuovo, però moderno sì. Vedi io la donna la lavo i piatti, la dò le chiavi di casa, la tengo la bambina...

RICKY. La-la-la dai i libri...

GIANFRANCO. La dò da leggere! Certo! Come la dò da leggere io non la dà da leggere nessuno; che poi sai alla donna un po' di cultura la fa sempre bene. Poi che esca perché io ci ho le mie cose da fare, i miei amici da vedere, il mio gruppo... ci troviamo ogni tanto, intorno al tavolo, delle volte giochiamo a poker, delle volte facciamo l'autocoscienza... c'abbiamo anche il motto: "Io sono dio"... ops! "Io sono mio!" lapsus... "e mi gestisco io!" Capito?

Gianfranco si mette a gesticolare.

Facciamo queste cose qui di gestirci... queste cose di gestualizzazione... poi delle volte scappa un gesto: op! e accendi la televisione! ... specie la domenica quando vediamo la partita... adesso tu dirai: Eh! vedono la partita! Si però anche lì c'è modo e modo, noi la vediamo in un modo nuovo, in un'altra ottica... anzitutto a colori! E poi a noi non ci piacciono quei giocatori viriloni d'una volta, materiali, sai? tipo Burnich... PAM!

RICKY. Se è per quello c'era anche Boniperti.

GIANFRANCO. No, comunque... a me piace Bettega! Perché Bettega più che un calciatore è un prototipo: è il prototipo dell'uomo nuovo. Atletico, sportivo, però educato, laureato, non bestemmia, non se la prende mai con la società, né con l'arbitro...

RICKY. C'ha testa!

GIANFRANCO. Come no! C'ha tutto qui nel pallone! Poi fa l'attaccante però fa anche il regista, si fa il regista da solo per sé e per gli altri... Si gestisce! Sai che quando gli hanno chiesto: "Lei perché è così bravo?" Lui non ha mica risposto: "Perché sono un campione, forte, guarda che muscoli..." No! Lui ha detto: "Perché sono il frutto di una perfetta programmazione." Capito? La programmazione democratica: paff! Bettega.' Il progetto 80: paff! Bettega! Lui sí che l'ha capita... più che un'ala è un arco costituzionale... è una Weltanschauung che se lo sa si spaventa... Nuovo modo di fare l'automobile, nuovo modo di fare il calciatore, nuovo modo di fare politica, nuovo modo di fare l'uomo nuovo!

Gianfranco afferra il microfono e canta "Gatte da pelare"

Sul finale della canzone, recita monologo di chiusa:

GIANFRANCO. Bhé! non esageriamo, dicevo per dire. Cosa fai? graffi? Mi fai i ruggiti? Ma facciamo la coppia civile, moderna... Non... ah mi metti in dubbio? Mi metti in dubbio a me come uomo? Io che ti ho costruito come femminista, che ti ho regalato tutti i libri giusti: la Millet, la Mitchell, la Mitchum, la Solanas, la Solinas... no... la Willer... no quello lì è Tex... ah la Belotti: "Riprendiamoci le bambine"... Polanski libero... ah ah ah... eh va bhé, si, scusa, m'è scappata, ho sbagliato.., eh ma allora siete proprio senza il senso dello spirito! No cosa fai? Con tutti gli strumenti che ti ho dato proprio le tenaglie?... No... No le palle no!! Ueeee...

RICKY. Dai tirati su...

GIANFRANCO. Hai visto cosa mi fa Ricky? Prende tutto alla lettera! E' scema questa donna qui! Le dico: Puoi pure uscire... Vuoi mica dire che sta via tre mesi e mi lascia qui da solo come un pirla...

RICKY. Tirati su e vieni qui, stai tranquillo.

GIANFRANCO. Grazie Ricky. Sei veramente un bravo compagno!

RICKY. Eh compagno... compagno sì, compagno no, compagno un cazzo!

Ricky canta "Compagno sí, compagno no, compagno un cazzo". Negli incisi Gianfranco disegna dei simboli classici sulla carta in fondo, e poi strappa via tutto.

GIANFRANCO. Eh sì che c'hai ragione. Questa cosa che chi si sacrifica è un compagno, chi è un compagno si sacrifica...

RICKY. Ti dicono: "Come stai?" Eh un po' male! Compagno!

GIANFRANCO. E' per via delle contraddizioni da tutte le parti... che poi si sconfina nel masochismo. Come i simboli: La rosa nel pugno! sarà bella la rosa, ma le spine.., un male! Insomma è sempre una storia cristologica di martiri e di martiri, che ci ossessiona fin da piccoli...

RICKY. Non dirlo a me, che ho fatto l'oratorio, catechismo e dottrina alla mano. Tant'è vero che ho anche scritto una canzone per bambini che adesso la inseriranno nei nuovi catechismi... la musica l'ha fatta un compagno americano.

