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Ricky entra con un mitra giocattolo in mano, avanza sul proscenio e si mette a sparare palline da ping-pong sulla gente. RICKY. Fermi! Fermi tutti! il primo che osa mettere piede sui palco gli sparo! Lo sprango!! Io difendo il diritto democratico di canto! Parte la musica de "I modelli". Gianfranco entra in scena di corsa concitatissimo e poi spaventato per la presenza di Ricky. Mentre canta gli fa capire a gesti di smetterla. Ricky allora prenderà due secchi e un leggio e improvviserà un accompagnamento ritmico al pezzo.
GIANFRANCO. Basta! Ferma! Cosa stai facendo? Testa di cuoio! Stalinista! Maleducato! RICKY. Maleducato non lo dovevi dire! GIANFRANCO. T'ho visto che sparavi alla gente! RICKY. Facevo il servizio d'ordine! GIANFRANCO. E ti sembra il modo di fare il servizio d'ordine? Cretino! E poi guarda ho sbagliato anch'io a cantare quella cosa allegra: Felicità, felicità! Tutta una mistificazione! Ci vuole qualcosa di più meditato... Mi accompagni con la chitarra? dai, suona, così fai qualcosa nella vita... Ricky attacca e Gianfranco canta "Un tranquillo festival pop di paura"
GIANFRANCO. No Ricky, anche così non va... un tranquillo festival pop di paura... No. Ma come sarà che questi festival sono sempre così tristi? Sarà il fatto di farli in posti squallidi come Milano? Ricky canta "Nel mio giardino". Mentre Gianfranco strappa insensatamente della carta in un secchio. RICKY. Triste! Triste! Milano è una città morta... come quei paesi dell'Arizona, del Nevada, con tutta quella polvere del deserto sollevata dal vento... Tu lo saprai che leggi Tex... GIANFRANCO... Ma lascia perdere, cosa c'entra? Quelli sono posti belli! RICKY. Come fai a dirlo? Ci sei mai stato? GIANFRANCO. E tu sei mai stato alla Stazione centrale? RICKY. No. Sono venuto in aereo. GIANFRANCO. Fai lo spiritoso... La Stazione centrale è una tomba azteca... che Paolo Grassi voleva farci l'Aida, ma era troppo triste... Tu arrivi al primo binario e cosa trovi? RICKY. Gli elefanti. GIANFRANCO. Ma no! Il museo delle statue di cera, che è tutto un programma di vivacità! Guarda i milanesi che bella gente! Poi scendi e ti trovi nel metrò che oltre che triste, è un posto pericolosissimo. Hai visto i cartelli? Vietato poggiarsi, reggersi ai sostegni, in caso di incendio spaccare il vetro, ma occhio alla mano, se siete riusciti non buttare l'acqua se prima non avete tolto la corrente se no salta tutto, poi entri, ti siedi e trovi: "posto riservato agli invalidi e mutilati del lavoro", che se non sei invalido ti invalidano sul posto, tutta la nocività che ti viene addosso. Poi c'è il regolamento che dice: "Se uno è vestito in modo poco conveniente, emana cattivi odori, è in stato di ubriachezza, ha malattie sul volto che possono dar fastidio agli astanti, non può entrare sul metrò"! RICKY. Bhé, ma è giusto. Basta che uno prima di entrare... Ricky fa il gesto di ravviarsi i capelli. GIANFRANCO. Leccatissimo, se no non entri! Poi ci sono delle cose anche più strane, tipo: "E' permesso portare un fucile a testa purché nell'apposita custodia". Che si spiega perché c'è la giunta rossa. Uno arriva alla Stazione incazzato come una bestia. "Lei dove va!" "Basta non ne posso più, sparo, sparo" "Sì ma nell'apposita custodia". Perché tutto deve essere fatto con ordine, chiedendo l'autorizzazione e sotto custodia preventiva e poi comincia il viaggio: uuuuuuuuuuu... Ricky accompagna il resto del monologo ritmando con la chitarra. GIANFRANCO. E sei in questo tubone, che è molto peggio dell'ascensore. In ascensore ti