GIANFRANCO. Woody Guthrie!

RICKY. No, Walt Disney... e fa così:

PRENDI IL MARTELLO

Prendi il martello con i chiodini vieni al Calvario anche tu vieni a inchiodare il bambino Gesù bib ibidobidibu
Se la Madonna sa certo s'incazzerà
ma la formula ahimè che vale di più è: bibibidobidibu
Ogni bambino porta un chiodino porta un chiodino anche tu porta un chiodino al bambino Gesù bibibidobidi bibibidobidi bibibidobidi bu.


GIANFRANCO. Mi fai venire in mente... tanti anni fa, mi pare nel 1977-'78... ti ricordi che c'era quel partito popolare... i CB...

RICKY. Il Pcidici

GIANFRANCO. Il Dcpci... mah' Comunque avevano fatto un progetto di legge per l'educazione nelle scuole dei bambini sessuali... Cioè... Bhé si chiamava "Per l'intellettualizzazione del sesso nell'insegnamento))!

RICKY. La famosa "Testa di cazzo"! 

GIANFRANCO. Ma no! Era un insegnamento eminentemente pratico. Prendevano tutti i bambini, li assemblavano e poi li portavano tutti in fila a visitare lo spermatozoo...

RICKY. Gli animaletti!

GIANFRANCO. Sì c'erano tutti. Ogni spermatozoo la sua gabbietta. Poi c'erano anche quelli fossili... Gli spermatozombie. Ed era tutto spiegato su dei testi dei manuali...

RICKY. Ah sì quelli li conosco; a Milano li stampava Morassutti... i manuali sulle seghe!


GIANFRANCO. Ma non dire di queste battute! Che è una cosa seria il sesso! Se ridi sei subito espulso dal letto! "Cosa c'è da ridere, allora mi offendi?" Niente! Non si ride, al massimo qualche sospiro, ma giusto! Perché oltre che serio il sesso in Occidente è una cosa ordinata. Mica come in Oriente in quei bassorilievi che si vedono in giro, che li vedono anche i bambini, li mettono anche in chiesa, con tutta la gente pigiata che sembra un filobus e giù ah-zum-zurn-uaaaaa!!! No qui il sesso è una cosa ordinata e pulita! Guarda come erano fatti questi manuali...
Gianfranco si avvicina alla carta e con lo spray disegna. A ogni pagina che descrive strapperà la carta e tirerà già il rotolo per un foglio nuovo.

GIANFRANCO. Nella prima pagina tutta quadricromica, sberluscica, patinata, perché il sesso è una cosa anche un po' di  lusso, ci sono due sagome. Vedi? la sagoma di lui... va che sagoma! E la sagoma di lei...

RICKY. Tu di sesso non capisci niente!

GIANFRANCO. Vedi? E' una cosa tutta di educazione sessuale, sono lì sull'attenti "Buona sera signora", "Buona sera signore"! Strappa il foglio e lo gira orizzontale.

GIANFRANCO. Poi la pagina dopo, ci sono sempre le sagome, però una sull'altra, anzi uno sull'altra, e in mezzo tutta un 'intersecazione di organi, l'organo di lui, l'organo di lei, tutta una storia di organi, infatti sono sposati... ta-ta-tata...

Tira giù un altro pezzo di foglio.

GIANFRANCO. Poi la pagina dopo la sagoma di lui non c'è più, è in giro a raccontarla agli amici... Aha... invece la sagoma di lei è sempre lì... un po' cambiata... ma sempre sull'attenti! Che poi una gestante, fatela sedere no! Comunque la sagoma è sull'attenti e la pancia fa tutta una serie di sagomature così...

Gianfranco disegna pance su pance gigantesche.

RICKY. È un maschio!

GIANFRANCO. Lascia perdere... dentro nella pancia c'è un'altra sagoma tutta raggomitolata tipo Kappler... che sarebbe il feto! Sarebbe! Perché non è! C'è tutta una letteratura analitica... il feto è sagoma in quanto ombra di te stesso, tua immagine di identificazione di maschio maschile e narcisista... Che tu ti metti lì e: senti le acque! Che belle le acque!
In fondo questo qui è un uomo nuovo, sta nella madre terra, presto nasce, chissà a che Università lo iscrivo... A me è nata una bambina... fa niente... Comunque è tutta una storia così!

RICKY. Un feto romanzo!

GIANFRANCO. Bhé! Un feto di gruppo con signora!

Gianfranco canta "Feto di gruppo con signora" mentre Ricky gli fa la fisarmonica con la carta.

Alla fine, Gianfranco si volta, va verso la sagoma e strappa via la carta.

FINE PRIMO TEMPO

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