guardi i piedi, giochi con le chiavi, tutto per non guardare l'altro, se no rischi l'abbraccio... ma in metrò il viaggio è molto più lungo, hai un bel guardare in giro, prima o poi uno sguardo negli occhi a quello seduto di fronte ti scappa "Oh Madonna quello lì m'ha guardato! Adesso m'aspetta a Cordusio, mi fa un culo così!" perché Milano è una città violenta... E non ci sono più quelle cose che c'erano una volta quando anche il metrò diventava una cosa divertente, quando c'erano gli scioperi generali, che allora mica li minacciavano, no, li facevano direttamente, e tu entravi in stazione e vedevi tutte queste tute blu... RICKY. Quelle di Fiorucci. GIANFRANCO. No. Un'altra fabbrica... e casino, fischi, perché gli operai mica cantano "Bandiera Rossa", no, tirano i berretti, pacche sulla schiena, pacche sul culo... Ti ricordi quando c'era la classe operaia? Lama non ne poteva più. Gliene facevano di tutti i colori, gli nascondevano la pipa... Ti ricordi nel '78, prima che si suicidasse? Ti ricordi quel comizio in Piazza Duomo? S'era messo a contestare la classe operaia. S'è messo a fischiare al microfono per tutto il tempo. Gridava: "sceemi, sceemi". Era diventato tutto rosso per la prima volta in vita sua. Poi l'hanno portato giù e ha spaccato due vetrine gridando: "Era una vita che volevo farlo!". E quella classe lì... Se mi accompagni te lo faccio sentire: mi fai uaciuuadiuà? RICKY. Eh sono venuto qui apposta... Gianfranco canta "Nonsipà" GIANFRANCO. In quei momenti lì era giustificata anche la festa... si inseriva in una tematica. Se invece togli la tematica e uno rimane lì con la festa e non sa cosa sta festeggiando, diventa una tristezza. RICKY. E' che tu non segui le feste popolari.., sei sempre nel metrò! Ma hai visto Marcella Bella presentata da "Settimana Radio TV"? E Mino Reitano presentato da "Grand Hotel" a Cesenatico, al Festival dell'Unità? GIANFRANCO. Pensa te! Una volta i comunisti prendevano il Palazzo d'Inverno adesso s'accontentano del Grand Hotel! Quelli dell'ARCI, pigliano il "Monello"! No, poi io non ci vado perché ci naso il finto, ci naso il posticcio, ma ti ricordi i comizi? Già nel '68 e mezzo la gente ne aveva pieni i coglioni. Ciao Antonietta!! SSsstt che c'è il comizio... Ma che cazzo... Antonietta!!! Invece adesso ci va un casino di gente, anche da Zaccagnini e la telecamera gira e vedi gente, gente, poi becca anche quelli di Berlinguer, gente, gente, tutti sull'arco costituzionale. Per me sono comparse, sono organizzate da Cecil B. De Centomille quello che ha fatto quel film mitologico: Le dodici fatiche di Berlinguer... GIANFRANCO E RICKY. Riuscirà il compagno Berlinguer a dimostrare l'esistenza di Dio? GIANFRANCO. Mah! Poi a margine, "se no poi dicono che li emarginiamo, vengono qui e ci pitrentottano tutti", a margine fanno il comizio per le giovani degenerazioni. Chiamano uno del Pdup: "Pdup! Vieni qui! Via le dita dal naso! Unità a sinist, sinist!! Fai il comizio su!" E chiamano una pdup star... uno giovane... RICKY. Alberganti! GIANFRANCO. No quello è dei circoli giovanili! Uno del Pdup tipo Franco Fortini... RICKY. O la Rossanda... la bimba lacrimogena. GIANFRANCO. Eh non ci sono più quei bei comizi di sesso, quando Capanna era Capanna... quegli occhi! Non li scorderò mai! Gianfranco canta "Avanguardo" mentre Ricky disegna sulla carta un militante guardato negli occhi da un occhio volante. Alla fine, mentre Gianfranco si arrabatta sull'armonica, Ricky strappa il foglio e cerca disperatamente di tirare giù il successivo drammaticamente troppo in alto per lui. Poi Gianfranco attacca "Ma chi ha detto che non c'è" Sul finale della canzone le luci ondeggiano, poi si spengono. RICKY. Le luci! Le luci! GIANFRANCO. Le luci! Zangheri Ricky accende un cerino. Accendi perdio! RICKY. C'è nessuno? GIANFRANCO. Ancora tu? Ma non dovevamo vederci più? RICKY. Sai perché ti hanno spento le luci? GIANFRANCO. Perché mi boicottano! RICKY. Ma no, smettila con questa lagna. Ma non hai letto su quel settimanale americano da sicura fonte francese? Roba di nuovi filosofi... GIANFRANCO. Armando Plebe? RICKY. Ma no: francesi! GIANFRANCO. Armand Populace! RICKY. Sì diciamolo fra noi... entreneuse! Gianfranco si butta giù dalla sedia. GIANFRANCO. Eh ma non puoi dire di queste battute! RICKY. Comunque... Ricky si mette a piangere. GIANFRANCO. Dai, dai... Ricky cosa c'è, non stai bene? Interrompiamo? RICKY. No... no... GIANFRANCO. Ma cosa è successo? RICKY. Marx... GIANFRANCO. Marx? RICKY. E' morto! GIANFRANCO. E me lo dici cosI? Non potevi prepararmi? Anche Gianfranco si mette a piangere con la testa china sull'armonica. RICKY. Non piangere sull'armonica che fai casino. Povero Marx... negli ultimi tempi era in uno stato, in uno stato... GIANFRANCO. Che stato? RICKY. Lo Stato! Sentiva dei dolori: neurocomunismo di qua, mal di Gulag di là... si svegliava di notte urlando: "Che stai facendo?" in cinese: "Hua kuo feng?!" GIANFRANCO. Ma allora si spiega che è tutto triste. E' morto Marx! RICKY. Bhé, però qualcosa di nuovo è stato fatto. Hai presente quei busti, quei bustini di marmo dei Festival dell'Unità... GIANFRANCO. I togliattini. RICKY. No quelli sono della FGCI, dicevo proprio i Togliatti di marmo, quelli da scrivania... Non li fanno più. Adesso li fanno per il lunotto della macchina. GIANFRANCO. Di peluche! I Togliatti di peluche! RICKY. Sì, con la testa snodabile che fa sempre così... GIANFRANCO. Dice sempre sì, gli va bene tutto! Che era così difficile quell'uomo lì! Però forse è un buon segno: è che è in atto la modernizzazione. Del resto non poteva essere altrimenti. Sai con tutti questi partiti popolari che c'abbiamo in Italia: liberal-popolare, socialdemocratico-popolare, repubblican-popolare, democrazia-nazional-popolare... tutti popolari neanche uno distinto! Allora hanno detto: già che siamo tutti popolari, facciamo una bella organizzazione unica popolare per le feste popolari finanziata coi soldi popolari del finanziamento dei partiti popolari.., e così hanno modernizzato. Per esempio non ci sono più le lotterie, ci sono direttamente le slot-machine! Trrrr... tre teste di Berlinguer giù palate di dollari. Trrrr... tre teste di Craxi vien giù niente, esaurito... RICKY. Basta la parola! GIANFRANCO. Testa di Craxi! RICKY. Però la DC si dà da fare. Si sono spremuti e hanno tirato fuori dei Santana... che loro credono sia Sant'Ana che si esibiva tra le fiamme... GIANFRANCO. Si sono riuniti anche quelli dell'Avanti punto esclamativo. Eh ci vuole il punto esclamativo. Perché ci sono due modi di intendere: Avanti! tipo carica! E "avanti prego s'accomodi, faccia pure". Loro sono la seconda. Comunque si sono riuniti questi qui del PIS e hanno fatto Piiiisss: Dylan, Joan Baez e Santana... che fantasia! L'immaginazione al potere! RICKY. No, no guarda... lo spettacolo è finito. Hai proprio ragione tu. E' una merda. A questo punto, spettacolo per spettacolo, diciamolo pure piano, io preferisco Las Vegas... GIANFRANCO. Come? RICKY. Las Vegas, ma ti ricordi Elvis Presley? GIANFRANCO. Quello dei Watergate? RICKY. Ma no! Quello del rock'n'roll. Elvis c'aveva tutta una carica di rivoluzione, c'era la violenza, il sesso. Va bene che parlava in inglese e non si capiva niente. Io ci ho impiegato vent'anni per capire un testo, anche se ogni tanto ci metteva quel tipico personaggio italiano, partenopeo, quella cicciona di Napoli, sai: "A' donnò" (I don't know). Gianfranco si butta dalla sedia. GIANFRANCO. Eh, ma non puoi farmi delle battute così! RICKY. Comunque anche se non si capiva niente, lui aveva sempre quella carica violenta, trascinatrice, col sesso che gli usciva da tutte le parti. Come in "Heartbreak Hotel". Ricky canta poche battute della canzone; enfatizza i sospiri di Elvis. GIANFRANCO. Cos'è successo? T'hanno staccato il polmone artificiale? RICKY. No, è il sesso. E ti ricordi quell'altro rock che cantava: "Blue Suede Shoes" cioè "Scarpe scamosciate blu". Il testo diceva: "Baby" che poi è la stessa di prima, quella di Polanski. GIANFRANCO. Quante ne ha passate quella bambina lì! Ogni tanto le dicono: "Vieni qui che ti faccio il Revival!" RICKY. Comunque, il testo diceva: "Baby, calpestami tutto quello che vuoi... la Cadillac". GIANFRANCO. Un lavoro della Madonna! Ci metteva una vita! RICKY. "Eh! Ma gli americani c'hanno delle scarpe così!... Calpestami la Cadillac, il frigorifero, il televisore, la lavatrice, la lavastoviglie, il tritacarne, lo schiaccianoci, che loro avevano già un casino di elettrodomestici... basta che tu non mi calpesti le mie scarpe scamosciate blu!" GIANFRANCO. Si vede che ci teneva! GIANFRANCO. E' che c'aveva il sesso anche nelle scarpe, capisci? Ricky canta "Blue Suede Shoes". Gianfranco si lucida le scarpe. GIANFRANCO. Che mass-media! RICKY. Quello sì che era lo spettacolo! Pensa che la cosa mi aveva coinvolto al punto che avevo scritto una canzone per Elvis! GIANFRANCO. Mica male come idea... tu... per Elvis... (ah ah). RICKY. Speravo che prima o poi l'avrebbe incisa. Poi è morto... Non l'ha incisa. Però l'ha fatta Donatello... GIANFRANCO. Eeehh... RICKY. Sì, non è la stessa cosa, anche perché l'ha cantata non a Las Vegas, ma a Sanremo... GIANFRANCO. Meglio che a San Vittore... RICKY. Sanremo è tutt'un'altra cosa. Ma hai in mente l'orchestra di Las Vegas? Un casino... invece a Sanremo è in buca. Non si vede, le telecamere ci passano sopra. Ogni tanto il regista si ricorda e fa: "riprendi un po' l'orchestra" e allora li trovi lì che si scapperano, si grattano, poi come vedono la lucina rossa... Ricky fa il gesto di suonare il violino. E il coro? A Las Vegas è tutto pimpante uaahahaahhh... invece a Sanremo... i quatro più quatro. Che poi non ho mai capito perché non li hanno chiamati otto. Tutti in abito lungo, seri... Maria Goretti. Ti ricordi come me l'hanno fatta la canzone? Ricky canta "Ti voglio" con vocina educata, mentre Gianfranco scandisce i "ti voglio" e gli "ye-ye" con vocina addirittura da timida educanda. TI VOGLIO Apro gli occhi e non dormo più Morirò se non torni tu La domenica sempre solo Quest'amore ha finito il volo Tu che eri soltanto mia Sei già andata via. GIANFRANCO. Che bello! Che tenerezza! RICKY. Ma come cazzo! "Ti voglio"! Una cosa che Elvis l'avrebbe fatta tutta come... non so... con i fans, le luci, quelle palle che girano con gli specchietti, sai quelle palle di Las Vegas, ti girano le palle... Ricky canta "Ti voglio", in inglese "I love you", con contrappunto di coro, tipo negretta, di Gianfranco. RICKY. Il sesso cazzo! Che gli veniva fuori! ... Quello era lo spettacolo... senti, ma non potremmo cercare di rifare Las Vegas qui? GIANFRANCO. Qui piú che Las Vegas mi sembra un po' Lasfigas... RICKY. Dai... cerchiamo di immaginarcela... meditiamo... GIANFRANCO. Ah, beh, io sono disponibile... RICKY. Facciamo il sambo-kakai. GIANFRANCO. Ho detto che sono disponibile ma non esageriamo! RICKY. Il sambo-kakai è gratis e poi fa bene al fisico. Lunga respirazione e emettere suoni... di buon gusto... forse tutti insieme con la forza della meditazione ce la facciamo... GIANFRANCO. Ah, ho capito cos'è! E' quello che si fa in posizione yogurt... RICKY. Rilassatevi, rilassatevi, lunghi respiri e suoni... GIANFRANCO. Rrrronff... rrronfff... RICKY. Manfred cosa fai, svegliati! Ehi Manfred Gianfranc Manfred Man... Gianfranco con plateale gesto all'americana si rimette in posizione da sveglio. GIANFRANCO. O.K., O.K.! Ricky comincia a emettere il caratteristico suono modulato e Gianfranco lo osserva di sottecchi per imitarlo. RICKY. Cosa fai, mi copi? GIANFRANCO. Ma va. So benissimo che roba è... con tutte le esperienze che c'ho sulle spalle. Ricky inizia ancora il suono e Gianfranco lo ripete coinvolgendovisi sempre di più. Le luci si abbassano. Ricky si alza e se ne va. Gianfranco rimane solo, illuminato da un faro. E' gasatissimo, fa dei gesti come se andasse in formula uno. Sul suo "ooooohhhh" lentamente sale la musica di "Also spracht Zarathustra", fino al massimo volume. Gianfranco apre gli occhi. Si guarda intorno sperduto. GIANFRANCO. Ricky, dove sei? Ricky! Mi lasci qui solo?...oh Madonna! Mmma, ma qui siamo a Las Vegas! Gianfranco si alza, afferra il microfono e seguito dal faro, percorre a grandi passi il palcoscenico, l'indice rivolto al pubblico. GIANFRANCO. Signori! Siamo a Las Vegas! Las Vegas è la soluzione! Altro che svizzerizzazione! Spettacolarizzazione! Tutti a Las Vegas, tutti nel mass-media! Cercate un modello di transizione? Non è la sessualità sterilizzata, non è l'ospizio, l'eterno revival, non sono i Festival di sinistra, la miseria non paga! E' lo spettacolo! Dentro tutti! Laggiiù! Laggiù c'è un pezzo di quotidianità che sfugge! Dentro, dentro! Las Vegas è il potere all'immaginazione, anzi all'immagine, Las Vegas signori è lo spettacolo dal vivo piú vivo del mondo, è... ELVIS PRESLEY! Sull'attacco del rock ("Jailhouse Rock") Ricky entra in scena sfondando la carta, con una giacca a frange e la chitarra tra le braccia. Ricky attacca "Love me tender". Durante la canzone Gianfranco prima s'impossessa della giacca di Ricky da lui abbandonata a terra, con frenesia da fan. Poi gli porge adorante dei minuti pezzi di carta che Ricky adopera a mo' di fazzoletto e distribuisce alle prime file dopo essersi asciugato fronte, petto, ascelle. Gianfranco gli fa le fusa. Sull'intermezzo della canzone, parlato di Ricky mentre Gianfranco si riempie la camicia di carta fino a diventare un enorme pallone. RICKY. Love me tender... amami teneramente, come io ho amato l'America. L'America mi ha dato tutto. Mi ha dato un camion, mi ha dato i dischi, mi ha dato il successo, mi ha fatto diventare grande, grande, GRANDE! M'HA AMMAZZATO!! Gianfranco rovescia la carta su Ricky che termina di cantare la canzone. Lo copre pietosamente mentre Ricky s'accascia in ginocchio, gli si mette vicino, si copre anche lui. Mentre Ricky, terminato il pezzo, s'abbatte morto, Gianfranco gli porge la spalla. Sono solo due teste in mezzo a un mare di carta. GIANFRANCO. Ricky... Ricky... RICKY. Eh?
GIANFRANCO. Ricky... ma se muore anche lo Spettacolo, la vita quando comincia? Ricky lo guarda sornione, poi l'afferra e lo bacia appassionatamente. I due si voltano verso il pubblico e concludono in coro: GIANFRANCO E RICKY. "I finali vengono bene solo con un bacio!" FINE
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